Tra i personaggi di rilievo nel panorama culturale polesano va ricordata (e rivalutata) la figura di Amedeo Gherardini, scrittore di commedie e drammi, rappresentati con successo nella prima metà del Novecento in diverse città italiane ed estere.
Il futuro commediografo nacque a Lendinara il 6 dicembre 1871 da Luigi Gherardini e Celestina De Zaccaria. Discendeva dai Gherardini di Rasa, la cui famiglia ottenne già dal 1300 il titolo di Conti da parte della Signoria Estense, lasciato poi decadere nel corso dei secoli. Riferisce infatti Antonio Cappellini: “Rovesci di fortuna contribuirono a far dimenticare le origini nobili del casato, per cui non si pensò di rivendicare, nei modi voluti dalla Consulta Araldica, il titolo nobiliare spettante alla famiglia”.
I genitori, di modeste condizioni economiche, lo fecero studiare nelle scuole pubbliche cittadine, dove Amedeo dette prova di notevole capacità intellettiva. In seguito, grazie alla volontà di alcuni concittadini, potè frequentare le scuole secondarie e l’Università a Padova, ottenendo risultati lusinghieri. Già a diciasette anni, partecipando ad un concorso, si distingueva per un componimento in lingua italiana risultando primo in Italia. Conseguita la laurea in Scienze naturali, insegnò per brevi periodi a Parma e a Brescia. Dal 1904 lo troviamo docente a Firenze nell’Istituto Superiore Magistrale dove, per le sue capacità e per il suo animo semplice e cordiale, godè di profonda stima da parte dell’intera comunità socio-educativa.
Ad insegnare nel medesimo istituto fiorentino si trovava, a quel tempo, l’indomita Jessie White, figura di spicco con il marito Alberto Mario (morto da oltre vent’anni) del Risorgimento italiano. Anziana, ma ancora in servizio come docente e giornalista, la White dopo breve malattia morì il cinque marzo del 1906. In virtù dei suoi riconosciuti meriti patriottici, ebbe a Firenze un funerale imponente. Dopo di che fu proprio il collega Amedeo Gherardini ad accompagnare, il 16 marzo, il feretro dell’illustre garibaldina nel suo ultimo viaggio dal capoluogo toscano a Lendinara.
Valente studioso e docente, Amedeo Gherardini, pur caratterizzato da un carattere riservato, non fu alieno ad interessarsi della vita pubblica. Di questa sua attività conosciamo però ben poco, non fosse per quanto ci tramanda il suo amico Antonio Cappellini che, nelle brevi note biografiche dedicategli, sottolinea l’elezione a consigliere comunale di Firenze, avvenuta nel 1920. Tale incarico fu da lui espletato sino all’avvento del fascismo che decretò la caduta della libera rappresentanza del Comune.
Ancora, dalle notizie pervenuteci dal Cappellini, ne traiamo una sentita descrizione: “Ma il nome di lui doveva risuonare oltre la cerchia di Firenze, quale autore di drammi e commedie. Molto egli scrisse, con fede indefessa, con stile purgato. Le qualità prevalenti di lui: compostezza, probità, integrità di carattere, furono quelle che più gli hanno nuociuto, rispetto ai tempi in cui visse e operò. Perfino i suoi concittadini lo tennero in ‘non cale’, mentre egli serbò vivo e immutato l’affetto alla terra natia”.
A testimonianza dell’impegno di Gherardini restano i suoi testi teatrali, opere che andarono in scena in molte città d’Italia, tra cui si possono annoverare Milano, Genova, Torino, Firenze e Napoli. Testimone dei suoi successi fu Sabatino Lopez, critico e autore di commedie che nel 1932 scrisse: “Il Gherardini è commovente nel suo amore alla scena. L’idea di trarne un vantaggio, io penso che non gli sia mai balenata pel cervello. Scrive per un bisogno dell’anima. Poco tempo fa mi diceva: “Con orgoglio posso dire che non ho guadagnato le spese dei copioni e dei viaggi relativi a cose teatrali. Ma non me ne importa affatto”. Amedeo Gherardini è un puro, e nemmeno qualche successo clamoroso è riuscito a guastarlo e nemmeno a levargli di dosso quel che di candido, di quasi infantile che lo distingue fra gli scrittori di teatro. Questa purità, questa bontà, questo candore si trovano nell’opera sua, perchè egli, magari raffigura i peggiori tipi di sfruttatori, di egoisti, di arrivisti, ma fa sempre trionfare il bene; un bene alto, un bene non fatto di ricchezza, di potenza, di successo, ma di altezza morale, di soddisfazione della coscienza, di raggiungimento di un ideale. Anche il vinto, nel suo dramma, non è mai uno sconfitto e ha qualche cosa di che compiacersi, di che rilevarsi”.
Un altro commento, d’aiuto nella comprensione dell’artista e della sua opera, ci viene da Lorenzo Ruggi che, in merito al dramma Transfuga del 1921, scrive: “Transfuga fu dato per la prima volta da Zacconi parecchi anni or sono e fu, se non erro, concepito e scritto quindici anni fa. Nacque fortunato e conseguì il successo… alla garibaldina, cioè di colpo. Tuttora si rappresenta e fu dato anche all’Estero – a Madrid, a Barcellona, al Messico. Dunque è piaciuto. Questo è l’elogio migliore che può farsi del dramma, non tanto per aver resistito al tempo, quanto pel fatto che, pur essendo stato concepito come lavoro d’attualità (erano i giorni dei famosi scandali di Minerva) ebbe ed ha egualmente in sè stesso quel tanto che basta per interessare e piacere ai pubblici di tutti i tempi e di tutti i paesi (…)”.
Scriveva, infine, il critico teatrale del Corriere della sera a proposito della rappresentazione avvenuta nell’aprile del 1926 all’Olimpia di Milano, della commedia drammatica Una dinastia: “in questo dramma sono due scene (una alla fine del secondo atto, l’altra a quella del terzo) scritte con piglio robusto e con ardire di battuta, animate da un soffio di sincera umanità, svolte con chiara progressione verso il sicuro effetto teatrale. Esse denotano nel Gherardini una perizia della scena salda, forte e sonora”.
Oltre alle citate opere Transfuga e Una dinastia, Amedeo Gherardini scrisse altre commedie: Il Nido e lo sparviero, L’ultimo sogno, L’assente, I Figli, La Villa dei Gigli, Focolare spento, Verso la vetta, La Valle fiorita, Al di sopra di noi (opera premiata al Concorso Nazionale del dopolavoro Anno XII), Raggio di sole, Focolare spento, La volontà della specie, L’ombra di Tristano, Bagliori di crepuscolo, Balilla attraverso i tempi.
Nella collana Il Buon esempio (editore A. Vallardi Milano) ha inoltre pubblicato numerosi raccontini destinati ai fanciulli, raccolti in graziosi volumetti. Da ricordare inoltre un volume, pubblicato a Badia Polesine nel 1912, dove lo scrittore raccontava il pensiero e l’opera dell’insigne medico polesano Nicola Badaloni.
Delle opere di Amedeo Gherardini si interessò anche la radio. In particolare il 27 gennaio del 1938, a la “Prosa Radiofonica EIAR”, venne trasmessa la commedia in 3 atti dell’Assente con Stefania Piumatti, Cele Abba, Adolfo Geri, Esperia Sperani, Regia di Alberto Casella e in seguito altre opere ancora furono trasmesse, interpretate da Ermete Zacconi e da Alfredo De Sanctis.
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Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “Amedeo Gherardini (1875-1945)”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/amedeo-gherardini-1875-1945/