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STORIA - TRADIZIONI

Leopoldo Cicognara (1767-1834)

A Venezia l’”Album Cicognara”, raccolta di disegni e dipinti collezionati dal famoso personaggio che ebbe rapporti col Polesine

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 52–55

Presso il Museo del Settecento di Cà Rezzonico a Venezia, dal 26 settembre 2025 fino al 12 gennaio 2026, viene esposto al pubblico l’Album Cicognara, una raccolta di 81 fogli – racchiusi in una sontuosa legatura – in parte disegnati a matita o a penna ed in parte dipinti ad acquerello o a gessi colorati, di vario soggetto (paesaggi, ritratti, arte sacra, ecc.).

Gli autori di questi disegni e dipinti sono fra i principali protagonisti del Neoclassicismo italiano e francese d’inizio Ottocento, formatisi presso l’Accademia di Venezia. L’Album contiene, infatti, ben sei disegni di Antonio Canova, ma anche dipinti di Francesco Hayez, Andrea Appiani, Vincenzo Camuccini, Giuseppe Bossi e dei francesi François Granet, Théodore Turpin, Louis Robert, il meglio della produzione artistica di quel periodo. L’album appartiene alla Fondazione dei Musei Civici di Venezia e rappresenta una delle poche cose di valore del Cicognara rimaste alla città lagunare.

La facile deperibilità’ del supporto cartaceo utilizzato dagli artisti dell’epoca, comporta che l’esposizione avvenga solo in occasioni particolari, infatti, la precedente risale a quasi mezzo secolo fa (nel 1978), nell’ambito di una mostra dedicata al Canova. L’attuale invece, avviene a conclusione dell’accurato restauro dei fogli da parte del Gabinetto di Disegni e Stampe dei Musei Civici veneziani, finanziato interamente dalla Venice International Foundation. La sua esposizione è necessariamente un evento raro, perciò rappresenta un’occasione da non perdere per gli amanti dell’arte.

L’album viene considerato una specie di liber amicorum, vale a dire una collezione degli omaggi fatti dagli ex allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia al Cicognara, che di quell’istituto era stato direttore e presidente dal 1808 al 1826.

In realtà, egli lo utilizzava come fosse una specie di campionario delle abilità dei suoi ex allievi, per indirizzare i committenti verso l’artista più versato nel genere richiesto. Grazie alla sua posizione e ai suoi scritti, Cicognara era infatti, molto apprezzato come critico ed esperto d’arte; ed egli usava questa sua notorietà per procurare ai suoi ex allievi i migliori compratori sul mercato delle opere d’arte. Scriverà nelle sue memorie: “ho sempre trattato come miei figli quei giovani che furono da me allevati”. E pittori come l’Hayez o scultori come il Canova, senza il Cicognara non avrebbero avuto il successo e la fama di cui hanno goduto in vita e anche dopo la morte.

Ma chi era il conte Leopoldo Cicognara? E quali rapporti ebbe con il Polesine?

Di lui ci si è brevemente occupati nell’articolo dedicato alla stele funeraria canoviana nella chiesa di Giacciano (nota come “la Dolente”), in memoria di Adelaide Foscarini, defunta moglie dell’amico Carlo Guido Bentivoglio, in quanto fu proprio il Cicognara a fare da tramite col Canova per la realizzazione della scultura. (vedi Ventaglio n. 65).

Egli era nato a Ferrara nel 1767, figlio del conte Filippo e di Lucia Gaddi, nobile forlivese. A dire il vero, il titolo comitale al casato Cicognara era stato conferito solo nel 1727, grazie alle ricchezze accumulate dal nonno Carlo e fra queste i beni di Casa Romei in Bergantino, pervenutigli per via ereditaria. Ma la famiglia non aveva origini nobili e quando nel Quattrocento si stabilì a Ferrara venne registrata col cognome dé Grapis, il che indicava una professione piuttosto popolare. Solo nel corso del Cinquecento muterà il cognome in Cicognara, derivandolo dall’omonimo paese di provenienza, ubicato nella provincia di Cremona.

A soli 8 anni il piccolo Leopoldo fu mandato a compiere gli studi presso il collegio della nobiltà a Modena, dove non brillò per disciplina e nemmeno per impegno nello studio delle lettere classiche. Perché lui era un creativo, un esteta, si sentiva versato all’arte. Avrebbe voluto fare il pittore, ma ciò lo pose in conflitto col padre, considerato che all’epoca avere un figlio pittore era un disonore per una famiglia nobile: si poteva diventare letterati o poeti, come il Leopardi o l’Alfieri, ma pittori mai.

Il giovane Leopoldo ci provò, scrivendo un poemetto risultato di nessun valore, cosicché, visto l’insuccesso, abbandonò la casa paterna: era uno spirito libero.

Cicognara, il “grand tour”, il matrimonio e gli incarichi prestigiosi

Iniziò così il suo grand tour nelle città dell’arte: Firenze, Roma, Napoli, Palermo, quindi Milano e Venezia, anni nei quali maturò la formazione artistica e la piena adesione alla corrente neoclassica. Ma non disdegnava i salotti culturali, dove conobbe Massimiliana Cislago, donna di 23 anni, non nobile ma “di altissimo ingegno e di rara bellezza”, che si era appena separata dal conte Rotari di Verona suo primo marito. Pupilla del Cesarotti, sarà proprio Massimiliana a mettere in contatto Leopoldo con le intelligenze più vive del suo tempo: il Foscolo, il Giordani, il Monti.

I due s’innamorarono e il 16 ottobre 1794 si unirono in matrimonio. La nobiltà ferrarese ne fu scandalizzata al punto che, in occasione del rinnovo alle cariche del Consiglio Centumvirale di Ferrara, Leopoldo Cicognara non ottenne alcun voto. Amareggiato per questa ostilità si trasferì a Modena, non senza vendicarsi, dileggiando l’aristocrazia ferrarese con un sarcastico poemetto “Il Cigno e le Rane”, allusivo del fatto che il candido cigno in atto di spiccare il volo fosse la moglie Massimiliana, mentre le rane nello stagno rappresentavano l’aristocrazia ferrarese.

Con l’arrivo dell’armata francese in Italia, mutava rapidamente il quadro politico nei piccoli stati italiani. Il Cicognara, da sempre sostenitore della necessità di un rinnovamento del vecchio regime, aderì con entusiasmo alla Repubblica Cispadana e sarà proprio lui a far innalzare l’albero della libertà nell’attuale piazzetta Savonarola in Ferrara.

Ricoprì vari incarichi politici prima in seno alla Repubblica Cispadana e poi nella Cisalpina, fino ad essere eletto delegato ai Comizi di Lione (gennaio 1802). Qui conobbe personalmente Napoleone e strinse una duratura amicizia con la di lui moglie Giuseppina Beauharnais, che ne favorirono la sua nomina a membro del Consiglio Legislativo della nascente Repubblica Italiana (1802-1805).

Era un incarico prestigioso, ma la politica è infida: sospettato di appartenere alla corrente degli “unitari italiani” bandita da Napoleone, fu arrestato e imprigionato nel castello sforzesco, quindi esiliato in Toscana, dove rimase per poco, perché gli giunse il perdono del Bonaparte che lo riabilitò, affidandogli ancora incarichi pubblici, seppure di minore importanza. Ma il Cicognara, amareggiato per quanto gli era accaduto, declinò sistematicamente ogni incarico politico.

I rapporti con il Polesine e la nomina a Presidente Accademia Belle Arti

Nel frattempo (gennaio 1807) gli veniva a mancare l’amata moglie Massimiliana Cislago, che fece tumulare nell’oratorio di famiglia, pregevole opera di Vincenzo Santini, situato a Bergantino in via Mazzini, attualmente in stato di degrado.

L’anno successivo si risposava con la veneziana Lucia Fantinati vedova Foscarini, conosciuta nella residenza di Giacciano dell’amico marchese Bentivoglio (vedi Ventaglio n. 65). Il Cicognara aveva quindi molti legami anche col Polesine.

Grazie alla seconda consorte, quello stesso anno trasferiva la residenza a Venezia e qui lo raggiunse la nomina voluta da Napoleone a presidente dell’Accademia delle Belle Arti, prestigiosa istituzione comunale fondata nel 1750, ma che il governo del Regno Italico aveva sottratto alla gestione del Comune, per farla diventare scuola dello Stato.

Il momento di passaggio era delicato; inoltre, sotto l’ultima presidenza (quella di Almorò III Pisani), il prestigio dell’Accademia si era un po’ offuscato. Ugualmente il Cicognara accettò l’incarico, perché era un ruolo in cui riteneva di poter esprimere tutta la sua competenza nel settore dell’arte. Ed in effetti sotto la sua presidenza, protrattasi fino al 1826, l’Accademia di Venezia divenne una delle scuole d’arte più famose d’Europa.

Annessa alla scuola egli volle istituire le Gallerie dell’Accademia, con funzione museale, ma anche di conservazione e restauro delle opere d’arte ivi raccolte. E proprio in quel gabinetto di restauro da lui voluto, è stato riportato all’originaria bellezza l’Album Cicognara di cui si è parlato nell’incipit.

Pubblicò diverse opere: un trattato sulla bellezza Del bello, ragionamenti, uno sugli edifici più illustri di Venezia Le fabbriche più cospicue di Venezia, ancora attuale come fonte di notizie storiche sui palazzi veneziani.

Infine, l’opera più importante e complessa che ha reso il Cicognara famoso come storico e critico d’arte, la monumentale Storia della scultura dal suo risorgimento in Italia al secolo di Napoleone, (edizione del 1813), titolo che si affretterà a mutare dopo la caduta dell’Imperatore in …sino al secolo XIX (edizione del 1816) e definitivamente … fino al secolo di Canova (edizione del 1823), in omaggio alla memoria dell’amico scultore deceduto l’anno precedente.

Quest’ultima edizione, che lui volle particolarmente sontuosa (coperture in pelle con scritte e decorazioni dorate), gli procurò un grave sbilancio finanziario, per ripianare il quale fu costretto a vendere la sua raffinata biblioteca allo Stato Pontificio (ora presso la Biblioteca Apostolica Vaticana) e alcune proprietà.

Ultimo gravoso impegno del Cicognara fu l’erezione del monumento funebre ad Antonio Canova nella chiesa veneziana dei Frari. Ritiratosi nel 1826 dagli incarichi pubblici, continuò a collaborare con diverse riviste d’arte, a tenere contatti epistolari con gli artisti del tempo e scrisse anche le sue memorie.

Da tempo affetto da gotta, sul finire del 1833 le sue condizioni di salute si aggravarono: cesserà di vivere a Venezia il 5 marzo 1834.

Ebbe funerali solenni nella basilica di San Marco, ma dispose che la sua salma venisse tumulata nel cimitero di Ferrara, in quella ex Certosa benedettina che su suo consiglio il fratello Girolamo, gonfaloniere della città e l’architetto Savonuzzi, avevano trasformato in cimitero monumentale.

Sulla sua tomba nell’arco degli uomini illustri, fu collocato il suo busto marmoreo opera del Canova, in seguito (1922) opportunamente trasferito al Museo Civico di palazzo Bonacossi e sostituito da una copia in gesso.

In quanto alle residue proprietà Cicognara in Bergantino, saranno ereditate dal figlio Francesco, un ludopatico inguaribile che in pochi anni le perderà sui tavoli del gioco d’azzardo. Deceduto nel 1851 senza figli, quel poco che restava veniva ereditato dalla cugina Carolina Cicognara, sposata con Gaetano Giglioli. In tal modo le carte autografe e il ricco carteggio epistolare del Cicognara entravano a far parte dell’archivio di questa famiglia. Nel 1988 le ultime eredi Giglioli cedevano l’intero complesso documentale all’Istituto Studi Rinascimentali di Ferrara che nel 2017 lo depositava presso l’Archivio Storico Comunale della città.

Immagini dell’articolo

Leopoldo Cicognara (1767-1834)
Leopoldo Cicognara (1767-1834)
Leopoldo Cicognara (1767-1834)
Leopoldo Cicognara (1767-1834)
Leopoldo Cicognara (1767-1834)
Leopoldo Cicognara (1767-1834)

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “Leopoldo Cicognara (1767-1834)”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/leopoldo-cicognara-1767-1834/

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