LA CITTÀ
Si è dileguata la nebbia mentre il sole si congeda dal giorno i palazzi, prima velati, si palesano con il loro grigiore. Poche persone camminano, incerte e lente, lungo i marciapiedi infogliati. Sono avvoltolate in sé stesse È domenica oggi. Domani saremo nuovamente desti. Lo squallore dei Palazzi dissolto dal fare del giorno. Le angosce di oggi celate. Sarà il calar della nebbia, la mia speranza.
CLESSIDRA
Clessidra che, sfuggente, misuri il tempo. Indi, ti plachi. Miro il tuo bassoventre colmo, sovrastato dal bulbo vacuo. Avverto, d’incanto, l’immensità del tempo che cessa. Anelo somigliarvi. Senza principio. Senza fine. Non morto. Non vivo.
LA VIA DEL VECCHIO OSPEDALE
La via è ornata dalle luminarie di Natale. La tenebra sta vincendo sul giorno. Le campane rintoccano vicine. Cammino ed alzo gli occhi verso le luci fioche. Cammino volgendomi alla tenebra che incombe. Cammino e il suono delle campane mi strazia. Quante volte sono stato in questa via, ora allegra, ora triste. Quante volte ho posato lo sguardo sulle finestre semichiuse delle case. Quante volte ho posato il piede incerto sul pavimento sconnesso del portico. Ad ogni passo un pensiero. Ad ogni passo un ricordo. Ad ogni passo si rinnova lo sgomento per l’eterno.
STRINGIMI
Ci sono giorni nebbiosi, che accompagnano la noia, durante i quali gli attimi felici sono radi ed il malessere più sovente. L’esistenza scorre e affievolisce, come la fiamma di una candela esausta. Non morte. Non vita. Quando tutto questo nulla mi avvampa attorno fino a sfocare il sole e la luna, prendimi per mano e stringimi. Amore mio.
ARRIVA LA BEFANA
Erano giorni sereni quelli delle vacanze di Natale. Il freddo alle finestre, la cucina economica che sobbolliva calda, profumando di cibo buono. Attendevo, trepido, la Befana. “Stanotte riva la Vecéta e la te porta el carbon.” Mi canzonava una nonna accogliente come una buona coperta. Attendevo in quella notte; dopocena, un rumore un segno… quando, d’improvviso, da un foro del soffitto, che portava il caldo buono, alla camera da letto, cadevano mandarini, noci e caramelle . In quegli istanti, la nonna era indaffarata altrove’ La lasciavo fare per vivere il mio sogno, per non deluderla. Ora, già vecchio, ho freddo, mi manca quel profumo di mandarino, quanto una coperta calda.
L’INGEGNERE
Tutta la vita a riparare crepe di muri e solai sfondati. Tutta la vita a sentirci le vite degli altri. Le virtù, i vizi, le contrarietà. Tutta la vita ad ascoltare, fra calcinacci, il respiro affannato del fare, le parole rotte dalla fatica. Tutta la vita a riparare crepe e solai sfondati. Tutta la vita a generarne altri senza sapere se, un giorno, anche il mio respiro, sarà udito, fra le crepe.
LA MIA NOTTE
Delicata, come solo la notte può essere, mi avvolgi, nel tuo manto oscuro. Conduci i miei affanni verso l’oblio, tiepido e disperato, che temo e anelo. Scoccasse un lampo a schiarirti ne sarei folgorato.
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Come citare questo articolo
Stefano Geddo. “Il cammino dell’anima”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cammino-dellanima/