di Fabio Bellettato Presidente Italia Nostra
Villa Morosini Vendramin Calergi, oggi sede municipale, è uno dei simboli più significativi in cui si identifica il paese di Fiesso Umbertiano. La bella costruzione nobiliare, ideata nel 1706, si erge, apparentemente solitaria e discosta dal paese, sviluppandosi in tre livelli sormontati da un frontone che sembra raccogliere il disegno centrale della facciata. Sopra il tetto spicca poi un tiburio ottagonale con finestre in ogni lato, ideate per dare luce alla sala centrale della villa. Esternamente fa bella vista un doppio scalone, i cui lati inizialmente divergono per raccogliersi poi all’ingresso, dando accesso al piano nobile.
Francesco Morosini (1658-1739) e la villa
Il committente della villa, è stato il nobile veneziano, cavaliere e senatore, Giovan (Zuan) Francesco Morosini, nato a Venezia il 25 agosto 1658 e morto a Venezia il 16 maggio 1739. Il 30 gennaio, 1676, Francesco Morosini sposa Paolina Contarini di Marco. Francesco Morosini è un uomo di studio e di cultura. Oltre ad interessi scientifici, naturalistici e botanici (a Padova creerà un orto botanico) coltiva studi umanistici, ma è anche attivo nell’ambito diplomatico, percorrendo una interessante carriera: relatore presso le corti di Guglielmo III d’Inghilterra e dell’imperatore Leopoldo I a Vienna. Dal 1702 al 1706 è ambasciatore alla Corte Papale. Tra il 1711 e il 1737 diventa per sei volte riformatore dell’Università di Padova, nel 1730 è protettore della Padovana Accademia Galileiana, è dunque un protagonista della politica culturale della Serenissima.
Nel 1706, dopo il ritorno dalla legazione romana, Francesco Morosini si dedica alla costruzione della villa padronale nella sua proprietà di Fiesso, affidando il progetto all’architetto Andrea Tirali (nato a Venezia il 1657 e morto a Monselice il 28 giugno 1737). La costruzione della villa è ricordata in un’iscrizione nel braccio destro della crociera, questo il testo: Giovanni Francesco Morosini, Cavaliere, di ritorno dalle ambascerie romana (Corte Pontificia a Roma) e germanica (Corte Imperiale a Vienna), allargati i confini dei propri possedimenti, curò di conservare il patrimonio di famiglia dopo averlo accresciuto con la costruzione della villa nell’anno 1706. Vi è una importante mappa originale della villa Morosini Vendramin Calergi (alcune copie in stoffa si trovano attualmente presso la sede municipale di Fiesso Umbertiano), scoperta dall’architetto Stefano Zaggia presso l’archivio di Stato di Padova pervenuta al comune di Fiesso grazie all’interessamento del professor Enrico Zerbinanti. La mappa mostra come doveva essere il progetto definitivo della villa e del suo contesto urbanistico che non è stato mai completamente realizzato.
Ciò che impressiona nel progetto iniziale è l’imponenza e l’estensione dell’organizzazione territoriale: erano previsti la Piazza Mercato, la via nuova per Occhiobello, il parco sul retro della villa con aiuole, siepi, piante (giardino all’italiana) segnale assai indicativo e rivelatore della volontà e della passione naturalistica di Giovan Francesco Morosini.
I discendenti
Connessa strettamente con la storia della villa è Bianca Morosini, figlia di Alvise e nipote del fondatore della villa. Bianca entra in proprietà della villa del nonno Giovan Francesco soltanto nel 1755, dopo che gli eredi diretti sono deceduti. Ultima discendente della casata, Bianca aveva sposato in prime nozze il 28 settembre 1734, a vent’anni, il Cavaliere Giovanni Alvise I Mocenigo, nato a Venezia il 22 Febbraio 1711 e morto l’8 giugno 1756. Esattamente un anno dopo l’8 giugno 1757, Bianca a 43 anni, si unisce, in seconde nozze, con il senatore Francesco Vendramin Calergi, nato a Venezia il 6 gennaio 1721, portando in dote la villa, che pertanto nel tempo assumerà la denominazione di Villa Morosini Vendramin Calergi. Bianca muore nel 1773 a 59 anni senza eredi diretti. Il suo nome è legato alla villa di Fiesso perché nel 1768 (11 anni dopo il matrimonio con Francesco Vendramin Calergi) fa restaurare l’immobile. La memoria dell’importante intervento edilizio è scolpita in una lapide, infissa di fronte a quella che menziona i lavori di costruzione nel 1709. L’iscrizione è la seguente: “Bianca Morosini, nipote del Cavaliere Giovanni Francesco, figlia di Alvise e moglie di Francesco Vendramin Calergi, unica superstite della sua famiglia, ampliò questa villa e la restaurò per tramandare ai posteri il proprio ricordo, nell’anno del Signore 1768.” In che cosa sia consistito l’ampliamento non è possibile dirlo con certezza. Dopo la morte di Bianca, i beni, attraverso il marito Francesco Vendramin Calergi e i suoi due fratelli Antonio e Girolamo, pervengono in proprietà al nipote Gaspare (Gasparo) Vendramin Calergi, figlio di Girolamo. Gaspare sposa Elena Venier e dal matrimonio nasce nel 1808 a Venezia una sola figlia, Elena (Maria Gaspara) Vendramin Calergi. Elena sposa il vicentino conte Andrea Valmarana, ma dal matrimonio non nascono figli.
La dinastia si estingue I nuovi proprietari della Villa e l’acquisto da parte del Comune
Rimasta vedova, Elena Vendramin Calergi Valmarana, muore a 86 anni nel 1894 e lascia la villa al Comune di Noventa Padovana. Nel 1916 la proprietà passa alla “Pia Fondazione Elena Vendramin Calergi vedova Valmarana” di Noventa Padovana. Nel 1917 la villa viene poi venduta ai fratelli Valentino e Emidio Pavanelli di Fiesso Umbertiano. Ai sensi della legge 364 del 1909 e della legge 688 del 1912, la villa viene vincolata e dichiarata immobile di interesse storico con un decreto del 7 aprile del 1923. Nel 1933 il Comune di Fiesso Umbertiano acquista la villa e il 21 dicembre 1961 il Consiglio Comunale con delibera n. 97, approva il progetto di restauro dell’immobile storico per destinarla a sede municipale, l’inaugurazione ufficiale avviene il 3 dicembre 1967.
Il salone e gli affreschi di Bortoloni
L’edificio di Fiesso, a pianta centrale, ha il suo punto focale nella sala ottagonale che sorge nel mezzo del primo piano della villa, attorno alla quale si dispongono gli altri ambienti. La costruzione è ritmata su tre piani di varia altezza. L’interno è dominato dal salone ottagonale che si innalza fino al tiburio e che, all’altezza dell’ultimo piano, è interrotto da una balconata pensile con ringhiera in ferro battuto dal disegno riccamente elaborato. Su quattro lati del salone di rappresentanza fanno bella vista affreschi monocromi raffiguranti episodi della vita di Alessandro Magno, contornati da cornici sagomate e decorate al culmine da un mascherone. Sotto gli affreschi sono posizionati dei cartigli entro cui sono dipinte, a carattere capitali, scritte in latino a mo’ di didascalie che spiegano, con evidenti finalità moraleggianti, il soggetto raffigurato. I quattro monocromi sono opera di Mattia Bortoloni nato a Canda il 31 Marzo 1696 e morto a Milano il 10 giugno 1750. Secondo alcuni studiosi sembra che siano databili verso il 1730-1735 nel periodo in cui il Bortoloni fu attivo tra Fratta Polesine e Ferrara, prima del suo trasferimento in Lombardia e Piemonte. • L’affresco a nord-est rappresenta il celebre episodio del nodo di Gordio: Alessandro Magno, conquistata la città di Gordio in Asia minore, entra nel tempio di Giove e qui vede il carro appartenuto a Gordio, padre Del re Mida. Alessandro Magno, constatata la difficoltà a sciogliere manualmente i nodi intricati del giogo del carro, non si perde d’animo e supera la difficoltà tagliandoli con un netto colpo di spada. Gli astanti restano stupefatti perché vedono realizzarsi in un modo del tutto inatteso la profezia secondo la quale chi fosse riuscito a sciogliere il nodo, sarebbe diventato signore di tutta l’Asia. Nel cartiglio sottostante è riportata la frase che lo storico romano Curzio Rufo nei suoi “Historiarum Alexandri Magni libri” fa pronunciare al re in quella circostanza: “non importa in che modo il nodo sia sciolto”. • L’affresco di sud-est ricorda una battuta di caccia nella regione detta Bazaira (presso Maracanda) durante la quale Alessandro si trova di fronte ad un leone di rara grandezza, il re rivendica, solo a sé stesso, l’opportunità di poter uccidere la fiera, non essendo inferiore di certo al suo generale Lisimaco che, in altra occasione in Siria, si era reso famoso per l’uccisione di un leone rimanendone però ferito.
Alessandro invece, con un colpo di lancia ben assestato, ha la meglio sulla belva restando illeso. Nel cartiglio sono riprese le parole pronunciate da Alessandro “tam a me quam Lysimacho interfici potest”, vale a dire “un leone può essere ucciso tanto da me quanto da Lisimaco”. • L’incendio di Persepoli, 330 a. C., è dipinto nel riquadro di sud – ovest. La capitale dell’impero persiano era stata risparmiata al momento della conquista con le armi ma con il pretesto di voler vendicare la Grecia invasa durante le guerre persiane, Persepoli viene devastata dalle fiamme appiccate con torce dallo stesso Alessandro dai suoi convitati e cortigiani completamente ubriachi. L’incendio inizia con la distruzione della Reggia per espandersi poi a tutta la città. Possiamo leggere le parole di Curzio Rufo nel cartiglio “temulenti incendunt urbem cui armati pepercerant”, “gli stessi che in armi avevano risparmiato la città ora la danno alle fiamme in preda agli effetti del vino”. • Il quarto affresco nella parte di nord-ovest raffigura la tragica morte di Dario III Codomano nel 330 a. C. Il re persiano viene assassinato da Besso, satrapo della Battriana e dai suoi complici in un’imboscata. Alessandro, all’inseguimento di Dario in fuga, lo raggiunge quando il misfatto è già compiuto. La frase, ripresa nel cartiglio è “tam indignam illo fastigio mortem lagrymis proseguitur”. La citazione può essere resa liberamente così “Alessandro piange una fine tanto miserevole per un personaggio che aveva ricoperto un rango così elevato”.
Gli affreschi della villa dimostrano non solo gli interessi culturali e il gusto erudito per il mondo classico del nobile Morosini ma anche un animo educato ad alti valori e a virtù magnanime, affascinato da nobili imprese e dal gesto eroico, commosso da sentimenti di pietas e pensoso per il caduco destino dell’uomo, inorridito per atti insensati di gratuita violenza generati dalle basse passioni umane. Intorno alla balconata si aprono quattro porte che danno ad ambienti, attualmente utilizzati per l’archivio e per l’ufficio tecnico comunale. Queste sono alternate a quattro porte simulate al cui interno sono affrescate fantasie architettoniche con colonne, archi, scale, ringhiere, balaustre, edifici con terrazze, fantasie animate da statue, da un cane, ora da un volatile ora da una scimmia.
L’iniziativa di Italia Nostra
Sabato 8 Marzo 2025 l’Associazione Italia Nostra Sezione di Rovigo ha effettuato una visita guidata a Villa Morosini Vendramin Calergi, sede municipale del Comune di Fiesso Umbertiano, con i soci, gli amici e i simpatizzanti dell’Associazione guidata da Fabio Bellettato, presente il Sindaco di Fiesso Luigia Modonesi che è anche socia. È stato ricordato come su Villa Morosini Vendramin Calergi, orgoglio del paese e del territorio polesano, sia stato apposto Giovedì 23 Maggio 2024 lo Scudo Blu, per tutelare il bene nell’eventualità di un conflitto armato. La Croce Rossa Italiana nel dare applicazione alla convenzione dell’Aja del 1957 ha proposto lo Scudo Blu al Comune di Fiesso Umbertiano per primo nel Veneto. Ad accogliere i visitatori, assieme al Sindaco il Vice Sindaco, l’Assessore alla cultura Loredana Romanato soprano che ha intrattenuto con diversi intermezzi canori il pubblico presente e il professore Bononi che è stato per l’occasione la guida alla visita della Villa Morosini Vendramin Calergi.
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Come citare questo articolo
Fabio Bellettato. “Villa Morosini Vendramin Calergi”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-morosini-vendramin-calergi/