Classe 1966, Andrea Bascarin è un appassionato autodidatta che apre il suo sguardo al mondo della pittura lasciandosi catturare dall’arte di Claude Monet e dalle sue magiche creazioni in bilico tra realtà e fantasia.
Il suo esordio pittorico viene infatti ispirato dai lineamenti dei paesaggi polesani, che si aprono alla luce con la limpidezza dei colori e si avvolgono nella morbidezza delle brume adagiate sulla campagna sonnolenta.
“L’alluvione del ‘51” e “L’Adige ghiacciato” sono due opere-specchio di momenti speciali della vita del territorio polesano che il pittore ha realizzato con sensibile consapevolezza e amore per la sua terra.
Sul Periodico bimestrale “Overart” nel giugno 2014 viene descritto in questo modo: “Con un raffinato verismo lirico, l’artista Andrea Bascarin, percepisce la natura in una chiave magica e poetica, trasfigurando il vero e riequilibrando in modo colto la verosimiglianza con l’emozione interiore. Nei suoi paesaggi nulla è lasciato al caso. Per lui tutto è colore, tutto è luminosità”
In una delle sue Mostre più recenti si scrive di lui: “Artista impressionista che ritrae paesaggi del Polesine, innevati, primaverili…, oggetti vari, mezzi di trasporto tipici della nostra quotidianità, suscitando col colore, la luce o la contrapposizione di immagini, sensazioni di velocità, di potenza, ma pure di fragilità, bellezza e delicatezza. Trasmette sempre metafore precise: l’inarrestabile trascorrere del tempo, l’evolversi continuo della tecnologia, l’apparenza che inganna… Riesce ad emozionare trasfigurando il vero, imprimendo sulla tela la propria essenza poetica…”
Nelle sue opere troviamo dunque una descrizione lirica della natura, ma anche raffigurazioni iperrealiste di mezzi di trasporto. Un interesse quest’ultimo che lo guida alla perfetta esecuzione di soggetti dalle dimensioni più varie, capaci di suscitare nell’osservatore un senso di meraviglia per la minuziosa raffigurazione realizzata.
Oserei dire che le sue più “impressionanti” riproduzioni sono i treni ai quali Bascarin imprime un perfetto dinamismo che si muta in una realistica velocità e in autentico: piacere del viaggio! E in realtà il pittore sembra invitarci a intraprendere un ideale viaggio a bordo di uno dei treni riprodotti con una incredibile quanto magica abilità e perfezione, o a guidare una delle auto pronte a portarci lungo strade che si snodano tra paesi e città.
– Come ti sei appassionato a questi soggetti e a questa tecnica?” gli chiedo.
“Da bambino andavo alla stazione col papà e mi incantavo a guardare i treni che arrivavano e partivano e mi piaceva vederli arrivare, ripartire e allontanarsi diventando piccoli fino a scomparire…”
Penso che questo sia stato in incipit molto importante per questo singolare Artista, che poi, da adulto, ha frequentato persone del “dopo lavoro ferroviario” che gli hanno fornito particolari tecnici importanti relativi al funzionamento dei treni divenuti utile materiale informativo.
La reale forza espressiva di questo Artista in realtà sta nella “vitalità” che infonde alle sue creazioni perché i suoi “Freccia rossa” i suoi “Italo” e tutti i modelli dipinti sono animati da una forza dinamica che ne fa degli autentici capolavori.
Lo stesso si può ribadire per gli esemplari d’auto che ci riportano all’ eleganza tutta italiana delle grandi fabbriche automobilistiche che hanno onorato il nostro Paese nel mondo.
E chi non farebbe un giro sui suoi scooter, che nelle sue tele sembrano aspettare che ci mettiamo a bordo? Magari per uno spensierato viaggio – come dice Max Pezzalli – “…sui colli bolognesi” animati dalla sua mitica canzone “vespa 50 special”.
Immaginare, sognare sono nobili doti umane e Andrea pare davvero un fabbricatore di sogni per chi non si può permettere di viaggiare ad “alte velocità”.
Con questo Artista c’è posto a bordo di… una tela.
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Rosetta Menarello. “Andrea Bascarin e il colore”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/andrea-bascarin-e-il-colore/