“La pittura mi permette di riconnettermi con la mia essenza e spontaneità”. Con queste parole, Giorgia Roversi parla della vocazione che ha sentito fin dalla giovanissima età. Nata a Rovigo, frequenta il liceo artistico e in seguito la Scuola di Disegno Anatomico Chirurgico della facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, continuando a coltivare la passione per il disegno.
Successivamente decide di trasferirsi a Barcellona, dove vive per dieci anni e si orienta verso il campo della comunicazione, diventando Art Director per importanti multinazionali.
Dopo questo capitolo fondamentale della sua vita nella terra catalana, sceglie di tornare alle origini. Alla ricerca di tranquillità, trova nella campagna la dimensione ideale per dedicarsi alla pittura che considera una pratica meditativa.
Nel suo studio, inondato di luce naturale, crea un ricco universo visivo. La sua produzione pittorica spazia in diverse direzioni, ciascuna legata a un particolare momento della sua vita artistica. L'influenza spagnola si riflette soprattutto nell’uso dei colori vivaci: le sue tele si distinguono per le tonalità brillanti, rese ancora più intense grazie alla tecnica dell’olio, che predilige per la resa cromatica.
Agli esordi della sua carriera il ritratto ha occupato un posto di rilievo. Percorrendo una ricerca votata all’iperrealismo ha immortalato volti che esprimono l’unicità dei soggetti. Attraverso accostamenti di colori vibranti, spesso fluorescenti, Giorgia Roversi traduce sulla tela l’interiorità umana, talvolta evocando lo smarrimento dell’individuo in un mondo in rapido cambiamento. Come succede nella serie Permanentemente impermanente che prelude già nel titolo la condizione di transitorietà e di adattamento continuo a cui l’individuo è sottoposto.
Nel suo percorso artistico, il soggetto rimane spesso centrale, ma cambia nel tempo. A volte appare immutato, impresso sulla tela come simbolo di una vulnerabile presenza; altre volte si scompone, arricchendosi di elementi inquietanti che suggeriscono una verità più occulta. Volti con più occhi, oppure volti contornati da fiori che celano denti minacciosi: i suoi soggetti ci ricordano la complessità della realtà, rivelandone le luci e le ombre, ma anche il costante interesse dell’artista per i dettagli anatomici.
Il filo rosso che collega tutta la sua produzione è l’interesse per l’essere umano nella sua totalità: dalla superficie della pelle fino alla profondità delle emozioni. Queste ultime sono le protagoniste delle serie più recenti. Nella serie g, Giorgia Roversi si distacca dalla figura umana e dagli elementi vegetali, dipingendo fibre colorate che rappresentano le onde emotive che ha osservato su se stessa e mappato nel tempo. Per dare forma a questa visione, ha sviluppato un metodo originale ispirato alla Scala Douglas, utilizzata in nautica per misurare le onde del mare, e lo ha adattato alle oscillazioni emotive. Questo sistema di mappatura ha dato vita a un vero e proprio caleidoscopio, con intrecci dinamici e vibranti che sembrano estendersi oltre i confini della tela.
Il suo interesse per lo studio delle emozioni nasce dalla necessità di comprenderle più a fondo, riconoscendole come componenti essenziali della vita umana. Al contempo, attraverso la pittura, comunica la loro importanza e invita a esplorarle nella loro essenza e bellezza, come avviene nella serie Beauty of Sadness, in cui ritrae volti di donne che osservano il proprio stato d’animo con contemplativa serenità.
Giorgia Roversi parla spesso di “energia del quadro” descrivendo il dipingere come un impulso creativo che nasce con l’idea, trova la sua massima espressione durante il processo artistico per poi esaurirsi alla fine dell’opera. Ascoltando questa energia creativa, l’artista si sintonizza con essa e dà vita al suo immaginario.
Anche le sue serie seguono questo ciclo: nascono, si evolvono, maturano e poi lasciano spazio a nuovi inizi. È il caso della nuova collezione, che sta prendendo forma nel suo atelier: Organi Onirici. Una serie che ha visto il suo esordio con Diastole Onirica: un cuore pulsante che si erge solitario in un’atmosfera sognante, le cui sembianze ricordano più delle fibre naturali che una membrana organica. Gli organi onirici, caratterizzati da una forte plasticità, introducono una dimensione dove floreale e viscerale si fondono armoniosamente.
La sperimentazione è una parte essenziale del suo lavoro. Da qualche tempo rifletteva su come creare un legame con le persone attraverso l'arte, un'idea che ha preso forma durante la mostra Cromie Personali (25-29 settembre 2024, Pescheria Nuova, Rovigo) grazie all'installazione Flora Rhodigium. Quest'opera collettiva ha coinvolto attivamente i visitatori, invitandoli a contribuire al processo creativo e a dialogare attraverso il disegno con l’artista e tra loro. Con questo progetto, Giorgia Roversi ha voluto trasmettere un messaggio semplice ma profondo: l'arte ha il potere di unire le persone e creare connessioni attraverso la creatività.
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Ilaria Parini. “Cromie personali”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/cromie-personali/