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STORIA - TRADIZIONI

A colloquio con Elena Matteotti

“Sento il desiderio di avere le qualità, il coraggio e l’onestà intellettuale unite alla coerenza di nonno Giacomo”

di Donatella Girotto Marangoni e Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 40–41

Elena Matteotti, che vive a Roma, ha voluto riscoprire le proprie radici, stimolata da una permanenza al Mulino al Pizzon di Fratta Polesine. L’emozione suscitata dalla visita alla tomba di famiglia presso il camposanto e l’approccio alla Casa Museo Matteotti con le severe stanze, ancora vive del suo ricordo, hanno stabilito un intenso rapporto con il nonno, trucidato un secolo fa nel giugno del 1924.

A margine del testo “Sulle tracce del passato” di Rosetta Menarello, per i lettori del Ventaglio abbiamo rivolto alcune domande ad Elena Matteotti.

– Il Mulino è stato, come tu hai ribadito più volte un luogo importante nel tuo percorso di conoscenza della figura umana e politica del tuo illustre nonno. Cosa ti ha spinta a tornare e che cosa ti hanno comunicato queste visite in Polesine?

“Direi che mi ha spinto la bellezza della natura con le sue nebbie, il suo clima ma soprattutto il richiamo forte verso una terra sconosciuta che sto imparando ad amare. Aggiungo anche la cultura e la sensibilità di persone come voi che mi accolgono, in ognuna delle quali ho letto una storia. Queste visite mi hanno offerto davvero inaspettate prospettive, nuove opportunità per andare avanti nella ricerca e conoscenza del passato della mia famiglia”.

– Quali sono i sentimenti che provi quando ti trovi nei luoghi in cui Giacomo Matteotti è nato e vissuto?

“Provo una sottile nostalgia per non averlo potuto conoscere… Questa mi accompagna sempre, insieme al senso di appartenenza ai luoghi che ho ritrovato; ma soprattutto avverto il forte desiderio di avere le sue qualità, il suo coraggio e la sua onestà intellettuale unita alla coerenza, costi quel che costi. Avverto però anche la grande responsabilità di questa eredità che sto continuando a conoscere anche attraverso la lettura di suoi scritti e di libri a lui dedicati.”

– Quali sono i ricordi e le emozioni suscitati a Rovigo dal monumento di Augusto Murer dedicato al nonno?

“A prima vista il monumento non mi ha colpito, ma poi la scoperta di quella enorme mano mi ha parlato di un grande sacrificio come la citazione riportata sull’opera “uccidete me, ma l’idea che è in me non morirà mai” mi ha rivelato i suoi ideali. Del suo prestigioso autore, Augusto Murer, ho un ricordo personale poiché era un “amico – complice” morale e culturale di mio padre Matteo Matteotti. Sono stata ospite nella sua casa di Falcade e possiedo un bronzetto con il mio volto di tredicenne che conservo nella mia casa di Roma. Ero intimidita dalla faccia da montanaro dello Scultore che però evidenziava tutta la sua sensibilità attraverso la bellezza delle sue creazioni.”

– A che punto è la tua ricerca storica ed emotiva sulle tracce di un nonno tanto importante, e che cosa gli diresti se lo potessi incontrare?

“La mia è una ricerca iniziata da poco e sono così tante le cose da sapere e da conoscere che non posso dire a che punto sono né prevedere un tempo. È una ricerca infinita che va oltre, considerando anche il grande impatto emotivo che questo viaggio di scoperta comporta… Beh, se incontrassi il nonno Giacomo direi di prendermi per mano e darmi la forza di non arrendermi, ma impegnarmi a tramandare le sue idee di giustizia e coerenza fino alla morte”.

– Grazie Elena e arrivederci al nostro prossimo incontro…

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Come citare questo articolo

Donatella Girotto Marangoni, Rosetta Menarello. “A colloquio con Elena Matteotti”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-colloquio-con-elena-matteotti/

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