Guido Rizzati è nato a Trecenta da una famiglia di agricoltori il 2 Aprile 1938. Ha frequentato le elementari e non ha potuto per ragioni economiche proseguire gli studi, anche se, oramai adulto, è riuscito a ottenere il diploma di Media Inferiore.
Personaggio eclettico, curioso, ha svolto numerosi mestieri e, al raggiungimento della pensione, si è stabilito a Rovigo, dove già risiedevano il figlio e i due nipotini.
Poiché – dichiara – “di imparare cose nuove non ho perso il vizio”, per non annoiarsi si è dedicato a studiare alcuni avvenimenti storici del suo paese natale. Da queste ricerche ha ricavato e pubblicato “Adolfo Azzi il fedele Allievo”, “Per i Trecentani Nicola Badaloni è un Santo Laico” e “La mia Trecenta”. Storie e notizie di una parte della nostra terra polesana, da cui è tratto un racconto pubblicato sul numero 41 di “Ventaglio 90”: La tragedia del “Giaron”.
Lo abbiamo intervistato proprio sugli avvenimenti da lui descritti nelle sue ultime due opere, relativi agli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale ed al coinvolgimento in essi del Senatore Badaloni.
– Signor Rizzati: perché si è dedicato allo studio di quei giorni, che sono poi anche gli ultimi della vita del Senatore Badaloni, che, ricordiamo, è morto a Trecenta il 21 Maggio 1945, vale a dire appena un mese dopo la fine della guerra?
“Anzitutto la figura del Prof. Badaloni, (è ancora il ‘Professore’ tra la gente di una certa età dell’Alto Polesine), ha segnato la vita di tante persone che vivevano una esistenza di stenti e di miseria, colpiti dalla pellagra e spesso al livello di pura sopravvivenza. Il Professore dedicò a loro tutta la sua vita di Medico, scegliendo di vivere in una condotta di paese agricolo, mentre con la sua scienza professionale avrebbe potuto farsi ricchezze e fama in grandi città. Le rappresentò inoltre anche prima come Deputato e poi, dal 1920, come Senatore del Regno, portando la voce dei più deboli ed indifesi nel Parlamento, rivendicando il diritto dei più poveri ad avere una vita dignitosa; più che una funzione fu un apostolato tendente a migliorare le condizioni di gente che viveva in uno stato di abbruttimento sia morale che materiale.”
– Perché lo definisce un santo laico?
“Ho avuto la fortuna di conoscere tanti testimoni della vita del Professore: non fu mai un estremista, ascoltava tutti e per tutti aveva una parola buona, oltre che curare praticamente senza ricevere soldi, anzi spesso dando di quel poco che aveva a chi aveva meno di lui. E’ morto povero tra la gente che lo amava e alla quale aveva dedicato tutta la sua vita. Fu un esempio di amore per il prossimo, tolleranza, onestà e profondo rispetto per tutti; gli ho dedicato la mia ricerca che mi ha spinto a dire che ‘E’ un Santo laico’.”
– Perché ha deciso di raccontare, assieme ad altri eventi e a suoi ricordi personali, gli ultimi giorni della guerra e il coinvolgimento del Professore in quei tristi momenti?
“Credo sia indispensabile premettere che negli scritti dedicati al mio paese e ai miei ricordi personali ho talvolta lasciato correre la mia fantasia, ma sempre avendo come punti fermi di riferimento gli episodi di una realtà vissuta e raccontata da testimoni o attori di quanto raccontato. Il periodo che va dall’8 Settembre del 1943 alla Liberazione dell’Aprile 1945 è stato anche nella nostra terra funestato da tragici episodi di guerra fratricida e di assurde violenze. La strage di Villamarzana è l’esempio più visibile e conosciuto, ma proprio negli ultimi momenti della guerra, quando il fronte stava crollando e si era al “si salvi chi può”, proprio a Trecenta si verificò un episodio poco conosciuto che ho voluto raccontare attraverso il ricordo dei testimoni e nei quali anche Badaloni fu coinvolto”.
– Ce ne parli
“La casa dove viveva il dott. Badaloni a Trecenta era sulla strada della ritirata delle truppe tedesche e dei repubblichini, che, essendo oramai certi della loro sconfitta, si temeva volessero vendicarsi colpendo un uomo che rappresentava un mondo opposto al loro che stava crollando sconfitto. Per questo motivo, amici fidati e discepoli convinsero il Senatore a trasferirsi al di là del Tartaro, in un rifugio molto più sicuro della sua casa, nella quale si erano installati i nazisti in ritirata.
Certo Badaloni, che era ancora perfettamente lucido anche se quasi cieco e in scadenti condizioni di salute, capiva che quei tragici momenti mostravano l’aspetto peggiore dell’uomo: l’odio, la sopraffazione verso gli avversari, dolori e morte verso tutti, sentimenti che egli aveva sempre combattuto nella sua lunga vita con l’esempio e l’attività giornaliera.
Spostare una persona in quelle condizioni fisiche e in quel contesto caotico significava provocargli un grosso stress, ma diventava necessario agire come fecero coloro che lo portarono al sicuro”.
– Così il Professore si salvò
“Ma c’è un episodio particolare, che mi è stato riferito da chi era presente nell’abitazione dove era stato portato Badaloni. Quando successe il tragico evento dell’omicidio dei ragazzi presi dai nazisti nella sua casa di Trecenta (e del quale non fu mai messo a conoscenza ), il Professore si mostrò molto agitato, cosa strana per lui sempre così calmo. Forse è stata una coincidenza, ma mi fa piacere credere che lui ‘sentisse’ che qualche cosa di tragico stava succedendo in quel momento. E poi ci fu l’episodio dell’omicidio in Municipio, ancora poco studiato e conosciuto e che mi sono riservato di approfondire.
Erano episodi di sangue e di dolore che erano troppo lontani dai profondi sentimenti di amore e di rispetto reciproco che legavano Badaloni alla sua gente. Per questo ho immaginato quanto potesse soffrire nel ‘sentire’ ciò che stava accadendo. Mi è stato insegnato che Santo è colui che dà amore al proprio prossimo secondo l’insegnamento di Gesù Cristo.”
– Dunque secondo lei Badaloni può essere considerato un santo.
“Badaloni si proclamava laico non credente, ma ammirava coloro che avevano la Fede che lui non aveva; amava il prossimo, lo aiutava e gli era vicino nelle sue difficoltà. Questo è l’insegnamento del Cristianesimo, la base della nostra civiltà, il sentimento che il Senatore condivideva pienamente con Don Graziano Lucchiari, Arciprete di Trecenta in quegli anni (‘Monsignor’ per noi trecentani di una certa età).
Erano due personaggi che rappresentavano due mondi diversi, ma nei quali l’amore per il prossimo era la strada principale da seguire, senza discussioni e tentennamenti. Era ed è la strada che porta a Dio per chi crede, alla Redenzione dell’Umanità per chi è senza fede, ma in ogni caso penso sia il percorso obbligato per i veri uomini. Ecco perché ritengo che Badaloni fosse un ‘Santo laico’.”
Ringraziamo il signor Rizzati per questa sua conversazione, che ci permette di conoscere e capire meglio, attraverso i suoi scritti, un angolo della nostra terra polesana.
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Come citare questo articolo
Stefano Fantinati. “Badaloni, un santo laico”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/badaloni-un-santo-laico/