Lendinara, antica cittadina in provincia di Rovigo, è conosciuta anche come “Atene del Polesine” per le molteplici attività culturali che l’hanno caratterizzata nel corso dei secoli. Una importante testimonianza storica connota la sua piazza maggiore, Piazza Risorgimento, dove si innalza una delle più antiche e maestose architetture estensi del Polesine (epoca fine XIV secolo), il Palazzo Pretorio. Il complesso è costituito dalla Torre Maistra (alta più di 25 metri) e da un annesso edificio merlato più basso con un grande portale, mentre posteriormente si apre un suggestivo giardino interno. Il Palazzo fu eretto come castello, sede civile e militare dell’autorità in un primo tempo estense ed in seguito veneziana. Fino ai primi anni ‘80 del secolo scorso fu usato anche come prigione con la presenza di un custode, e per questo dai cittadini è meglio conosciuto come “‘e Preson”. Da anni privo di una destinazione che lo valorizzi, ha visto l’utilizzo dei locali del piano terra come sede della mostra dei presepi.
Il Sacro e l’aspetto artistico
LA MADONNA CON BAMBINO
Le stanze dello storico edificio appaiono spoglie e per lo più di scarso interesse, tranne un locale al piano superiore, un tempo adibito ad Oratorio, dedicato alla Vergine Maria. Qui spicca un pregevole affresco raffigurante la Madonna con Bambino. Maria in veste rossa, manto blu e velo bianco sul capo, ha un volto delicato e tenero ed uno sguardo malinconico e penetrante; seduta sul trono tiene in braccio il suo bambino, mentre dietro di lei si apre un ampio paesaggio. Sulla parete dirimpetto si trova un’epigrafe con il testo parzialmente leggibile, ove si accenna alla residenza del commissario ducale estense Ludovico Marcello nel 1509, nonché ad un intervento “Sanctae Matris Ecclesiae”. L’iscrizione per la parte leggibile recita: “LODOVICO AM…QCEBE. / COMMISARIO… / INVICTISSIMO PRINCIP. / ESTENSI DUCE. TERTIO F.A. [?] SANCTE MATRIS ECCLESIE. / MD. VIIII”, che è relativa alla sistemazione della Cappella con sua decorazione pittorica, realizzata su iniziativa di un commissario estense nel 1509. Il dipinto della Madonna con Bambino, nonostante manifesti segni del degrado del tempo, è ancora del tutto leggibile. I dolcissimi tratti somatici, il perfetto ovale del volto della Madonna e l’uso di lumeggiature per evidenziare il volume degli incarnati, richiamano l’arte del pittore Boccaccio Boccaccino, attivo tra la fine del quattrocento e l’inizio del cinquecento a Genova, Milano, Cremona e Ferrara. Pertanto si ritiene che il dipinto nella Cappella del Castello sia stato realizzato proprio nel 1509 da questo pittore, artista del ducato ferrarese e maestro del Garofalo. L’affresco potrebbe dunque essere stato un omaggio alla Vergine Maria da parte del commissario ducale estense Ludovico Marcello che, a nome del duca Alfonso d’Este, aveva occupato Lendinara nel mese di maggio di quell’anno. Tra le opere di Boccaccio Boccaccino (Ferrara 1466 ante – Cremona 1525), – figlio di un ricamatore cremonese attivo alla corte estense e padre di Camillo Boccaccino, anch’egli pittore – è particolarmente famosa la Andata al Calvario eseguita verso il 1501 e conservata nella National Gallery di Londra. Altre opere rilevanti sono la Madonna col bambino custodita presso il Museum of Fine Arts di Boston e Lo Sposalizio di Santa Caterina con i Santi Rosa, Pietro e Giovanni Battista, che si trova a Venezia presso la Galleria dell’Accademia, e il misterioso Ritratto della Zingarella dai bellissimi occhi che si trova a Firenze presso la Galleria degli Uffizi (1504-1505). Presso la Pinacoteca di Brera a Milano nell’anno 2023 è stata dedicata una mostra al pittore Boccaccio Boccaccino, indicato come uno dei protagonisti della pittura di primo cinquecento in Val Padana, la cui fama è legata soprattutto agli affreschi del ciclo delle Storie della Vergine e di Cristo del Duomo di Cremona (1514-1518). Il 1509 per Lendinara è stato un anno ricco di misteri, infatti, nello stesso mese di maggio in cui veniva realizzato il dipinto del Boccaccino, tra l’8 e il 9, iniziarono gli eventi miracolosi legati alla Madonna Nera: “la Nostra Signora del Pilastrello”. Tutto incominciò in seguito ad una tempesta che scaraventò una statua lignea rappresentante una Madonna con bambino su una siepe. Statua che fu ritrovata il giorno dopo, abbagliante di splendore. Fu questo il primo evento prodigioso, altri ne seguirono. La Madonna del Pilastrello fu da subito molto amata e venerata dai cittadini di Lendinara, cosicché ben presto si decise di realizzare una piccola chiesa, poi ampliata, per ospitare la sacra immagine scolpita su legno di olivo. Successivamente, il 10 febbraio 1595, su delibera del Comune, la città fu consacrata alla Madonna e la sua effigie posta sullo stemma del Comune, mentre una statua marmorea fu collocata sulla facciata del Palazzo Comunale.
L’aspetto profano
LA DAMA ROSSA
Ritornando ora alle curiosità relative al Palazzo Pretorio, va detto che al suo interno – oltre all’aspetto sacro caratterizzante la cappella con l’affresco della Madonna – aleggiano anche leggendarie narrazioni profane, tra cui il racconto della “Dama Rossa”, che narra di un amore infelice tra due giovani nella Lendinara del 1500: lei veneziana e lui estense. La Città era stata conquistata dai veneziani che spodestarono gli estensi, vietando anche i matrimoni misti tra le casate dei due territori, ma i due giovani innamorati non si arresero e, per poter vivere insieme, progettarono una fuga, dandosi appuntamento nel giardino del Palazzo Pretorio. Il fratello di lei, veneziano convinto della necessità di interrompere ogni rapporto amoroso tra persone dei due ducati – come previsto dalle direttive della Serenissima – agì crudelmente nei confronti della sorella. Infatti, venuto a conoscenza dei progetti di fuga dei due giovani, presentatosi anch’egli all’incontro, sequestrò la sorella, la Dama Rossa. Dopodiché rinchiuse la giovane nella prigione più alta della torre, da dove nessuno avrebbe potuto sentire la sua voce. Poi si scontrò in duello con il di lei amato, rimanendo però sconfitto e ucciso. Ma l’epilogo fu tragico anche per il giovane estense che venne catturato e condannato a morte per l’uccisione del veneziano. La sentenza venne eseguita nel giardino del
Palazzo Pretorio, dove era avvenuto lo scontro tra i due, cosicché la Dama rossa, dall’alto della torre, fu costretta a vedere, da una finestra della stanza dove era rinchiusa, la tragica fine dell’amato, dopo aver anche assistito al duello con la morte del fratello. Ma nemmeno la Dama Rossa si salvò: abbandonata nella cella buia e fredda, della torre lendinarese, morì di stenti, straziata dal dolore. Una storia particolarmente tragica dunque, che si è sussurrata nel corso dei secoli. E la leggenda narra che qualcuno abbia giurato di avere visto in varie occasioni una donna affacciarsi alla finestra più alta della torre piangendo e supplicando inutilmente aiuto. A seguito dei restauri della torre nel secondo dopoguerra, furono lasciate aperte tutte le porte delle celle, ed un operaio asserì di avere visto le diafane presenze degli spiriti di due giovani che, trovando le porte spalancate, volarono via contemporaneamente, per trovare insieme pace in un mondo lontano. Una leggenda di un tragico amore, dunque, che riecheggia quella famosissima di Paolo e Francesca eternata da Dante Alighieri nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia.
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Come citare questo articolo
Donatella Guidorizzi. “Storia e leggende del Palazzo”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/storia-e-leggende-del-palazzo/