La Storia ci ha donato personaggi incredibili da ricordare e dei quali raccontare le gesta. Uno di loro nacque a Lendinara esattamente 200 anni fa, il 4 giugno del 1825. Era bello, biondo, amante della cultura e della patria forse ancor più 1 . Alberto Mario – questo il suo nome – dedicò tutta la vita combattendo per la libertà, con le armi in pugno e con la penna in mano, cimentandosi in numerose battaglie e scrivendo su molti giornali che talvolta lui stesso dirigeva. Insomma, Alberto Mario visse in modo così esemplare che, dopo la morte avvenuta nel 1883, a nemmeno 58 anni, politici di tutti gli schieramenti proferirono parole di cordoglio e la comunità lendinarese decise di erigergli un monumento 2 . Proprio di questa realizzazione cercheremo ora – nel bicentenario della nascita dell’insigne personaggio – di tracciarne la storia.
Il monumento ad Alberto Mario 20 settembre 1897
Mario era morto il 2 giugno 1883, durante la notte nello stesso giorno della fatale dipartita di Garibaldi, avvenuta precisamente un anno prima. Il patriota polesano era stato aggredito da un tumore alla mascella che lo aveva tormentato per anni e sul quale il suo caro amico Agostino Bertani, chirurgo e politico, aveva eseguito ben nove operazioni 3 . Appena la moglie Jessie White e l’amico Achille Sacchi, che erano lì nel momento fatidico, diedero la ferale notizia alle autorità, il Dr. Carlo Baccaglini fu il primo ad avanzare la proposta in consiglio comunale di erigere un busto al defunto 4 . Egli era stato vicepresidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso nel periodo in cui essa si stava costituendo e precisamente dal 23 aprile 1867 al 10 maggio 1868, cioè fino al giorno dell’effettiva fondazione. E fu proprio quel sodalizio – che peraltro nel 1869 aveva proclamato Mario presidente onorario – ad adoperarsi affinché il monumento vedesse la luce 5 . In realtà la storia è lunga, e il primo documento che ne parla risale a diversi anni dopo la sua morte. È una lettera, oggi esposta al Museo del Risorgimento Polesano (MuRPol), situato al piano più alto di Palazzo Boldrin a Lendinara. Una lettera manoscritta dell’illustre Giosuè Carducci, datata 13 dicembre 1889 e indirizzata al presidente della Società Operaia per plaudire alla decisione di attivarsi per il monumento. Innanzitutto è necessario raccogliere fondi: sappiamo che molti Comuni erano stati contattati, alcuni pure molto lontani. Per esempio nel 1889 era stata contattata la Società Operaia di Chiavenna, in Provincia di Sondrio, e l’anno successivo il Comune di San Martino di Venezze (ma probabilmente molti altri) 6 . Qualche risultato dev’esser stato ottenuto se gli atti del Consiglio Comunale di Lendinara riportano in data 25 ottobre 1894 la “Concessione dell’area per l’erezione del monumento ad Alberto Mario” 7 . Le cose, si vede, si muovono lentamente, ma alla fine, da una lettera esposta al MuRPol che Carlo Baccaglini, in nome del “Comitato per l’erezione di un monumento ad Alberto Mario in Lendinara”, del quale è presidente, invia al Sindaco di Lendinara, si deduce che, finalmente, l’attesa è quasi finita. Oltre a informare le autorità che è stata decisa la data d’inaugurazione del monumento (“all’ultima Domenica di Maggio o alla prima di Giugno anno corrente”), il Presidente coglie l’occasione per richiedere, con tutta la gentilezza e la formalità, un intervento di manutenzione nel pavimento della piazzetta ove è già collocata la colonna. Il medesimo documento contiene la risposta del Comune, che il 23 febbraio fa sapere che i lavori avverranno. Le operazioni sono attuate con un po’ di ritardo, per la verità, perché ne troviamo la discussione negli atti del Consiglio Comunale solo il 22 maggio. Così alla fine anche l’inaugurazione è posticipata: la si fa coincidere col 27° anniversario della presa di Porta Pia, festa nazionale. Ed ecco che, il 20 settembre 1897, un’enorme folla di riunisce in quella che è ormai per tutti Piazza Alberto Mario, e la vediamo immortalata in una bellissima foto che fissa il momento fatidico dell’inaugurazione. Se qualcuno dei lettori di questa rivista è lendinarese o ha lì le sue radici osservi per un attimo quei volti sbiaditi ma meravigliosi che ci scrutano da lontano, e pensi che qualcuno degli effigiati nella foto potrebbe essere un suo avo che molto probabilmente aveva conosciuto di persona Alberto Mario.
Il compito di immortalare la sua effige in un monumento era stato affidato all’illustre scultore repubblicano Ettore Ferrari, massone e futuro Gran Maestro della loggia Grande Oriente d’Italia. Il volto di Alberto Mario è impresso in un grande medaglione bronzeo affisso su di una possente colonna di granito innalzata su un basamento a gradoni. Dietro sono incrociate lance e insegne libertarie, con due gonfaloni, i motti Libertà e Patria e due piccoli ritratti di Garibaldi e Mazzini. L’epigrafe reca un testo dettato dallo stesso Carlo Baccaglini che recita:
ALBERTO MARIO SPIRITO ELETTO D’ARTISTA AD OGNI TIRANNIA RIBELLE PER L’INDIPENDENZA DELLA PATRIA PER LA LIBERTÀ DI PENSIERO IDEANDO REPUBBLICA PUGNÒ SCRISSE LA CITTÀ NATALE IL POLESINE GLI AMICI AUSPICE LA SOCIETÀ OPERAIA LENDINARESE MDCCCXCVII
La soddisfazione generale per la realizzazione del monumento non mise a tacere alcune critiche. A differenza di quanto era accaduto per il monumento a Garibaldi che lo stesso Ferrari aveva realizzato per Rovigo nemmeno un anno prima, quello in ricordo di Alberto Mario non fu particolarmente apprezzato. Non pochi ritennero l’opera scarsamente espressiva, aspetto questo accentuato da un rapido deterioramento del bronzo che conferì all’immagine del patriota un aspetto cupo 8 .
Le scuole medie dedicate ad Alberto Mario
La memoria dell’intrepido patriota ha un altro interessante riferimento a Lendinara. Si tratta della dedica ad Alberto Mario delle Scuole Medie, edificio che fa angolo tra via Guglielmo Marconi e via Lorenzo Canozio. Di fatto in realtà da principio la dedica era duplice, perché all’inizio una parte dell’edificio (quella destinata a scuola di avviamento professionale) portava il nome del poeta locale Giovanni Battista Conti, mentre le scuole medie portavano, per l’appunto, quello del patriota. Dalla lettura degli atti del Consiglio Comunale deduciamo che in origine, quando il 15 settembre 1932 era stata approvata la “spesa per l’affittanza dei locali da destinare a Scuola di Avviamento professionale”, i due istituti dovevano restare separati, e solo in data 8 febbraio 1933 troviamo scritto “Approvazione del progetto per la costruzione di un edificio ad uso Istituto Tecnico Inferiore e Scuola di Avviamento Professionale” 9 . L’appalto per i lavori è stato siglato il 9 agosto dell’anno seguente ma essi sono effettivamente iniziati solo nel 1935 10 . Anche qui ci sono stati molti ritardi, ai quali si sono sommate delle dimenticanze che hanno portato all’approvazione di ben tre elenchi di prezzi unitari per nuove opere non previste: il primo il 23 maggio, il secondo il 10 settembre, il terzo il 14 novembre 11 . La costruzione è continuata nel 1936 ed è stata completata nel 1937, anno nel quale gli atti fanno per la prima volta il nome dei due istituti, anche se l’intitolazione vera e propria è avvenuta solo il 3 settembre 1951 12 . L’ultima tappa di questa storia ci porta al 1957, quando in memoria del patriota è stata murata una lapide marmorea posta sulla parete di sinistra dell’anticamera dell’istituto scolastico. Accanto a un ritratto in rilievo del volto di Mario, è presente lo scritto dedicatorio in latino, del quale offriamo qui la traduzione:
QUESTA SCUOLA È DEDICATA A TE, DISCENTE, SÌ CHE POSSA DARTI QUOTIDIANAMENTE LA LUCE DELLA SCIENZA E DELLA SAPIENZA AMA DIO, ONORA GLI AVI, E SEMPRE RICORDA I NOMI DI QUANTI COLLA VITA E CON L’INGEGNO DIEDERO LUSTRO ALLA PATRIA
NOTE 1. Mi piace di dare qualche informazione sull’aspetto del nostro patriota, anche perché le foto non riportano i colori che lo animavano. J. White, Della vita di Alberto Mario, in P.L. Bagatin (a cura di), A. Mario, La Repubblica e l’Ideale. Antologia degli scritti, Lendinara, Tipolitografia lendinarese, 1984, pag. 410 riporta la descrizione che l’amico Leone Fortis “Doctor Veritas” aveva scritto su Mario all’epoca del moto quarantottesco in un articolo dell’Illustrazione Italiana del giugno 1877: “Era allora, come è ora, un apostolo. Ha degli apostoli la natura, l’anima, l’aspetto. Alto, snello, biondo, pallido, con capelli lunghi, ricciuti, con due grandi occhi celesti, sereni sempre, con un sorriso più sereno ancora dello sguardo, ha l’aspetto di un poeta, di un segnatore, di un idealista.” Seppur riferita a quindic’anni dopo, le parole del Carducci che troviamo a pag. 491 restituiscono la stessa immagine: “Era bello. Era quale vorrei che Raffaello ci avesse lasciato dipinto un cittadino italiano del Cinquecento.” 2. Che da tutte le direzioni politiche si fossero levate parole di cordoglio è un fatto che era stato notato con stupore già dal filosofo e deputato Giovanni Bovio. Egli il 29 giugno 1883, assieme a molti altri, aveva pronunciato un accoratissimo discorso (che troviamo pubblicato in In memoriam di Alberto Mario, Rovigo, Comune di Lendinara, 1884, pag. 33) nell’ambito di una commemorazione organizzata dalla Democrazia Romana, e così aveva esordito “Un fatto insolito è seguito alla morte di Alberto Mario: l’uomo che sino all’ultimo punto aveva detto le più dure verità contro la maggioranza, senza risparmiare neppure gli amici, ed era restato, morti Cattaneo e Ferrari, quasi solitario nel disegno di una repubblica federale, è stato, appena morto, il più universalmente compianto e lodato, sin da quelli che lo avrebbero voluto, mortalmente infermo, tratto in carcere per le verità condannate.” La stessa moglie Jessie White (J. White, Della vita di Alberto Mario, cit., pag. 499) aveva poi scritto “I suoi concittadini tutti, fautori e avversari, consolarono di affetti e pensieri gentili gli ultimi giorni della vita che gli sfuggiva”. 3. Sugli ultimi momenti di Alberto Mario vedasi J. White, Della vita di Alberto Mario, Op. cit., pagg. 499503 e In memoriam, Op. cit., pagg. 51-52. 4. In memoriam, Op. cit., pagg. 7-9. Il Consiglio si era riunito tempestivamente lo stesso 2 giugno alle 19. 5. Sulla presidenza del Baccaglini, Sulle origini e sulla data di fondazione della Società di Mutuo Soccorso fra gli operai di Lendinara, Memorie del socio Avv. Antonio Cappellini, Lendinara, tipografia Stanislao Spighi, 1900, pag. 23. Riguardo il rapporto tra Mario e la locale Società Operaia di Mutuo Soccorso sappiamo che, già membro, ne era stato eletto presidente onorario nel 1869 (F. Conti, Alberto Mario, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 70 (2008), Enciclopedia Treccani online, consultabile al seguente link: https://www.treccani.it/ enciclopedia/alberto-mario_(Dizionario-Biografico)/). Nel medesimo anno pure Garibaldi era stato acclamato alla stessa carica (Sulle origini e sulla data di fondazione della Società di Mutuo Soccorso fragli operai di Lendinara, Op. cit., pagg. 29-30). 6. Riguardo la Società di Mutuo Soccorso di Chiavenna, il dato mi è noto grazie a documenti inviatimi dalla società stessa e da me pubblicati, inediti, a pagg. 21 e 22 della mia tesi universitaria intitolata Alberto Mario, combattente con la penna e con la spada, reperibile alla Biblioteca di Lendinara, nell’Archivio di Stato di Rovigo oppure al seguente link: https://www.researchgate.net/ publication/351587727_Alberto_Mario_combattente_co n_la_penna_e_con_la_spada. A pagg. 23 e 24 ho poi pubblicato la lettera inviata al Comune di San Martino di Venezze, posseduta da Vittorio Tomasin, che ringrazio. 7. Atti del Consiglio Comunale di Lendinara, pag. 193 (consultabili al seguente link: https://www.researchgate.net/deref/http%3A%2F%2Fwww.comune.lendinara.ro.it%2Ffiles%2Fdocumenti-vari%2Finventariazio ne_archivio_comunale_lendinara.pdf?_tp=eyJjb250ZXh 0Ijp7ImZpcnN0UGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIiwicGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIn19, data ultima consultazione: 21/12/2020). 8. Sul monumento, L. Contegiacomo, Itinerari 1866 – Luoghi, eventi e protagonisti del Rinascimento a Rovigo e Provincia, Castelfranco Veneto, Biblioteca dei Leoni, 2017, pag. 58 e P.L. Bagatin, P. Pizzamano, B. Rigobello (a cura di), Lendinara – Notizie e immagini per una storia dei beni artistici e librari, Treviso, Editrice Canova, 1992, pag. 360. 9. Le due frasi citate dagli Atti del Consiglio Comunale di Lendinara sono tratte rispettivamente da pagg. 502 e 508. 10. Ivi, pag. 527. 11. Ivi, pagg. 536, 538, 539, 541 e 544. 12. Gli Atti menzionano la continuazione dei lavori nelle pagg. 550-551, 554, 558. Il nome degli istituti è fatto per la prima volta a pag. 573, mentre l’intitolazione del 1951 è a pag. 746.
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Davide Bassi. “In ricordo di Alberto Mario”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-ricordo-di-alberto-mario/