Approfittando di alcuni giorni di ferie, ho provveduto a mettere un po’ di ordine nel gran disordine di libri della mia biblioteca. Così, mentre maneggiavo libri nuovi e libri vecchi mi è capitato di sfogliarne uno, edito da Neri Pozza editore in Vicenza, un libro ormai dimenticato che non immaginavo di ritrovare. Questo è un libro pubblicato nel lontano 1994 che avevo avuto non so come, forse un dono di qualche amico o forse raccattato da me stesso su qualche bancarella di libri usati.
Già il titolo mi incuriosì: ‘A catàr Fortuna. Storie venete d’Australia e del Brasile’.
Mi siedo subito e mi metto a sfogliarlo.
Salto pari pari l’introduzione e mi soffermo su alcune immagini che interrompono di tanto in tanto le pagine scritte. Sono riproduzioni di copertine di libri, di antologie, di raccolte di poesie, di canti popolari, di romanzi… Sono scritti nel dialetto veneto quale potrebbe essere quello parlato da qualcuno che, partito tanti anni fa, non è più tornato nella madre patria. Proprio come può essere capitato ai nostri concittadini emigrati in terre straniere tantissimi anni fa da cui non hanno fatto più ritorno. Hanno lasciato in eredità la propria cultura, il proprio modo di sentire ai discendenti ormai giunti alla terza, quarta generazione e anche oltre…. Di fatto argentini, brasiliani, australiani, tedeschi (secondo le terre dove sono nati) rimasti legati all’antico sentire della loro patria attraverso la cultura originaria.
Nel libro ritrovato, a volte la pagina è su duplice colonna: la prima scritta in questo strano linguaggio che risente molto profondamente del Veneto, l’altra presentando la traduzione a fronte in portoghese, ovvero la lingua ufficiale praticata in Brasile.
Sarà per una mia ormai radicata deformazione mentale per essermi a lungo occupato della Lingua Veneta e della parlata del Polesine, mia terra d’origine, sono stato attratto da una sezione del libro intitolata: Dicionàrio Vêneto-portugues-italiano.
Toh, mi dico. E proseguo. Poi il sottotitolo: con breves noçôes de gramatica do dialeto Vêneto sul-rio-grandense.
Veh, veh, m’incuriosisco.
Leggo con attenzione la prima colonna del testo in dialetto che mi suona dell’Alto-Veneto, in cui l’autore di questo Dicionàrio, il padre cappuccino Alberto Victor Stawinski (Frei Alberto da sao Marcos) dà ragione del motivo per cui, lui Polacco di origine, ma vissuto a lungo tra gli emigranti veneti del Rio Grande do Sul, ha compilato questo Dicionàrio.
Quando giunsero in Brasile, scrive, “sti migranti taliani, i gera scarsi de schei e de robe, ma richi de fede, de coraio, de salute e de voia de laorar. (…) Intanto, par nó saver parlar in brasilian, i feva fadiga a capirse co i brasiliani, soratuto co le autorità del logo e co i negossianti. Alora vóia o nó vóia, ghe ga cognesto imparar calcossa in basilian e l’istesso ghe ga tocà a far co i so vizinanti taliani, vegnudi dai diversi paezi del Veneto. Ze stà proprio cussita che se ga scominsià a farse su la nova lingua vêneta sul-rio-grandense. Adeso se fàssile capir che’l Dissionario dei dialeto veneto-sul-rio-grandense el ze stà fato in baze del dialeto veneto che se parlava da sincoanta ani indrio, e anca in baze dela lingua del bel libro “Vita e storia de Nanetto Pipetta – nassuo in Italia e vegnudo in Merica par catar la cucagna”.
E prosegue in altro passo: “Dunque el ze natural che la lingua vêneta, che se parla qua tel Rio Grande do Sul, nó la sipia in tuto, compagna de quela che se parla de là del fosso, vui dir, in tel Veneto. Par de pì, se pol ancora saver parcossa ze che la lingua veneta, che se parla de qua del fosso, la ga ciapà el nome de dialeto veneto sul-rio-grandense”.
Toh, mi dico, neanche a volerlo fare di proposito si sostiene l’importanza ed il significato di conservare e proteggere i dialetti, in particolare del Veneto e del Polesine.
Leggo qua e là. Vengono fuori parole vecchie, nuove, non so dire, vive ed i significati e le frasi idiomatiche sono fresche, pregnanti, evidenti come se a parlare fosse un anziano di oggi.
La cosa mi lusinga e mi esalta. In altra parte dell’antologia citata, poco sopra c’è anche un estratto del romanzo di Ninetto Pipetta, nassuo in Italia e vegnudo in Merica par catar la cucagna. Queste avventure scritte da Aquiles Bernardi (un padre cappuccino la cui famiglia era originaria di Pieve di Soligo e conosciuto come Frei Paulino de Caxias) sono tutte scritte in questo dialetto veneto-rio-grandense.
Nel libro si trovano ancora estratti da La Storia de Peder (Nanni cantastorie) e poi un estratto dei proverbi raccolti da Roni dall’Igna e Asir Beltram e poi le poesie di Angelo Giusti (poemas di um imigrante italiano) e i 100 canti popolari di padre Clementino Marzucco… e il teatro popolare e ….e poi e poi …, le citazioni potrebbero essere ancora numerose, ma qui lo spazio si fa tiranno. Insomma un’antologia di una civiltà, di una cultura viva, attuale
Che mi resta da dire? Niente e tutto; tante cose vorrei osservare. Dirò solo che è un peccato che questa realtà della cultura italiana e veneta degli Italiani all’estero e delle comunità nel mondo di origine italiana sia poco conosciuta. Qui da noi non arriva che l’eco di questa vita italiana che continua ‘de là del fosso’ (dell’oceano), come dice un nostro autore.
Quello che arriva da noi, se arriva, sono solo sprazzi, bagliori che si spengono in fretta. Di quella cultura non sappiano nulla o quasi. Gli autori, i personaggi che ho citato sono praticamente sconosciuti in Italia e sarebbe opportuno invece sapere e sapere… Altre culture, come quella francese o inglese, hanno saputo valorizzare ed assimilare gli autori d’oltremare e li considerano alla stessa stregua di quelli metropolitani. Perché noi no?
Visto che anche la Politica piano piano si sta affacciando a questa realtà e timidamente se ne sta accorgendo, vorrei invitare, oserei dire, istigare i deputati e senatori eletti dagli emigranti italiani all’estero di occuparsene in modo da valorizzare questo filone di cultura italiana tenuta viva dai nostri concittadini e questi legami culturali che altrimenti rimangono relegati negli ambiti locali e non potranno portare contributi di nuovi temi e stimoli oltre che interessi anche alla cultura italiana in generale.
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Come citare questo articolo
Adriano Romagnolo. “La cultura veneta in Brasile”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-cultura-veneta-in-brasile/