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UN RICORDO

Carlo Ranzato

Per tutti era il dottor Carlo Ranzato, o il provveditore, ma per la famiglia e gli amici era semplicemente Carli

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 46 2013 pp. 110–113

Lo scorso 3 Ottobre, presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo, auspice l’Associazione Barbujani, è stato ricordato il provveditore agli studi Carlo Ranzato (Rovigo 1923 – Negrar VR 2007). Ne ha parlato il prof. Livio Crepaldi che, come preside comandato ad altre funzioni, lo affiancò per quattro anni al Provveditorato rodigino; è poi seguito un intervento del prof. Fausto Merchiori che dall’allora provveditore ebbe sempre importanti indicazioni nel complesso lavoro di pianificazione della scuola secondaria di Badia Polesine.

Impossibilitato (ero lontano da Rovigo) a portare il mio contributo nella giornata dedicata al ricordo dell’importante personaggio, lo faccio ora, grazie alla disponibilità di alcune pagine di questa rivista.

Inizio col dire che per tutti era il dottor Carlo Ranzato, ma per la famiglia e gli amici era semplicemente Carli, vezzeggiativo che usava anche come pseudonimo per firmare le sue vignette umoristiche e gli scritti di satira sociale e politica.

Amava l’arte in tutte le sue forme e non soltanto come fruitore. In realtà nella pittura i risultati non erano molto elevati (lui stesso definiva i suoi quadri “non eccelsi”), ma le vignette satiriche, che pur diceva essere “da soffitta” erano davvero eccezionali, spesso poetiche, sia quando citava in modo canzonatorio fatti di vita quotidiana e situazioni sociali, sia quando ironizzava sulla scuola o sullo sport. Un’attività questa che aveva a lungo praticato come ginnasta e come giocatore di pallacanestro e di rugby, disciplina che amava in modo particolare e per la quale, all’interno della Federazione Italiana Rugby, è stato anche presidente della Commissione Attività Giovanile.

Nel veronese, dove ha vissuto gli ultimi anni, le due società Valpolicella Rugby e CUS Verona Rugby tuttora giocano ogni stagione in suo onore la “Carli Cap”, una sfida annuale “che vuole essere il leale e grato riconoscimento degli amanti del rugby ad un uomo di sport e di scuola, che ha speso una vita per il rugby, lo sport e l’educazione”. A questa disciplina sportiva ha dedicato molta attenzione anche durante la sua carriera di funzionario dirigente, favorendone la diffusione nelle scuole e sottolineandone sempre, sia in privato che in pubblico, i valori più veri: lealtà, generosità, sacrificio, rispetto per l’avversario e per l’arbitro.

L’ho conosciuto nel 1973, nella sua veste istituzionale, ma in breve, attraverso la frequentazione di conoscenti comuni, il rapporto di reciproca stima è diventato più confidenziale, fino a trasformarsi in vera e propria amicizia.

Il suo trasferimento a Verona, anziché indebolire il legame, paradossalmente lo consolidò, soprattutto quando Carli, ormai in pensione, riprese nel 1993 la collaborazione con Almanacco Veneto di Savaris, per il quale curava la rubrica Posta & Risposta, firmandosi Carli Postin.

Nella rubrica, rispondendo ad ipotetiche lettere dei lettori di Almanacco, metteva in ridicolo determinate abitudini di quegli anni, come le telefonate alle linee erotiche, il linguaggio aggressivo e sboccato di certe trasmissioni TV o di certi oratori, che pure risultavano molto popolari (quando sei al microfono, se non cominci con un ‘vaffanculo stronzi’, non ti ascolta nessuno). Non si salvavano i politici, sempre “politicamente in bilico ma fermi sulla sedia”, e la situazione sociale: “Quando da bocia se zogava a ladri e carabinieri, mi me ricordo che vinseva sempre i ladri”. Neppure la scuola era esclusa: “D’ignoranza non si muore”.

Il suo contributo all’Almanacco era comunque precedente al 1993: era iniziato negli anni Sessanta, ma, diventato provveditore, il suo ruolo pubblico consigliava l’anonimato, anche se molte volte i testi nascevano da sue idee. La sua era una satira spesso tagliente, ma mai offensiva verso le persone. E questa sana, innata ironia la rivolgeva anche nei confronti di se stesso e i fatti che lo coinvolgevano direttamente.

Nel 1982, arrivato da poco a Verona, mi comunicò che l’avevano fatto “Cavaliere del Sovrano nobilissimo ordine dell’Antico Recciotto” e, quale documentazione, mi mandò, divertito, un articolo di giornale titolato “Il provveditore alza il gomito”.

Altra sua grande passione la musica, e non solo quella ascoltata. Aveva sempre nel taschino una piccola armonica a bocca che suonava negli incontri tra amici, ma a volte anche in circostanze ufficiali, come quando nel 1985, in una visita post-natalizia alla scuola elementare di Valeggio, fece cantare in coro gli scolari, con grande sorpresa dei presenti, tanto che il quotidiano l’Arena di Verona dedicò a questo episodio un articolo. Ma non era un fatto isolato, perché tra il 1979 e il 1982 (ero allora preside alla media di Corbola), più volte, in occasione di iniziative particolari come gli incontri delle classi con poeti e pittori, è venuto a far visita alla scuola, conversando con i ragazzi ed intrattenendoli, fermandosi poi, con insegnanti e personale non docente, a far onore ad un pranzo preparato dalla non giovanissima segretaria William Gallo, aiutata dalle bidelle e da alcune insegnanti.

Ricordo che una volta, arrivato in anticipo, trovò la segretaria ancora occupata a preparare la sfoglia per le tagliatelle. La signora Gallo lo salutò, poi, senza interrompere il lavoro disse: “Provveditore, se vuole mangiare tagliatelle buone, dovrebbe seguire il preside nelle classi. Intanto io finisco”.

Quando si era tra amici, non mancava quasi mai la fisarmonica. Nel 1983, con la bella stagione, siamo stati ospiti dei pescatori che ci hanno fatto visitare il Delta con le barche, traghettandoci poi a Scano Boa.

Il Delta lo si può conoscere solo dall’acqua. A Scano Boa la natura è rimasta pressoché intatta; vi si arriva attraversando lagune e percorrendo stretti “paradei”, particolarmente suggestivi d’estate, quando la vegetazione che li delimita è folta ed è abbastanza facile vedere il volo elegante dell’airone rosso.

Nel cason di Scano Boa, i pescatori ci hanno offerto un ricco pranzo che essi stessi avevano preparato. Per la musica non c’è stato problema perché il provveditore Ranzato, in calzoncini e canottiera, ha estratto da uno zaino la fisarmonica e ha cominciato a suonare canzoni popolari, accompagnato dal coro formato dalle signore presenti, coordinate da Renata, la sua simpaticissima moglie. Intanto io creavo, con dei veloci schizzi, un piccolo taccuino di viaggio.

Il racconto della giornata è stato pubblicato da Angelo Savaris su Almanacco e ripreso in parte, in altra analoga occasione, da Nino Villani sul quotidiano Il Resto del Carlino, che ha titolato l’articolo: Serenata nel Delta per un airone rosso. Pubblicate anche le foto, ovviamente col permesso del Provveditore.

L’episodio è ricordato nel libro “Un cassonetto per me” del 2004, una specie di diario che, attraverso testimonianze scritte, ufficiali e non ufficiali, porta fuori dal “forziere della memoria” il racconto di una vita. Parlando di se stesso nella premessa, Carlo Ranzato diceva “Ha scritto lettere, decreti, circolari, relazioni a quintali, ma ai posteri lascia soltanto questo libro insieme a non eccelsi quadri da parete e disegni da soffitta”.

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Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “Carlo Ranzato”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/carlo-ranzato/

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