La storia dell’Abbazia della Vangadizza è ben nota, e molte sono le pubblicazioni che la riguardano.
Le prime tracce del complesso monastico risalgono all’anno 954 con l’istituzione della “Scola Sacerdotum” da parte di Almerico II e la moglie Franca. Il piccolo nucleo monastico si sviluppò con ulteriori donazioni da parte di Berengario ed Adalberto (961), Ugo, Marchese estense (966) e Azzo II (1097).
Nei secoli successivi l’Abbazia incrementò la sua influenza divenendo di fatto un significativo complesso spirituale e territoriale, con un Abate che rispondeva direttamente al Papa.
Il declino dell’Abbazia ebbe inizio con il dominio della Repubblica Veneta (1789) e la successiva vendita ai francesi nel 1797 decisa da Napoleone. I monaci vennero definitivamente cacciati nel 1810.
Fu così che l’abbazia divenne una piccola isola di terra francese in Italia e i proprietari la sfruttarono senza preoccuparsi della conservazione del complesso storico.
Del più significativo dei monumenti di Badia Polesine non poteva non interessarsi lo storico Eugenio Baruffaldi (1862-1944). L’insigne studioso – nel secondo volume della sua trilogia manoscritta “Note Badiesi”, recentemente donato al museo di Badia Polesine – dedica più di un intervento alla storia dell’antico complesso, di cui qui di seguito ne proponiamo due: il primo fa luce sulla cessione da parte dei proprietari francesi di una parte del complesso ormai degradato al Comune di Badia; il secondo richiama l’attenzione sull’incuria caratterizzante i resti dell’antico monastero.
I Francesi vendono il primo pezzo di Abbazia
Ecco il testo riportato nel manoscritto di Baruffaldi
Preliminare di vendita dell’area dell’ex chiesa della Vangadizza e del relativo ex sagrato al Comune di Badia.
Badia Polesine, questo giorno di venerdì 28 (ventotto) marzo 1884 (ottantaquattro) nella stanza ad uso tinello del Conte D’Espagnac, abitato dal sig. Caio Sghedoni
Si sono riuniti i signori
Carlo Onorato Conte D’Espagnac fu Carlo Amabile
Migliorini Lorenzo – assessore municipale.
Dal Fiume Ing. Arturo
Picinali Francesco – consigliere comunale
Rossi Cav. Giuseppe, cessato sindaco di Badia, consigliere municipale
Migliorini Ing. GioBattista
Tappari Avv. Cav. Francesco
Alla presenza di tutti gli intervenuti il signor Conte Carlo Onorato D’Espagnac, divenuto già definitivo deliberatario del lotto terzo dei beni spettanti agli Eredi del fu Carlo Amabile D’Espagnac
Dichiara
Di cedere e trasfondere coll’immediato diritto di possesso giuridico e materiale al Comune di Badia Polesine, la vecchia Cappella della soppressa Abbazia della Vangadizza, il Campanile, con annessi e connessi, e cioè Campane e orologio. Cede inoltre il predetto Sig. Conte D’Espagnac al Comune medesimo tutto il piazzale, nonché porzione del terreno prospettante la Cappella ed il Campanile di mq 2020,13 a base della misurazione fatta dai Sig.ri Ingeneri Dal Fiume Arturo e Migliorini Giovanni Battista.
Il Comune di Badia assumerà la conservazione dei monumenti storici e la custodia dei medesimi, nonché del pozzo che si trova nell’area ceduta. Cede parimenti il detto Sig. Conte D’Espagnac le due tombe che si trovano sotto il chiostro del monastero.
Il prezzo della cessione fatta dal Sig. Conte D’Espagnac, dietro misurazione eseguita dai prenominati Sig. Dal Fiume e Migliorini, viene fissata e stabilita in ragione di lire una e centesimi cinquanta (1.50) al mq ed essendo mq 2020,13 il prezzo complessivo ammonta a £ 3030,19.
Si dichiara transata la lite promossa dal Comune di Badia Polesine contro gli ederi D’Espagnac, di cui la citazione usciere Frumato.
Letto, confermato e sottoscritto C.te Carlo Onorato D’Espagnac, Lorenzo Migliorini, Arturo dal Fiume, Giuseppe Rossi, Francesci Picinali, Francesco Tappari,. Testimonio GioBattista Migliorini,
Al presente preliminare fu data regolare ratifica con atto stipulato dal Notaio Miotto il 9 aprile 1889.
Prima non avendo potuto legalmente comprovare la sua eredità il Conte D’Espagnac, e per altre pratiche d’ufficio da parte del Comune.
In questo modo il Comune di Badia divenne proprietario del primo pezzo di Abbazia (quello più disastrato) e del piazzale. Alcune curiosità si evincono dal documento di cui, forse, pochi sono a conoscenza: il campanile della Vangadizza aveva anche un orologio ed esisteva anche un pozzo nel contesto dell’area ceduta. Di ciò oggi non ve ne è più traccia.
Il degrado dell’Abbazia
Dalle colonne del Corriere del Polesine nel 1893 Eugenio Baruffaldi denuncia lo stato di pauroso degrado del famoso monastero camaldolese, la sparizione di reperti importanti e la sostanziale situazione di indifferenza della città e dei suoi abitanti. Ecco il testo.
Per i ruderi della Vangadizza.
Due parole sullo stato deplorevole in cui sono tenuti gli avanzi della Chiesa della Vangadizza, che sono dei più pregevoli che si possano trovare nel nostro Polesine. Questo monumento, che ricorda, più che gli albori, un vero periodo di grandezza del monastero e di benessere economico e morale della popolazione ad esso soggetta, è quanto resta di una chiesa preziosa per arte e per memoria, demolita circa prima del 1840 (senza che nessuno sorgesse a protestare contro quel vandalismo) da un agente dei Conti d’Espagnac, ai quali non spettava alcun diritto sulla chiesa, dovendo essa esser tenuta aperta al culto e non essendo compresa nei beni confiscati al Monastero. Purtroppo, anche allora come adesso, i miei concittadini, gente assai pratica e oltremodo industriosa, mostravano una grandissima apatia per ciò che riguarda la storia e le tradizioni della loro città, talché, invece di far convenienti restauri all’antico tempio, lasciarono che fosse demolito da chi avea fatte ben altre promesse alla Municipalità.
[…] Oltre alle fenditure, alle quali convien porre riparo, vi sono degli sconci che bisogna togliere. È indecente, anzi vituperoso, quel casotto addossato alla cappella sul quale a caratteri cubitali è scritto: Cessi Pubblici.
Non è bello certo di veder all’interno ammassata una quantità di legname, di attrezzi e di certe pertiche lunghe che, arrivando fino all’arcata, possono assai facilmente guastare gli stucchi, non privi di pregio, sui quali intanto si forma una bella incrostazione di polvere e tra i quali un entomologo può fare lunga provvista di ragni di specie diversa, a giudicare dalla grande e varia quantità di tele dell’industriosa bestiola. E dove è ito un terzo sarcofago di marmo greco, scolpito in stile gotico che ancor non è molto tempo si vedea in un angolo dell’area dell’antica chiesa? Che sia stato utilizzato, che so io, fors’anco per abbeveratoio? Certo che ricoperto di lebbra e di musco fu assai trascurato, ma ciò non toglie che sia opportuno rimetterlo presso gli altri due. Di questa mancanza, mi accorsi in una recente visita a quelle rovine tanto a me care.
L’articolo prosegue con una durissima disquisizione su una “porcheria” di restauro effettuata su un pinnacolo del campanile danneggiato da un fulmine, dove “un capomastro”, anziché ripristinare come gli altri tre, vi aveva posto sopra una bella palla di cemento. (Ora questo scempio non c’è più, evidentemente alla segnalazione del Baruffaldi venne posto rimedio, ma solo molto tempo dopo).
Lo storico conclude lanciando un appello affinché si provveda ad assicurare la conservazione e il decoro del pregevole monumento, certo che, se qualcuno visiterà allora quegli avanzi, si farà un migliore concetto della popolazione, di quello che invece se lo può fare chi li avesse per avventura a visitare adesso.
Padova 14 luglio 1893 A.E.B.
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Come citare questo articolo
Giorgio Soffiantini. “Annotazioni sulla Vangadizza”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/annotazioni-sulla-vangadizza/