Elham s’era svegliata presto quella mattina. Aveva dormito poche ore ma di un sonno profondo ed avvolgente che l’aveva rinvigorita. Ogni fibra era pronta al grande momento; ogni pensiero orientato fortemente alla vittoria. Da mesi cullava il suo sogno accarezzandolo come un figlio da proteggere. Lo aveva concepito con la determinazione e la forza di chi non vuole rinunciare alla sua fertilità ed attende di poter sentire il deciso pulsare della vita che si manifesta. Si liberò dalla fasciante prigionia delle lenzuola e posò i piedi sulla morbidezza del tappeto ai piedi del letto. Pochi passi sul freddo delle mattonelle e fu in bagno. Lo specchio rimandò il volto bello, ovale ed abitato dalla lucentezza degli occhi scurissimi, incorniciati da lunghe ciglia vellutate. Forse un po’ forte era il naso che connotava la sua inequivocabile appartenenza al ceppo iraniano. Gente di carattere, orgogliosa delle antiche radici e della storia vissuta tra pietre e guerre. Forse negli anfratti del suo DNA ardevano ancora le braci dei bivacchi preparati da sconosciuti antenati tra le gole rocciose di terre, scrigno dell’oro nero. Lei viveva in un angolo di quel crogiuolo di antiche dinastie intrise di profumi speziati, i cui fantasmi ancora popolavano il suo tempo. Divinità e imperatori, ricchezza e miseria nella storia di donne che possono indossare solo abiti che cancellano le forme del corpo perché quel corpo non può essere guardato come un fiore o come un tramonto. È posseduto dall’uomo, che le avrà in moglie e le imprigionerà in un tessuto con regole di filo spinato: farfalle senza voce, abbandonate troppo spesso ad un immutabile ed opprimente destino.
Lei però non voleva questa vita perché aveva ascoltato quello che sua madre le diceva spesso, soprattutto quando era piccola: «Stella mia, tu sei preziosa! Non lasciarti schiacIl testo è ispirato al tentativo della nuotatrice iraniana Elham Asghari che l’11 giugno 2013 nuotò a rana per stabilire un nuovo record percorrendo 20 Km nelle acque del mar Caspio. In base alle regole del suo paese dovette nuotare abbigliata con indumenti assolutamente ingombranti per un’impresa del genere. Il record conseguito, inizialmente accolto, fu poi annullato, sostenendo che l’abbigliamento non era regolare, ma l’atleta non si diede per vinta e si avventurò in altre sfide. Il 4 luglio 2013 venne nominata “Kickass woman of the day” dal magazine the Frisky e il 6 giugno 2017, a Bushehr nuotò ammanettata per 4,2 km, entrando di diritto nel Guinnes dei primati.
ciare come me. Sii forte e cerca la tua strada. Tenteranno di fermarti ma tu non devi lasciarti cadere!». Erano quelle le parole che la spronavano, soprattutto adesso che sua madre non c’era più. Ad avviarla al nuoto era stata lei perché era convinta che fosse lo sport più adatto ad un armonioso sviluppo fisico. A Elham era piaciuto subito quel contatto col liquido della vita. Quando entrava in acqua si sentiva padrona del suo corpo; lo dominava con naturalezza muovendosi con leggera fluidità. In certi momenti aveva la strana sensazione che si materializzasse un inconscio desiderio di fuga perché lei diventava una parte indivisibile di quel fluido vitale nel quale respirava al ritmo sicuro delle bracciate. E il corpo si faceva strumento della sua femminilità castigata attraverso gli abiti, Le gambe, accarezzate dallo scorrere dell’acqua, ondeggiavano e vibravano nel contempo, imprimendo equilibrio e spinta al busto per raggiungere la testa avvolta dallo hjiab. Così le donne iraniane custodivano usanze, emergenti dalla lontananza del tempo. Anche l’acqua doveva essere pattuita: nessun percorso fuori dai luoghi e dai tracciati stabiliti. E così s’era fatta largo l’dea della sfida. Era arrivata lieve ed appena percettibile, poi si era gonfiata appesantendosi di rabbia e di desiderio di vittoria. Aveva preso accordi con un amico inglese Ted, fotografo freelance innamorato delle diversità e delle lotte. Il mar Caspio la meta… Il sonno ristoratore di quella notte le aveva impresso nuova energia per tentare l’impresa di compiere un percorso di 20 km in mare al fine di realizzare un sogno di uguaglianza.
Rigorosamente coperta dalla testa ai piedi, in assoluto contrasto con l’essenziale abbigliamento dei nuotatori, Elham aveva raggiunto la spiaggia per donne ed era entrata in acqua lasciando che il tessuto si imbevesse completamente incollandosi come un sudario al suo corpo. Sensazione di claustrofobica prigionia che pareva annullare ogni elastica estensione degli arti già pronti a scattare nella fluida trasparenza dell’acqua. Ted le stava a fianco, la macchina subacquea fissata alla spalla e un guizzo di sorriso incoraggiante sul viso. Lo sguardo puntato avanti ad identificare il percorso che si snodava tra alghe e sassi dove ignari pesci dai colori accesi cercavano rifugio. Disegno di Mara Barotti «Dai bambina, nuota! Adesso devi mettercela tutta per vincere. Questa è la strada giusta. Così sarai libera e libererai le altre…». L’abituale velocità s’era come sdoppiata in una sorta di schizofrenico gioco delle parti: in una lei che nuotava libera in perfetta sintonia col mare, nell’altra lei castigata in un bozzolo in cui il corpo, anche se vivo, era impedito nei movimenti. Istintivamente pensò alle fiabe nelle quali belle fanciulle sono catturate da maghi cattivi che giocano con la loro pudica innocenza fino a condurle sull’orlo di orridi precipizi. Allora lottò con il lungo ingombro di un abito che toglieva libertà alle sue gambe ed allargò le braccia in una specie di volo che l’avrebbe condotta alla meta. La totale volontà di muoversi in quel naturale liquido amniotico da cui la vita aveva preso dimensione, pareva mutarsi in una progressiva prigionia dalla quale lei stessa doveva tentare di liberarsi chiamando a raccolta tutte le sue forze. Usciva dalla superficie con regolare frequenza a catturare l’aria per poi tornare in quella sorta di vischioso composto in cui le sembrava di muoversi costretta dalla fasciatura degli abiti imposti dalle regole. Ted le scivolava accanto forte del suo respiratore e del suo corredo per le riprese. Per qualche momento ebbe l’impressione di vivere una di quelle metamorfosi narrate nei miti dove fanciulle bellissime si salvano dalla famelica persecuzione di orchi-uomo tramutandosi in piante e coprendosi di spesse cortecce. Alcuni segni di Ted le fecero capire che la meta era vicina… Respirò catturando l’invisibile trasparenza dell’aria e lasciò che le forze, sapientemente conservate per la fine dello sforzo, le consentissero di approdare al traguardo. Ted la precedette per carpire ed immortalare le sue ultime bracciate. E lei ebbe la forza di sorridergli mentre usciva dall’acqua.
L’amorfa crisalide che aveva nuotato per ben 20 km, a contatto con l’aria si era mutata in donna e le forme del suo corpo, tornito da anni di esercizi, erano adesso quelle capaci di evocare passioni e di ospitare il clamoroso miracolo della vita… Era questo il suo peccato. Per questo andava punita! Sottoposta alla valutazione dell’apposita giuria, l’impresa di Elham venne dapprima accolta con una decurtazione del tempo reale d’esecuzione, ma poi la prova fu dichiarata nulla, per un intervento della censura che rilevò che il corpo non era stato sufficientemente coperto. Eppure la sirena aveva percorso quel tratto con lo strascico della sua coda scura ed ingombrante scrivendo nell’acqua il messaggio di libertà tanto desiderata. Pianse, dapprima con rabbia e delusione, poi con la dolorosa rassegnazione di chi però sa attendere il futuro per rimettere in gioco energie nuove ed inattese, capaci di dare un corpo alle speranze più profonde del cuore umano.
È online il nuovo sito
TUTTO L’ARCHIVIO DIGITALE DAL 1990
Notizie del Polesine
Turismo – Ambiente – Arte – Narrativa
Poesia – Storia e Tradizioni
Entra subito nel Mondo del Ventaglio www.ventaglio90.it
Immagini dell’articolo
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Rosetta Menarello. “Nuoto in acque libere”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/nuoto-in-acque-libere/