Non importa essere artisti di professione per destare l’interesse e l’ammirazione del pubblico. Si può disegnare, dipingere, scolpire, modellare anche da “amatori” e ottenere un migliaio di visite contraddistinte da ammirazione e complimenti.
Ne hanno avuto prova Danillo Burin, Emanuele Galuppo, Gianni Morini e Vincenzo Valsecchi nelle due settimane a inizio marzo, grazie all’esposizione “Ombre d’arte”, rassegna organizzata dal gruppo culturale spontaneo omonimo, con il patrocinio del Comune di Rovigo, del Conservatorio Francesco Venezze e la collaborazione dell’Associazione Polesana della Stampa. Nell’occasione la sala Pescheria Nuova di Corso del Popolo a Rovigo è diventata un contenitore culturale centro di una serie di iniziative che spaziavano dall’arte figurativa alla letteratura e al giornalismo, con interessanti “contaminazioni” musicali di amici ospiti nel segno di Jazz, Blues e Pop.
Attenzione concentrata su 80 opere, 71 quadri e 9 sculture, in particolare sui lavori di quattro professionisti rodigini, Danillo Burin, Emanuele Galuppo, Gianni Morini e Vincenzo Valsecchi, che, uniti dalla comune passione per la musica, spesso tema di quadri e sculture, e vestiti i panni di pittori e scultori, hanno dato vita ad una collettiva molto stimolante. Si andava dalla visione figurativa di Burin a quella onirica di Galuppo, dalle opere in ferro, ma non solo, di Vincenzo Valsecchi, all’astrattismo di Gianni Morini. Opere intense, ricche di significato, che hanno rappresentano il sentire e l’animo degli autori accoppiandole all’indubbio talento e a una tecnica sorprendentemente avanzata per “non professionisti”. Le pareti dei due piani della sala sono state ravvivate dal colore e dalle elaborazioni artistiche, in un mix che ha accontentato i vari generi, dove ognuno ha potuto trovare ciò che più ha sentito vicino a sé. Tutte le opere hanno segnalato la freschezza delle proposte tematiche e la volontà di esprimere nell’arte il modo di sentire e vivere la vita, il pensiero, le sensazioni e le emozioni.
Di Emanuele Galuppo ha colpito i visitatori la capacità di cambiare stili e le visioni (passando dall’olio all’acrilico) realizzando profili e ritratti con forti personalizzazioni. La sua è l’espressione di una realtà “sezionata” con forte componente onirica. Nella scelta del soggetto punta generalmente a focalizzare una figura reale e a collocarla in un ambiente spesso irreale. E’ molto ampio l’uso del colore, sempre su toni caldi, mai violenti.
Gianni Morini, è, dei quattro, il più giovane quanto ad attività pittorica. Con tele e pennelli realizza il suo intenso desiderio di espressione come un piacere personale, un modo per rilassarsi. Il manifesto artistico è: metto in evidenza ciò che non c’era: il bianco è diventato colore. Sovrapporre i colori, secondo l’istinto, è una sovrapposizione di emozioni. Si ispira palesemente a modelli quali Pollock, Kandinsky e Mirò, facendo valere la sua abilità nel disegno geometrico. Non certo un realismo figurativo, bensì una forma di accademismo colto che nasce e si svolge mediante la ricomposizione di colori alla ricerca di nuove soluzioni cromatiche. Emergono dunque i volti dell’artista geometrico e rigoroso accanto a quelli dell’originalità e della sperimentazione. Segno e colore come due versioni della stessa anima.
Quando Vincenzo Valsecchi, 42 anni fa, si cimentò nel suo primo lavoro artistico (dopo i ritratti degli insegnanti con i gessetti sulla lavagna) scelse la strada più originale, la scultura con martello e scalpello nello zucchero solidificato: una testa di San Pietro. Segue la strada più tradizionale con il Cieco Omero del 13 giugno 1977, quindi la pittura nel 1983. Musicista molto noto sulla scena nazionale e locale, Vincenzo Valsecchi è tornato alla ribalta con la lavorazione del filo di ferro. Piegato, tagliato, modificato, elaborato. Materiale duttile, è plasmato da Valsecchi sulla base delle sue idee e della sua creatività. Inoltre, le sue elaborazioni gli permettono di produrre con un filo accoppiato a una fonte di luce, una serie di proiezioni su fondo bianco, variabili a seconda di idee, sentimenti e creatività. Da ottimo jazzista, Valsecchi parte da un tema iniziale e lo rielabora utilizzando oltre alla materia ferrosa anche legno, argilla sintetica, marmo, sasso, supporti e armature delle varie composizioni. La proiezione diventa componente fondamentale dell’opera e, grazie ad essa, ognuno può ottenere sfaccettature personali in grado di rappresentare la realtà artistica proposta dall’autore.
Danillo Burin si è mostrato autore dotato di tecnica artistica, un fotografo che al posto della macchina fotografica usa il pennello, un ricercatore e uno sperimentatore con evidenti influssi impressionistici. Dal professor Angelo Prudenziato a Loris Rossi, ha tratto insegnamenti così come dal disegno tecnico imparato all’Università. Non sarebbe bastato per produrre ritratti, paesaggi di sicuro impatto se non vi fosse una profondità intellettuale e una capacità espressiva evidenziata dalla contrapposizione sulla tavolozza con il suo carattere schivo e riflessivo. Quando dipinge lo fa in apnea: si estranea, inizia e finisce. Soggetti molto diversi, mai preordinati. Dipingere è quasi una sfida con sé stesso. Si chiede: sono capace di farlo? Appena quel tipo di quadro lo soddisfa cambia soggetto. E’ l’artista dei cipressi o pioppi rossi: il rosso lo caratterizza non soltanto con i gruppi musicali.
Con i quattro di Ombre d’arte hanno esposto: Alessandro Lombardo, Stefano Pastore, Eddy Renesto, Sandra Bazzan, Antonio Carrara, Daniela Carotta, Francesca Lavezzo, Maria Grazia Piccolo, Erika Patracchini, Silvia Gazziero, Davide Rossato, Ivana Nicolodi e Viola Barin.
A latere, oltre alla riunione del Sindacato giornalisti del Veneto alla presenza del segretario nazionale Fnsi Raffaele Lorusso, sono stati organizzati incontri letterari in collaborazione con l’Associazione Polesana della Stampa. Sono stati presentati i libri: “Ho fatto centro” di Marco d’Incà con la partecipazione di Oscar De Pellegrin, oro paraolimpico nel tiro con l’arco, presentati da Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato giornalisti del Veneto. “Dicotomia d’amore” di Riccarda Dalbuoni, che con Nicoletta Canazza e Nicola Chiarini ha aperto un dibattito sui rapporti tra l’universo femminile e quello maschile. “La vita che mi spetta” di Andrea Priante, giornalista del Corriere del Veneto, con Gabriele Andriotto, un episodio di cronaca polesana narrato e sviscerato in tutte le sue sfaccettature.
Un’esperienza apprezzata da ripetere.
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Come citare questo articolo
Maurizio Romanato. ““Ombre d’Arte””. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/ombre-darte/