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STORIA - TRADIZIONI

Il Monumento e la Massoneria

Nel monumento dedicato a Garibaldi presenti vari simboli che indicano una chiara contrapposizione col mondo cattolico

di Nicola Buoso

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 60–62

ARovigo, nell’omonima piazza, si trova uno dei più bei monumenti che ci sono in Italia dedicati a Giuseppe Garibaldi. È stato realizzato da Ettore Ferrari, uno dei più importanti scultori italiani del periodo a cavallo fra il 1800 e il 1900. In questo scritto si tratterà di quest’opera ponendo l’attenzione su alcune sue particolarità, sulla cerimonia di inaugurazione e sulla posizione in cui la statua equestre è stata collocata sul liston della piazza. Si farà un riferimento anche al fatto che sia Giuseppe Garibaldi che Ettore Ferrari appartenevano alla Massoneria, dove entrambi ebbero incarichi di grande prestigio: Garibaldi ricoprì la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e la nomina nel 1872 di Gran Maestro Onorario a Vita; Ettore Ferrari ebbe la carica di Maestro Venerabile nella Loggia “Rienzi” di Roma nel 1892 e poi quella di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1904 al 1917.

È proprio per questo motivo che sul monumento di Giuseppe Garibaldi ci sono simboli e riferimenti alla Massoneria, e per chi volesse approfondire l’argomento si consiglia la lettura del libro di grande spessore culturale di Maria Teresa Pasqualini Canato (che da poco ci ha lasciato), dal titolo “Il monumento a Giuseppe Garibaldi Rovigo 1882 – 1896”, del 1996, edito dalla Minelliana, in particolare da pagina 54 a pagina 57.

Un interessante riferimento alla Massoneria si trova innanzitutto nella data di inaugurazione del monumento, che avvenne il 15 novembre del 1896, che corrisponde alla data massonica dell’anno 2649, riportata da Ettore Ferrari sul blocchetto di bronzo che si trova fra le zampe del cavallo con il numero scritto in cifre romane MMDCXLIX, appunto 2649. Il sistema impiegato per il calcolo è uno dei metodi di datazione utilizzati dalla Massoneria, che consiste nel fare riferimento “all’ab urbe condita”, cioè dalla fondazione di Roma, quindi si somma l’era volgare dell’anno 1896 (secondo il calendario gregoriano) con l’anno di fondazione di Roma il 753 A. C., è si ottiene 2649, ossia MMDCXLIX. L’inaugurazione del monumento era stata programmata dal Consiglio Comunale per il mese di luglio, ma poi si resero necessari dei rinvii – come riportato a pagina 48 del libro citato di Maria Teresa Pasqualini Canato – e quindi slittò al mese di novembre.

A questo punto non si può però fare a meno di sottolineare la vicinanza cronologica con il primo Congresso Antimassonico Internazionale che si tenne a Trento dal 26 al 30 settembre del 1896 e fare qualche osservazione sul tema dei rapporti fra Massoneria e Chiesa. Nell’Ottocento, dopo la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e il conseguente venir meno del potere temporale dei papi, la frattura già esistente fra la Massoneria e la Chiesa divenne più evidente, soprattutto da parte di quest’ultima. Papa Leone XIII con l’enciclica Humanum Genus “Condanna del relativismo filosofico e morale della Massoneria” del 20 aprile 1884, prese una posizione di netta condanna nei confronti della Massoneria, e dedicò un breve apostolico di apprezzamento e appoggio al “Congresso Antimassonico di Trento”, evento a cui parteciparono in gran numero vescovi, delegati episcopali, delegati di diverse organizzazioni cattoliche e rappresentanti delle monarchie e dove furono discussi temi quali, fra gli altri, la dottrina massonica e l’azione antimassonica. È evidente che la concomitanza nello stesso anno, il 1896, di un congresso contro la Massoneria e la commemorazione dell’Eroe dei due mondi con una statua di Ettore Ferrari, entrambi importanti esponenti della Massoneria, non si presenta, per usare un’espressione dei nostri tempi, politicamente corretta. Sarebbe stato più opportuno procastinare l’inaugurazione del monumento? O si è trattato di “un’opportuna coincidenza”?

C’è poi un altro simbolo che sicuramente ha un valore di contrapposizione col regno del Papa: nel prospetto del lato sud del monumento (lo si può notare solo osservando con molta attenzione) sono raffigurati gli emblemi della spedizione dei mille: su un elmo sono incise le seguenti parole: “REPUBLICA ROMANA”, che possono riferirsi sia alla Repubblica Romana del 1798 – 1799, sia alla Seconda Repubblica Romana del 1849. In entrambe si tentò di far cadere lo stato pontificio; quindi sembra indubbio attribuire all’incisione una natura anticlericale. In particolare, se riferita alla Seconda Repubblica Romana, il suo scopo è ricordare le gesta patriottiche di Giuseppe Garibaldi compiute nella difesa di Roma, quando, al comando dei suoi volontari, difese il Gianicolo.

Nella piazza di Rovigo dedicata a Giuseppe Garibaldi troviamo poi un ulteriore elemento che suona come contrapposizione. Chiunque si trovi a passare da lì potrà vedere sul liston l’indicazione del perimetro della chiesa di Santa Giustina, demolita nel 1809, e potrà notare che la statua è quasi interaNotizie del Polesine

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Poesia – Storia e Tradizioni mente posizionata dove sorgeva il presbiterio della chiesa. Scavando per realizzare le fondazioni necessarie per il pesante monumento equestre sicuramente sono stati trovati i resti della chiesa di Santa Giustina, e ci si può allora chiedere se all’epoca sia stata valutata l’opportunità o meno di posizionare la statua di Garibaldi (massone come il suo scultore) proprio sul sedime dell’antica chiesa.

Nel monumento, accanto a simboli chiari, potrebbero essercene anche di meno evidenti, e vorremmo allora concludere osservando che una statua ha il potere di parlarci e di indicarci chi e cosa guardare; ma per riuscire a sentirla, per capire cosa ci indica, bisogna saper ascoltare e non confondere il guardare con il vedere.

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Come citare questo articolo

Nicola Buoso. “Il Monumento e la Massoneria”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-monumento-e-la-massoneria/

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