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STORIA - TRADIZIONI

La Sinagoga di Rovigo

La storia del tempio, dal XVII secolo fino all’abbandono dell’ultima costruzione causato dalle leggi razziali

di Associazione TeradaMar

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 43–47

di Ass. TeradaMar

Nel passato la presenza ebraica a Rovigo fu consistente, caratterizzata dal XVII secolo dalla presenza del Ghetto, all’interno del quale era presente la Sinagoga.

Le sinagoghe, luogo di preghiera e di socialità

Le origini della Sinagoga sono molto antiche e risalgono al periodo dell’esilio babilonese, tra il 597 e il 537 a.C. Dopo la distruzione del Primo Tempio, la Sinagoga venne istituita come luogo di preghiera e culto in Israele dagli ebrei che tornarono dall’esilio. Proprio a Babilonia una grande assemblea composta da 120 scribi, profeti e sapienti ebrei formalizzò un canone per la lingua delle preghiere in ebraico; fino ad allora non esisteva un elenco di preghiere o un metodo uniforme di preghiera condiviso. Questa innovazione portò alla nascita di luoghi dedicati alla preghiera che, grazie anche al contributo delle scuole e dei rabbini, permisero di mantenere e conservare l’identità religiosa giudaica, soprattutto dopo la distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C. Sin dall’epoca romana in Italia, così come in tutta Europa, vennero costruite numerose sinagoghe, testimonianza di una presenza ebraica diffusa su tutto il territorio nazionale. Fino al periodo dell’emancipazione, che ebbe inizio nel XVIII secolo, le sinagoghe non avevano un aspetto distintivo o monumentale a causa delle leggi restrittive che regolavano la presenza dei luoghi di culto ebraici nei paesi cristiani. Durante il Medioevo la Sinagoga, in ebraico “Bet haKnesset” (casa dell’assemblea), divenne il centro identificativo principale per gli ebrei, non solo come luogo di preghiera ma anche come punto di socialità, istruzione e studio. Spesso veniva comunemente chiamata “scola” o “Tempio” (A. Morpurgo, 2023).

La nascita dei Ghetti e la situazione a Rovigo

A partire dal XVI secolo con l’istituzione dei ghetti, la Sinagoga doveva necessariamente trovarsi all’interno del ghetto stesso, priva di segni distintivi all’esterno, mai direttamente accessibile dalla strada e preferibilmente situata in una posizione elevata. Spesso si trovava nella casa del membro più ricco della comunità o in una casa acquistata da un singolo ebreo e adibita a uso comunitario. A differenza dell’aspetto esteriore dell’edificio, privo di segni esteriori e anonimo, l’interno della Sinagoga era sempre riccamente decorato. Nel corso dei secoli l’organizzazione dello spazio interno delle sale di preghiera subì alcune modifiche ma generalmente l’Aron haQodesh, l’arca-armadio in legno contenente i rotoli delle Sacre Scritture (Torah), era sempre situato nella parete orientale rivolta ad est verso Gerusalemme. Di fronte ad essa si trovava il pulpito del lettore posto al centro della sala o nel capo opposto, spesso sopra una piattaforma leggermente rialzata. Sopra l’Aron era collocata una luce sempre accesa, la “lampada eterna”, che ricordava la Menorah del Tempio di Gerusalemme. Tutto ciò si accorda perfettamente con la situazione di Rovigo. Anche se nel 1574 il Sinodo diocesano rodigino raccomandava ai cristiani di non conversare con gli ebrei, fu solo nel 1612 che il Consiglio cittadino chiese alla Signoria l’autorizzazione per “ridurre” gli ebrei in un “luoco separato”. A Rovigo la realizzazione del ghetto, come stabilito dalla Costituzione dell’Università degli Ebrei, richiese almeno dieci anni a causa delle difficoltà tecniche nel trasferire le famiglie ebree che risiedevano fuori dal ghetto all’interno di quest’area e, al tempo stesso, liberare le poche case abitate da famiglie cristiane presenti nella zona. Il ghetto fu formalmente inaugurato il 27 settembre 1627, come attestato dalla targa celebrativa posta sulle decorazioni in pietra di Nembro e pietra rossa liscia che ne adornavano il portone principale dal quale si accedeva all’interno. L’area scelta comprendeva case e terreni appartenenti alle famiglie Cezza, Redetti e Montecchi e costituiva già un nucleo abitativo per numerose famiglie ebraiche che, come tipico dei gruppi minoritari, tendevano ad aggregarsi. Il ghetto era delimitato dalla Strada che portava al Borgo di San Bortolo (l’attuale via X Luglio), dal terraglio prospiciente le mura (attuale via Boscolo), dal vicolo della Cappa e confinava con le proprietà del convento delle Zitelle e del convento di Sant’Antonio Abate. Proprio la vicinanza a queste realtà religiose, in particolare alla chiesa di Sant’Antonio, dalla quale il ghetto era separato solo da un muro, portò nel 1629 al decreto di demolizione della Sinagoga.

La sinagoga, eretta al sesto piano, presentava una suggestiva decorazione

Si rese pertanto necessario allestire un nuovo Tempio che fu costruito al sesto e ultimo piano di un edificio che prospettava sul lato occidentale del primo dei due cortili esistenti all’interno del ghetto, proprio sopra l’ingresso principale. Il sito scelto per la sua costruzione doveva essere conforme alle disposizioni, vale a dire non creare ostacoli né scandalo per i cristiani. La famiglia Consigli, una delle famiglie ebree più importanti e protagoniste della vita della Comunità ebraica di Rovigo, fu incaricata dell’amministrazione del Tempio. Il Tempio, di forma leggermente ellittica, si presentava ampio e luminoso, con una decorazione sobria ma ricca di dignità e suggestione, come ricordato da F. Luzzato (1932). Al pianterreno dell’edificio si trovava il Beth ha-Midrash (Casa di Studio), il principale luogo di studio della Torah e del Talmùd, dove si osservava il rituale tedesco, come accadeva anche nella Sinagoga.

La fine del Ghetto e il restauro della sinagoga

Nel 1797, con l’invasione francese e la caduta della Serenissima Repubblica, vennero abbattuti i cancelli che chiudevano il ghetto e gli ebrei acquisirono i diritti e le libertà degli altri cittadini. Questo nuovo stato di cose fu ufficializzato nel 1848 con il riconoscimento dello Statuto Albertino, che, tra le altre cose, sanciva l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge senza distinzione di culto. Questo cambiamento giuridico determinò che, in pochi anni, la condizione degli “Israeliti” (come venivano chiamati d’ora in poi) divenisse tra le migliori in Europa. La legislazione emancipatoria tracciò una realtà completamente nuova per l’ebraismo italiano, che si aprì all’integrazione, talvolta anche all’assimilazione, portando a notevoli cambiamenti nella distribuzione della popolazione ebraica sul territorio nazionale. Molte piccole e antiche comunità si spopolarono mentre altre si ingrandirono rapidamente. È proprio sotto l’azione di questa rapida concentrazione di ebrei nei centri urbani più grandi che la nuova condizione sociale acquisita cominciò a concretizzarsi anche dal punto di vista architettonico. Infatti, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, molte città italiane videro la costruzione di nuovi “Templi Israelitici”, spesso di grandi dimensioni, con facciate e cupole monumentali, autonomi, fortemente visibili e riconoscibili nel paesaggio urbano in cui venivano inseriti (A. Morpurgo 2023). A Rovigo, però, la comunità ebraica di dimensioni più piccole, optò per una scelta diversa: il restauro e il rinnovamento della Sinagoga esistente. Come riportano le cronache dell’epoca, nel 1857 gli israeliti di Rovigo, che contavano circa 375 membri, destinarono una somma di 24.000 lire al restauro del sacro Tempio. Una somma altrettanto significativa di 7.000 lire era stata già spesa precedentemente per il rifacimento del tetto del Tempio, 5.000 lire per la doratura dell’area della Legge e per l’acquisto di due nuovi candelabri, e 9.000 lire erano state utilizzate poco prima per il rinnovamento delle scale che conducevano alla casa d’orazione. Si trattava di somme notevoli ma destinate non alla costruzione di un nuovo e sontuoso edificio, bensì al risanamento delle strutture esistenti. L’obiettivo era quello di riparare i danni causati dal tempo, restaurare le vecchie costruzioni e abbellirne ogni parte rendendo più armoniose e maestose le proporzioni preesistenti. In altre parole, si trattò di un intervento volto a creare un “Tempio nuovo in un Tempio vecchio”, risparmiando sui costi ed evitando il dispendio di risorse che un’opera completamente nuova avrebbe comportato, senza però rinunciare alla maestosità del luogo. Il 20 agosto del 1858, il Tempio così rinnovato venne inaugurato alla presenza delle autorità cittadine e ad una folla di persone appartenenti a “ogni ceto e ogni confessione”. Nel 1871, l’Italia contava 96 sinagoghe e quella di Rovigo si annoverava tra le più eleganti e ricche insieme a quelle di Venezia, Padova, Livorno e Casale Monferrato. Nel 1869 la Comunità ebraica della città raggiunge il suo numero massimo di 430 unità e da quel momento inizia un processo graduale ma continuo di emigrazione verso altre città economicamente più favorevoli e il ghetto cittadino cominciò a spopolarsi. Le famiglie più benestanti lasciarono il quartiere cosicché gli edifici del ghetto divennero dimora delle famiglie meno abbienti della città. Nel corso del tempo, a causa della scarsa manutenzione degli edifici, molte strutture divennero fatiscenti e pericolose e nei primi decenni del XX secolo la situazione raggiunse un punto tale che si cominciò a parlare della necessità di demolire gran parte delle vecchie costruzioni. Dopo un lungo confronto tra le autorità cittadine e gli esponenti della Comunità ebraica si giunse alla decisione di demolire gran parte degli edifici del ghetto ormai fatiscenti e nel 1930 il processo di demolizione si intensificò con l’abbattimento di circa il 60% della totalità degli edifici. La Sinagoga, stessa non poté essere risparmiata dalla distruzione e gli arredi, i marmi, l’Aron e i banchi furono conservati e messi al sicuro.

La nuova sinagoga

La Comunità Ebraica di Rovigo, pur essendo ridotta a meno di cento individui, guardava con fiducia al futuro. Grazie alla guida e al supporto della Comunità Ebraica di Padova, sotto la cui giurisdizione era passata, si avviò la ricostruzione di una nuova Sinagoga, simbolo di rinascita e di speranza. La nuova Sinagoga fu edificata in via Corridoni, un luogo visibile e riconoscibile nel paesaggio urbano, a pochi passi dalla casa contrassegnata dal civico n. 13. Il progetto, redatto dagli ingegneri Stori e Bega, fu realizzato con sobrietà ed eleganza. La Sinagoga, a pianta esagonale, sorgeva nel cortile retrostante l’edificio e si presentava elegante e discreta all’esterno ma raccolta e armoniosa all’interno. Gli antichi marmi, l’Aron e i banchi provenienti dalla vecchia Sinagoga di Rovigo conferivano all’interno un’atmosfera di continuità con il passato facendo sembrare il nuovo Tempio un luogo di culto che, pur essendo moderno, portava con sé l’eredità di un lungo cammino spirituale. La cerimonia di inaugurazione della nuova Sinagoga di Rovigo, avvenuta il 29 settembre 1932, fu un evento di grande significato per la Comunità. Il grande salone interno, caratterizzato da una solenne monumentalità e ampie finestre che ne esaltavano la luce naturale, fu il luogo dove si svolse la cerimonia che, sebbene semplice e intima, fu descritta dalle cronache dell’epoca come molto sentita e partecipata. Per coloro che ebbero la fortuna di partecipare quel momento rimase indelebile nei ricordi, una testimonianza di grande speranza e rinnovamento per la Comunità ebraica rodigina.

Le leggi razziali e l’abbandono della nuova sinagoga

Ma ben presto la situazione cambiò radicalmente. Con l’emanazione delle leggi razziali del settembre 1938 e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, l’ebraismo italiano si trovò ad affrontare un periodo estremamente difficile, caratterizzato da esclusioni, discriminazioni e persecuzioni.

La Sinagoga di Rovigo da poco inaugurata cessa ben presto il suo ruolo religioso e diviene un luogo di rifugio per l’arte, grazie alla scelta dello scultore rodigino Virgilio Milani (1888-1977) che vi stabilì il suo atelier. Milani, sensibile alla luce naturale che penetrava attraverso le ampie finestre vi trovò il luogo ideale per le sue opere, la luce “diretta” interagiva con le sue sculture, esaltandone i dettagli del modellato e creando suggestivi riflessi e ombre che ne impreziosivano la forma (E. Vanzelli 2023). Alla morte di Milani, la costruzione subì alcune modifiche riguardanti principalmente la facciata e gli interni per essere adattato ad abitazione civile. Oggi l’edificio, pur trasformato e adattato a nuove funzioni, continua a rappresentare una pietra miliare della memoria storico culturale della comunità locale.

BIBLIOGRAFIA LA PAGLIA, SALVATORE. “Il Ghetto di Rovigo: un monumento architettonico scomparso” in Acta Concordium n. 4 – supplemento a Concordi -n. 3: 33-46. Rovigo: Accademia dei Concordi, 2007. LUZZATO, FEDERICO. “La Comunità ebraica di Rovigo” in La Rassegna mensile di Israel 6, nn. 11/12 (marzoaprile 1932): 509-25 MILAN, ANDREINA. “Topografie del Sacro. Rovigo, tra ortodossia ed eterodossia” in In_Bo vol. 12 n. 16, 15862. Bologna: 2021 MORPURGO, ANDREA. “La sinagoga e il cimitero: una storia parallela e dialogante” in Storia degli ebrei in Italia, Il Bollettino di Clio nuova Serie n. 20: 77-85. Mantova: Ed Mnamon, 2023. SPAGNOLETTO, AMEDEO. “Abitare nella Casa del Signore (salmi 27:4). Influenze e interazioni fra ambienti sinagogali e la preghiera” in in Storia degli ebrei in Italia, Il Bollettino di Clio nuova Serie n. 20: 86-92. Mantova: Ed Mnamon, 2023. VANZELLI, ELISABETTA. “Milani, un gigante schivo” in Virgilio Milani e l’arte del 900 in Polesine: 67-70. Rovigo: Fondazione Cariparo, 2023. ZAGGIA, STEFANO. “Un luogo separato in “forma di ghetto” in Rovigo dalla parte di S. Giustina : 79-89. Rovigo: Ed. Minelliana, 1993 ZAGGIA, STEFANO. “Lo spazio interdetto: il ghetto ebraico di Padova. Saggio di storia urbana”. Padova: Padova University Press, 2020. Testi: Gianluca Barbi, Maria Chiara Gualandi, Rossella Ruzza (Associazione culturale TeradaMar Aps)

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Associazione TeradaMar. “La Sinagoga di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-sinagoga-di-rovigo/

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