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STORIA - TRADIZIONI

La lettera ritrovata

di Ferdinando De Laurentis

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 55–57

Martedì 25 febbraio 2025, alle ore 17.30 su TVA Vicenza (canale 13 oppure 832 di Sky o sul web), è andata in onda la puntata n. 361 di “Parliamone”, dedicata al casuale rinvenimento di una storica lettera. Si tratta di una missiva ritrovata dalla signora Milly Ladogana in un vecchio casolare di Corbola, scritta il 12 maggio 1944 da Massimo Mischiatti, detenuto in un campo di lavoro in Serbia. Grazie al gruppo dell’Università Popolare Polesana di Porto Viro, con in testa Luciana Milani, si è avviata una ricerca, raggiungendo l’obiettivo di individuare i parenti dell’intestatario.

Il ritrovamento della lettera

La signora Milly ha acquistato un vetusto edificio rurale a Corbola. Nel fienile giaceva un vecchio mobile malandato, che ha attirato la sua attenzione, portandola a rovistare nei vari cassetti, in uno dei quali ha trovato alcune lettere e telegrammi degli anni ‘40. La sua attenzione si è concentrata in particolare su una lettera scritta a mano, recante la firma di Massimo Mischiatti. Si è subito accesa la curiosità, attivando un piano di ricerca – coadiuvata anche dalle colleghe dell’Università Popolare di Porto Viro – che ha portato alla scoperta che l’autore della missiva era un soldato italiano internato in un campo di lavoro in Serbia. Dunque una lettera inviata più di 80 anni fa, giacente in un cassetto che da decenni nessuno apriva. “Chissà da quanto tempo quei fogli si trovavano in quel vecchio rudere, che tra i vari proprietari succedutisi era appartenuto anche allo stesso Mischiatti”, ha raccontato Milly. Sulla busta il luogo di partenza della lettera era indicato “Lager 22”, mentre il destinatario era il “Signor Gino Naia” di Donada.

Ricostruita, dopo ottant’anni, la storia di una lettera giunta da un lager della Serbia a Corbola nel 1944

La ricerca del destinatario

La ricerca per individuare discendenti del destinatario o del mittente è partita ovviamente da Corbola, dove però non sono stati individuati eredi diretti di Mischiatti: le due figlie vivono una a Ferrara ed una a Roma. A Porto Viro, invece, è stato trovato un pronipote del destinatario Sig. Gino Naia, che è stato lieto di essere stato coinvolto nella ricerca e poter vedere quello sconosciuto pezzo di storia della sua famiglia. Durante il Corso di Dizione, tenuto da Ferdinando De Laurentis, organizzato dall’UPP e ospitato presso la Biblioteca comunale di Porto Viro, si è registrato un podcast trasmesso da “Radio NP Noi Protagonisti” e inserito nel sito www.radionp.it, nonché una trasmissione tv. Nella puntata sono stati rivelati i contenuti della lettera, le circostanze del ritrovamento e tutto il percorso intrapreso dal gruppo portovirese per recapitare la lettera, 80 anni dopo, a un parente del protagonista e ricostruire la storia.

La lettura della lettera

La lettera è scritta molto bene, ed è stato emozionante sentirla leggere dai compaesani dei protagonisti. Luciana Milani, responsabile dell’Università Popolare molto attiva nel gruppo, ha precisato che “nelle ricerche svolte, questa lettera è interessante perché dei 500 soldati partiti dal Polesine, questa è l’unica fonte che parla di un polesano inviato sul fronte balcanico”. “Nel sentire leggere questa lettera – ha detto Milly Ladogana, rinvenitrice dello scritto – ho visto Massimo nella sua celletta che scrive e che pensa ai suoi cari e mi sono emozionata tanto, come quando ho trovato questa lettera in un vecchio mobiletto semidistrutto nel vecchio fienile di un rudere da demolire che ho acquistato. È stato proprio prima della demolizione che ho fatto un sopralluogo che mi ha fatto trovare un tesoro di emozioni”.

“Pur nel peso che abbiamo provato tutti nel leggere questa lettera – afferma Laura Filippi – e nell’attenzione che tutti abbiamo messo nell’entrare nella vita di Massimo, in punta di piedi, quasi sfiorando le sue parole, ho pensato che questo spazio di scrittura che l’uomo si è ritagliato gli abbia dato un po’ di forza di resistere in una situazione decisamente difficile come lui stesso lascia intendere”. Nella lettera, il recluso Mischiatti racconta il suo sentire e le sue necessità, seppur schermate dal detto e non detto, forse per non incombere nella censura militare dell’epoca.

La figlia inglese

Il 20 febbraio, su Facebook, mentre si pubblicizzava la trasmissione, improvvisamente comparve un messaggio a firma di Raffaella Mischiatti: “Sono la figlia di Mischiatti Massimo. Cercherò di vedere il programma ma abito in Inghilterra e non so se sarà possibile”. La risposta pronta di Luciana Milani è stata: “Ciao Raffaella! Ho appena avuto contatto telefonico di tua sorella che abita vicino a noi! Chi lo sapeva! Un caro abbraccio… felice di potervi riconsegnare ciò che vi appartiene”. Presto si organizzerà il recapito della lettera ritrovata. Anche questa è una pagina della nostra storia.

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Come citare questo articolo

Ferdinando De Laurentis. “La lettera ritrovata”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-lettera-ritrovata/

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