Una coincidenza della storia e dell’arte ci porta a 180 Km. di distanza dalla chiesa rodigina della Rotonda per ammirare un altro tempio: anche questo ottagonale; anche questo nato per dare degna collocazione ad un preesistente affresco della Madonna col Bambino; anche questo caratterizzato dall’arte pittorica di Pietro Ricchi; anche questo rappresentativo dell’arte del XVII secolo. Si tratta della chiesa dell’Inviolata di Riva del Garda.
Le coincidenze tra questa chiesa e la Rotonda ci incuriosiscono. Pertanto decidiamo di parlarne. Ne potrà nascere una sorta di gemellaggio? Forse.
Diciamo subito che l’elegante chiesa dell’Inviolata di Riva del Garda, si presenta interamente affrescata e riccamente adorna di stucchi: è considerata una delle più belle chiese barocche del Trentino. Per quanto riguarda la conoscenza della storia del tempio, notevole è stato l’impegno della ricercatrice Maria Luisa Crosina che ci ha fornito interessanti notizie sull’antico monumento, utili per la stesura di questo testo, mentre le foto sono state realizzate da Francesca Lorenzi, entrambe di Riva del Garda.
L’Inviolata è stata edificata nel 1603, grazie alla munificenza di Gaudenzio Madruzzo e della moglie Alfonsina Gonzaga, e consacrata nel 1636. La chiesa è stata luogo di pellegrinaggio, legata alla basilica Lateranense di Roma per ottenere l’indulgenza plenaria che, secondo la dottrina cattolica, libera per intero dalla pena temporale dovuta ai peccati.
All’esterno la base dell’edificio è a pianta quadrata, sormontata da un alto tiburio ottagonale. All’interno si presenta ottagonale con cinque altari, tre porte sormontate da volte con affreschi e stucchi; i pavimenti sono in marmo intarsiato.
Conserva sull’altar maggiore l’affresco della Madonna col Bambino di Bartolomeo Mangiavino di Salò, originariamente realizzato sul muro di cinta della proprietà Zanardi e ritenuto miracoloso. Così avvenne anche nella chiesa della Rotonda di Rovigo che fu eretta proprio per conservare l’affresco miracoloso della Madonna col Bambino, precedentemente presente in un capitello che sorgeva nella zona.
Dietro l'altare dell’Inviolata vi sono dipinti raffiguranti il Cristo in croce, la morte della Madonna, il diluvio universale, la bestia dell’Apocalisse.
La maggior parte dei dipinti del tempio è opera di Pietro Ricchi detto il Lucchese, perché originario di Lucca, pittore itinerante. Nella chiesa si trova anche un elegante coro ligneo intarsiato, con scene dell'antico testamento in ogni stallo.
Pietro Ricchi ha lavorato a lungo nel tempio trentino, affrescando tutta la parte bassa delle pareti perimetrali, alcuni riquadri nelle parti superiori, le decorazioni con angeli sugli archi a tutto sesto che ricalcano gli ingressi e l’abside.
A Riva del Garda sussistono anche alcune tele dello stesso artista; una in particolare, realizzata per il refettorio del convento dei Gerolimini annesso alla chiesa: è L’Ultima Cena, del 1640, di grande intimismo, che ora si trova conservata al museo dell’Alto Garda.
Gli stucchi che ornano tutte le superfici del tempio dell’Inviolata sono di Davide Reti, del quale è leggibile la firma incisa sulla decorazione in un pilastro. Sulla cupola si ammirano stucchi bianchi, neri e dorati, pure questi realizzati da Davide Reti e datati 1609. Le pale degli altari (tranne una dovuta alla scuola di Guido Reni) sono di Palma il Giovane e raffigurano san Carlo Borromeo, san Gerolamo e sant’ Onofrio.
Sotto il pavimento, difronte all’altare maggiore, sono sepolti Giannangelo Gaudenzio Madruzzo con la moglie Alfonsina Gonzaga di Novellara, grandi benefattori dell’Inviolata, ed altri esponenti della famiglia Madruzzo. Gianangelo Gaudenzio lasciò per testamento un lascito per l’erezione del convento affidato ai padri Gerolimini, gli stessi di sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dove esiste la cappella Madruzzo e dove sono sepolti tre principi vescovi della stessa famiglia.
Il luogo di culto restò annesso al Convento dei Gerolimini fino al 1807, successivamente tra il 1816 e il 1848 passò ai Frati Minori conventuali e poi ancora, dal 1877, all’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù. Ora tutto il complesso conventuale è di proprietà comunale.
Dalla pittura emerge un Pietro Ricchi di cultura vasta e versatile, riconoscibile per lo stile e per le sue monocromie, per i suoi colori talvolta brillanti e quasi fosforescenti e, ancora, per l’uso elegante di tinte pastello contrapposte agli scuri profondi. Le pitture del Ricchi all’Inviolata sono giudicate dagli esperti il punto più alto della sua produzione artistica.
La visita al tempio è pertanto un’esperienza veramente appagante.
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Come citare questo articolo
Annalisa Marini. “Pietro Ricchi e l’Inviolata”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/pietro-ricchi-e-linviolata/