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NARRATIVA

Aladino e i diavoli

di Adriano Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 107–112

"Oh, donca! – incominciò il vecchio – A ghi da savere …. che tanti e tanti anni fa, sul far dell'inverno, più o meno in questa stagione, quando le giornate sono corte ed il freddo fa stare attorno al fuoco a fare filò, dovete sapere … "

Il vecchio interruppe la narrazione, prese un tizzone e ridiede vigore alla pipa che si era assopita. Tirò vigorosamente boccheggiando come i pesci nello stagno. Pressò con il pollice il tabacco nel fornello e, mentre si massaggiava il dito scottato, fumò con soddisfazione. Tutto fu di proposito fatto lentamente e con fare misterioso; anche la nuvola di fumo azzurrognola che si sfilacciava dalla pipa fumigò lentissimamente e si disfece nella penombra. Sagome nere danzavano sulla parete in fondo, proiettate dai bagliori della fiamma del fuoco.

Adesso, però, che la pipa aveva ripreso l'usuale gorgoglio di saliva e catrame lungo la cannuccia e funzionava ch'era una meraviglia, quelli che stavano attorno poterono sapere finalmente quello che dovevano sapere …

" … Si deve sapere, dunque, – riprese il vecchio – che al ponte del Trionaro, dove se non ci passa un uomo il primo di Genaro, non ci passa più nessuno, neppure un somaro, al ponte del Trionaro, tra il cancello delle Mase e i pagliai delle Masette, proprio lungo il Gorgo dei Mori, si diedero convegno tutte le streghe; e se qualcuno fosse stato sorpreso fuori dopo l'avemaria, alla fine di un anno sarebbe morto dannato tra spasimi orrendi e dolori terrificanti con la lingua in fuori e gli occhi schizzati dalle orbite. E i bambini – continuò insinuante – sarebbero andati a letto tutti con il naso sopra la bocca e i calcagni sul di dietro".

Adesso che tutti sapevano quello che dovevano sapere, il vecchio sorrise soddisfatto dell’effetto delle sue parole e succhiò alcune boccate di fumo che l'avvolse in modo da rendere evanescente ed irreale perfino la sua figura.

Un brivido di orrore aveva colto i bambini che già si sentivano travolti dalla minaccia; Rosa si agitò al braccio di Aladino, il fidanzato, che anch'egli si era lasciato suggestionare dal fascino della favola sbiancando in viso: già si vedeva tra le grinfie delle streghe non appena avesse messo il naso fuori dall'uscio per tornare a casa.

"A ghi da savere, – incalzò il vecchio – si deve sapere che una volta sul ponte del Trionaro vennero le streghe ed i diavoli tutti insieme. Erano così tanti che entravano perfino nelle case. La gente fuggiva per il terrore tra ululati, urla, cigolii e lamenti da oltretomba, bagliori, fuochi fatui, carezze e soffi gelidi o caldi sul viso, oggetti che volteggiavano nell'aria, figure di scheletri che passavano attraverso i muri … Tutti cercavano scampo, chi in mezzo alla campagna, chi lungo le strade, chi presso parenti, chi infine sui fienili e nelle stalle. Molti si nascosero nei pagliai delle Masette grandi come palazzi e lunghi come treni.

"Che cos'era capitato?", mi chiederete. Eh, le streghe ed i diavoli stavano litigando per la custodia delle anime o, meglio, dei corpi di quelli che erano destinati alla dannazione prima ancora di morire. Si deve sapere che quando qualcuno, specialmente i bambini, commette qualcosa che dispiace al buon Dio, perde subito l'anima; l'Angelo custode se ne va piangendo e il corpo, anche se continua a sembrare vivo, è abitato da una strega o da un diavolo custode. Noi crediamo, ad esempio, di vedere qui il nostro Aladino in carne ed ossa, invece egli vive solo perché un diavolo custode ha preso il suo aspetto, mentre l'anima è già ad arrostire da un pezzo nelle fiamme dell'inferno. Sì, noi lo vediamo vivo girare per le strade, lavorare nei campi, muoversi e parlare come uno normale, ma non è lui. Rosina, ad esempio, crede di toccare e parlare con lui, ma … Attenta, Rosa, stai toccando il diavolo!" – fece il vecchio all'improvviso come se volesse avvertirla di un pericolo.

Un brivido scosse l'uditorio, si sentì uno scricchiolio nervoso di sedie. Rosa e Aladino si scostarono come se fossero stati colti da una scarica elettrica. Aladino non respirava.

"Ma va là! – disse il vecchio – ho scherzato, non è vero niente! Ma … " Si ristabilì subito l'attenzione. " … ma quando questo accade, neppure con l'acqua benedetta e gli scongiuri è possibile liberare l'indemoniato. Avete sentito parlare qualche volta di Salvanello? Sì, proprio quello che è stato mandato sulla luna. Si racconta che una volta viveva proprio da queste parti. Ben, questo Salvanello, finché fu in vita, fu così malvagio e così corrotto, che quando venne la sua ora e si presentò 'a porta inferi', neppure Belzebù lo volle, a meno che non avesse pagato un tributo di cento anime al mese. Quanto durerà questa condanna nessuno lo sa. Si sa, però, che ogni mese con il plenilunio scende qua dalla luna, dove è stato condannato a stare per tutto questo tempo, a riempire un saccone di anime da consegnare a Belzebù e guadagnarsi così la pace eterna.

Il vecchio si fermò per fumare. Poi: "Si deve sapere che, mentre le streghe ed i diavoli stavano qua a litigare e a discutere, qualcuno fece venire l'arciprete con la cotta, la stola, l'aspersorio ed il secchiello per l'esorcismo. Fu una lotta tremenda. L'arciprete, con il sacrista che gli reggeva il secchiello ed il libro, per tutta la notte benedì le case, le strade, i campi, i boschi. Sette fiasche di acqua santa spruzzò, settantasette volte recitò il salmo, sette volte sette fu assalito da sette diavoli di fuoco e per altrettante volte arrischiò di morire arrostito. Finalmente, alle sette del mattino, tutto fu finito: i diavoli e le streghe erano stati cacciati via … ".

Si sentì un sospiro di sollievo.

" … Ma per vendetta, prima di andarsene, diedero fuoco ai pagliai delle Masette con tutta la gente che vi era nascosta. Sette giorni arsero continui, con guizzi e lingue di fuoco alti sette volte il campanile che toccarono le nuvole, e scintille e scoppi e soffi". * * *

Specialmente i bambini, quella sera, si addormentarono sognando un baillame di streghe, diavoli, gnomi, folletti, fate, vampiri, urla, ululati, apparizioni e scheletri danzanti … come il vecchio non si stancò di raccontare ancora a lungo.

Anche Aladino, nonostante tentasse di ragionare, non riuscì a liberarsi dalla suggestione. L'immaginazione rimase come soggiogata ed il fascino della magia e del mistero gli aveva fatto crescere nel profondo dell'anima un groviglio di emozioni e di sensazioni che lo rendevano irrequieto. Quando fu l'ora di lasciare la fidanzata, indugiò più del solito e la trattenne a parlare sulla soglia nella penombra della notte intenerita dal chiarore della luna che appena stava salendo all'orizzonte. Non si decideva a prendere congedo. Era svagato, preoccupato e distratto. Nonostante la vicinanza della ragazza non riusciva a distogliere l'attenzione dagli esseri misteriosi che avevano popolato la serata e che continuavano a mulinargli nella mente.

Se avesse incontrata qualche strega o qualche diavolaccio mentre era da solo nella notte lungo il sentiero sul Gorgo dei Mori che portava a casa sua? E se al ponte del Trionero ci fosse stato Salvanello ad aspettarlo? Cosa poteva fare, cosa poteva succedere? Più ci pensava e più cresceva la suggestione, poiché, quando l'immaginazione incomincia a ricamare le sue trame, uno ci fa la fine della mosca col ragno.

Senza che se ne rendesse conto, si ritrovò proprio come temeva, in sella alla bicicletta avvolto dalla solitudine della campagna appena rischiarata dalla luna che stava salendo all'orizzonte. Tutt'intorno neppure un alito; solo una leggera foschia ovattava l'atmosfera densa di umori. Conosceva bene quella campagna, sapeva a memoria ogni cespuglio, ogni sentiero, ogni albero; eppure ora gli sembrava nuova, un paesaggio rarefatto, scono109sciuto, lunare, in cui egli si trovava immerso senza sapere come. Per quanto lo riguardava, poteva essere l'unico essere vivente.

Pigiava i pedali con i sensi in tensione. Gli tornava nitidamente alla mente quanto aveva detto il vecchio: "Quando c'è la luna in cielo, bisogna stare attenti a non guardarla perché, se Salvanello di lassù se n'accorge, è fatta: verrà subito a catturare la nostra anima. Nessuno se ne rende conto perché la sua figura lassù sembra immobile. Uno lo scopre solo quando si manifesterà con un fischio prolungato, lontano. Allora non c'è più scampo ed il malcapitato, se ci riesce, farà bene a rinchiudersi in casa per sette giorni, altrimenti dovrà seguirlo all’inferno".

Aladino si mise anche a fischiettare per farsi compagnia.

L'adocchiante rossastro disco della luna ora era chiaro nel cielo; ogni tanto il chiarore si offuscava e si interrompeva per un filo di vapore che provocava … l'impressione di ombre in movimento e lo spostarsi innaturale dell'astro all'indietro. In quella stagione la campagna è da sola; non ci sono uccelli né canti di rane negli stagni né stridi di rondini, di allodole o canti di cuculi; solo qualche civetta osa muoversi a voli brevi in cerca di qualche preda uscita dal sicuro della tana e ogni tanto il suo grido di vittoria interrompe il silente riposo della piana.

"Si è mai sentito di diavoli e di streghe, di fantasmi che disturbano i poveri cristi come me? – rimuginava il giovanotto – Che male posso aver fatto per averli così tanto irritati? Che peccato posso avere sulla coscienza per meritare la dannazione con l'anticipo? Io non fumo, non bevo … Lavoro volentieri tutto il giorno. Va ben, mi scappa qualche parolaccia quando faccio la stalla e la Bisteccona non si vuole spostare per rifare la lettiera. La dico alla vacca la parolaccia. Che peccato può esserci a offendere una vacca? E poi, tutto il mio tempo lo passo con Rosa".

Il pensiero della fidanzatina lo addolcì. Si ricordò delle carezze, le parole dolci dolci sussurrate, le occhiate ed i baci furtivi a dispetto dei parenti sempre presenti. E, come un tarlo maledetto che si insinua nella mente, gli sorse il sospetto che proprio la ragazza poteva essere la causa di qualche peccatuccio di cui non si ricordava. Gli piaceva stare con lei, prenderle la mano, stringerla tra le sue braccia forte forte. Chi poteva garantirlo se qualcuno lassù non avesse scritto sul librone qualche occhiata più assassina o qualche carezza più azzardata?

"Anche se così fosse, non può mica essere così grave. Andiamo!". Non era possibile che così come si sentiva e si vedeva fosse uno schifoso diavolaccio, per un peccato di cui non era neppure sicuro di essere responsabile.

Mentre era così immerso in questi pensieri, tra le erbe secche ed i cespugli, non seppe dire dove, un raspare di lotta, un calpestio di foglie, schiocchi di rami e subito, sorta dal nulla, un'ombra, proprio davanti a lui, sul sentiero, poco prima dell'imbocco del ponte.

Fu un lampo, poi il silenzio.

"Ohooo … " – si lamentò – "Oddiomama".

Si mise a pigiare sui pedali acquistando velocità e cercando di fare il più possibile rumore. Gli venne di dare un'occhiata alla luna che adesso si vedeva molto nitida e chiara. Si mise a cantare. Adesso quello che gli usciva dalla strozza era un suono sgangherato, senza senso.

Come un'eco, un lungo modulato lamentoso miagolio o qualcosa di simile, non distinto, gli rispose. Al ragazzotto parve il ruggito di un mostro.

"Oddiomama! Salvanello! Salvanello mi viene a prendere!". Dietro ogni cespuglio, adesso, gli sembrava di scorgere il ghigno di qualche diavolone che tentava di infilzarlo; ogni albero era Salvanello stesso.

"Ohoooo …. – si lamentò – Oddiomama, Signore, quanto gogna ancora de strada? Lasciami, lasciami, non mi tirare indietro. Va via, maledetto!" – si sorprese a gridare nel silenzio della notte.

Avrebbe voluto che la bicicletta fosse una macchina volante, e potesse, mio Dio, volare via da quel luogo da incubo; invece diventava sempre più pesante e difficile da reggere. Le ruote sembravano invischiate e frenate. I pedali non offrivano appoggio per la spinta; perfidamente ad ogni giro sfuggivano via dal piede e facevano perdere l'equilibrio. E Salvanello, e i diavoli erano lì dietro …

"Mamma, mamma, aiuto!" gridava disperato.

Nella notte si sentiva l'ansimo rantoloso e disperato di Aladino e ad un tratto anche un sibilo, una specie di lugubre ululato che non smetteva di inseguirlo.

Come Dio volle, finalmente, ritrovò la sicurezza della casa paterna.

"Cosa ti è successo? Gato visto el Morosin?", lo accolse il padre, tanto i lineamenti erano alterati. Poi, quando a mozziconi il giovane riuscì a spiegarsi, il padre si mise a ridere.

"Ma guardatelo, ma guardatelo, lo spaccone che vuole andare a morosa e che ha paura ancora dei fantasmi".

Così dicendo gli tirò fuori dalla giacchetta la bottiglia del latte che Rosa gli aveva infilata nella tasca come era sua abitudine prima che ritornasse. Vi soffiò al bordo del collo. Tra la meraviglia di Aladino, come per magia, una sorta di nota greve, continua, la stessa che l'aveva inseguito poco prima, modulata secondo la forza dell'aria che entrava nell'orifizio, si diffuse nella stanza.

Ma, nonostante la rivelazione, per tutta la settimana successiva, Aladino non fu visto in giro dagli amici né dalla fidanzata.

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Come citare questo articolo

Adriano Romagnolo. “Aladino e i diavoli”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/aladino-e-i-diavoli/

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