Manca poco al concerto, ultima ripassata alle Trombe (l’instabile meteo primaverile, sul far della sera, regala un repentino mutamento di temperatura e di umidità) e le ance, appena accordate, eccole che si spostano di nuovo: «Se rinasco… metto su una fabbrica di macchine da cucire a Taiwan!». In questa frase, che ricordo sempre con un sorriso, si racchiude una delle battute più ricorrenti dell’Amico e Maestro Carlo Barbierato col quale ho condiviso più e più sessioni di accordatura quando ci si dava una mano nell’organizzazione dei concerti. E cosa c’entrano le macchine da cucire? Nulla, naturalmente. Ma la battuta – tra ance, grucce, piedi, cunei, tiranti, ecc. – aveva il suo perché e si sposava benissimo con quello humor tutto speciale che, chi ha conosciuto davvero Carlo, non può non ricordare.
La notizia della sua prematura dipartita, sul finir di dicembre scorso, ha lasciato tutti sgomenti: tanto più che, dopo tante lotte e vicissitudini in conseguenza del terribile incidente stradale di settembre 2017, pareva le cose stessero infine migliorando.
Carlo Barbierato era davvero uno degli esempi, forse rari nell’umanità odierna, nei quali si poteva riscontrare assoluta identità tra vita, passioni e lavoro. La musica organistica e l’Organo come strumento e opera d’arte ad un tempo, erano – per Carlo – tutto: rappresentavano i suoi studi, il suo lavoro, le sue ricerche, la sua attività artistica, il suo hobby, le sue collezioni e il suo lascito.
Andiamo con ordine.
I suoi studi
Nel 1990 si era diplomato in organo e composizione organistica sotto la guida dei Maestri Pierluigi Comparin e Mons. Luigi Pieressa. Per essi Carlo nutriva una vera e propria venerazione. La sua attività di organista era iniziata a Polesella molti anni prima: infatti sin dal 1977 era titolare presso la Basilica di S. Maria del Rosario.
Il suo lavoro
A seguito di concorso nazionale aveva ottenuto la cattedra di Organo complementare e canto gregoriano presso il conservatorio “Don Lorenzo Perosi” di Campobasso: ruolo tenuto dal 2000 per diciotto anni.
L’intensa attività concertistica, che Carlo portava avanti con deciso entusiasmo, lo ha portato ad esibirsi in centinaia e centinaia di concerti in Italia e in Europa. La sua proverbiale dedizione all’Ottocento Organistico Italiano (Padre Davide da Bergamo, Giovanni Morandi e Vincenzo Petrali avevano un posto speciale nel suo cuore) ha contribuito alla conoscenza e alla diffusione di questi autori fino a qualche tempo fa decisamente “non standard” in quanto non conosciuti, non eseguiti, fors’anche non apprezzati. Grazie a loro Carlo ha fatto accostare alla musica organistica e sacra un pubblico che, diversamente, non si sarebbe avvicinato.
Le sue ricerche
Il repertorio e gli strumenti: i due pilastri fondamentali dell’attività di Carlo. Strenua ricerca di spartiti, scambio di partiture fra colleghi, indagini d’archivio, pubblicazioni, smisurato amore per il patrimonio organario.
Carlo conosceva a memoria il quadro fonico praticamente di tutti gli strumenti polesani; per anni si è dedicato al loro studio e alla loro catalogazione. Dal 2001, è stato referente della Regione Veneto per la catalogazione degli Organi Storici diocesani. Ha pubblicato composizioni organistiche e scritti di storia organologica: in particolare ha curato il capitolo del Volume “Diocesi di Adria-Rovigo” (facente parte della Collana “Storia Religiosa del Veneto”) dal titolo “Un patrimonio poco conosciuto. Organi e organari” in cui, per la prima volta, è stata pubblicata un’esauriente mappatura degli strumenti esistenti.
Quale referente diocesano per gli organi musicali, si è adoperato per il restauro di tantissimi strumenti con una professionalità e con un rispetto filologico che ha tuttora molto da insegnarci; instancabile nell’intrattenere rapporti e nel gestire contatti fra parroci, diocesi, enti finanziatori, case organarie; il tutto sotto il faro luminoso di inscalfibile onestà culturale, procedurale e gestionale.
La sua attività artistica
Si è già scritto dei molti concerti tenuti da Carlo. L’attività che vogliamo ora ricordare è invece quella legata alla direzione artistica delle due rassegne principali: i Concerti d’Autunno e i Concerti di Primavera. Le rassegne erano così descritte: musiche organistiche e corali tra Settecento e Novecento per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio organario del territorio diocesano di Adria-Rovigo e per la diffusione della musica sacra strumentale e vocale.
Musica, organi, territorio: il file rouge di quarantasei rassegne dirette da Carlo. La prima risale al 1992 quando, con soli quattro concerti in calendario, ebbe inizio la lunga avventura. Già nell’anno 1998 le parrocchie desiderose di aderire erano diventate così numerose da non riuscire più a gestirle all’interno di un unico ciclo; fu così che, a fianco dei Concerti d’Autunno, nacque la rassegna “gemella” dei Concerti di Primavera: un totale di 494 eventi musicali!
Oltre a queste è poi nata la rassegna Estate Organistica a Santa Maria in Punta, tutta dedicata al meraviglioso strumento di quella chiesa. Ma i concerti organizzati sono ancora di più se si considera che, in occasioni speciali (quali ripristini o restauri di strumenti, anniversari di inaugurazione, ricorrenze particolari, ecc.) spesso venivano organizzati, fuori rassegna, cicli ad hoc di due o tre concerti.
Preminente poi, nella sua attività, la questione relativa alla musica sacra, intesa come simbolo di cultura e bellezza nella Chiesa.
A Carlo stavano particolarmente a cuore le parole di Papa Benedetto XVI che, già da Cardinale, aveva scritto: «Una Chiesa che si riduca solo a fare della musica “corrente” cade nell’inetto e diviene essa stessa inetta. La Chiesa ha il dovere di essere anche “Città della Gloria”, luogo dove sono raccolte e portate all’orecchio di Dio le voci più profonde dell’umanità. La Chiesa non può appagarsi del solo ordinario, del solo usuale: deve ridestare la voce del Cosmo, glorificando il Creatore e svelando al Cosmo stesso la sua magnificenza, rendendolo bello, abitabile, umano»¹. Parole che ci fanno ricordare l’amore di Carlo per la liturgia, per la musica sacra nel contesto liturgico, per il coro; anzi: per i cori che con competenza e dedizione ha seguito in tanti anni di attività.
Il suo hobby
Carlo, nel (poco) tempo libero, si dedicava alla cura e al restauro di vecchi pianoforti e soprattutto di harmonium (altro interessante strumento del quale propugnava l’uso e la riscoperta); era, la sua, una passione a tutto tondo. Dava una mano anche in quelle parrocchie dove, non essendo possibile organizzare un concerto organistico (per non buone condizioni dello strumento), lavorava tuttavia per renderlo almeno fruibile nell’uso liturgico. In ogni parrocchia da lui frequentata riusciva sempre a costituire un gruppetto di “amici dell’organo”, una sorta di task force di volontari che di lì in poi, conoscendo meglio lo strumento, avrebbe avuto maggiore consapevolezza e capacità nel prendersene cura.
Le sue collezioni
Negli anni Carlo era riuscito a mettere da parte una raccolta assai considerevole di strumenti. La collezione, iniziata quasi per gioco, è poi diventata talmente sostanziosa da far nascere in lui l’idea di dar vita ad un vero Museo. In relazione a quest’ultimo, con l’aiuto di una cerchia ristretta di autentici amici e veri appassionati, aveva già cominciato a lavorarci, a studiare tempi, modalità, ubicazione, collaborazioni di enti e di privati.
Il materiale a disposizione è effettivamente notevole: harmonium, pianoforti, pianopedali, organi positivi, clavicembali, organi elettronici, organi Hammond, ma anche: trombe, tromboni, corni, ocarine, fisarmoniche, spartiti, dischi, libri…
Il suo lascito
Scriveva Sofocle: della vita di un uomo non si può dire se essa sia stata misera o felice prima che essa sia conclusa². E noi? Dopo tanti anni di amicizia e di condivisione, dopo tanta musica fatta assieme, dopo tante accordature, dopo tante cene e tanti viaggi, anche dopo tanti rimproveri (Carlo si trascurava sempre, si accollava troppi impegni e non dava mai retta ad amici e parenti che gli ordinavano di riguardarsi), che cosa possiamo dire? Che bilancio possiamo stilare? Quale bagaglio ci resta? Sapremo portare avanti le sue idee e dar compimento alle sue intuizioni? Chiunque l’abbia conosciuto e stimato sa come rispondere.
Carlo, grazie al cielo, di Amici ne aveva molti; in tanti gli sono stati vicino soprattutto nell’ultimo difficile anno. I frangenti vagliano gli amici come il fuoco l’oro³ e Carlo ha davvero potuto toccare con mano la verità di questa sentenza. Se da un lato lo amareggiava il vedere che tante amicizie erano di facciata e finalizzate all’ottenimento di servigi musicali (molti, in un anno e tre mesi di convalescenza, non hanno trovato mezz’ora per fargli visita), dall’altro il duro periodo della sofferenza gli ha fatto riscoprire il vero significato dell’amicizia autentica, quella che nulla chiede e nulla pretende. Ci sono stati amici e colleghi che non hanno esitato a percorrere mezza Italia pur di andarlo a trovare, altri si sono dati da fare per rendere la sua convalescenza (all’ospedale e a casa) meno difficoltosa: questo lo ripagava in modo indescrivibile. Carlo, la cui modestia era antonomastica, che schivava gli applausi, che si definiva “allergico ai lati corti delle tavole” (non si metteva mai capotavola), che musicalmente si riteneva una nullità (pur avendo consacrato la vita ad Euterpe) ha visto infine – nel momento della prova – chi davvero gli era amico.
Sicuramente abbiamo imparato molto e altrettanto siamo cresciuti insieme a lui.
Non solo perché la cultura di Carlo era davvero vasta (gli studi liceali, gli insegnamenti della zia e del papà, la spiccata intelligenza e lo studio personale e sistematico avevano un peso), non solo perché con le rassegne concertistiche ha tracciato e indicato una strada, non solo perché con quanto da lui collezionato e raccolto in tanti anni ha gettato le basi per un futuro museo, ma soprattutto perché Carlo ha rappresentato, a tutti gli effetti, un maestro vero.
Il mondo dei “maestri”, dopotutto, si divide in due grandi categorie: quelli che insegnano perché hanno da trasmettere qualcosa; quelli che insegnano per dimostrare la loro bravura. Si può imparare tanto dai primi quanto dai secondi; ad entrambi la mente di chi desideri apprendere può concedere ampio tributo e profonda riconoscenza; tuttavia solo ai primi è concesso albergo eterno nel cuore.
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Come citare questo articolo
Giovanni Chioldin. “Carlo Barbierato (1964-2018)”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/carlo-barbierato-1964-2018/