Nella nota introduttiva che precede le pagine del romanzo “Scano Boa” di Gian Antonio Cibotto, si legge:
È inutile cercare sulla carta geografica le località nominate… L’esattezza geografica non è che un’illusione. Il Delta Padano, per esempio, non esiste. Lo stesso dicasi, a maggior ragione, per Scano Boa. Io lo so, ci sono vissuto.
È stato egli stesso, durante una conversazione privata del 1998, a farmi capire il significato di questa “avvertenza”. Mi spiega che il Delta non è più quello che ha descritto e che aveva conosciuto da ragazzo, quando accompagnava il padre, il senatore Carlo Cibotto, che in quest’area promuoveva l’istituzione delle cooperative. A quel tempo c’era ancora gente che abitava capanni di canna, vivendo in modo estremamente povero; non c’erano strade, o almeno erano pochissime e insufficienti, e per spostarsi era necessario ricorrere alle barche, si andava al massimo in bicicletta o a piedi. Tanto a piedi! La gente faceva decine di chilometri a piedi.
Era quindi un mondo isolato, chiuso in se stesso, che non comunicava.
“Era un altro mondo! ma era molto bello, molto bello! Ed era un mondo, che aveva in compenso un candore che oggi non ha più. Il Delta che ho conosciuto io e che ho descritto è un Delta fuori tempo, che io vagheggio ancora (ma questo deve restare fra noi, non dirlo a nessuno), perché ho un ricordo meraviglioso di quei posti, di quei personaggi, di quel modo di guardare la vita con distacco. C’erano delle dolcezze che sono scomparse. Adesso tutti inseguono il danaro e se ne allontanano. Tutti corrono come matti! Ma dove corrono? Quel Delta lì, quello di Scano Boa non esiste, è frutto della mia fantasia. L’avvertenza è una civetteria, per spiegare che il volto del Delta è cambiato e che la realtà che ho descritto non esiste più”.
Il libro ha ispirato due film, ma è stato tradotto in modo molto differente dai due registi, che lo hanno sviluppato in maniera autonoma. La diversa chiave di lettura non ha minimamente turbato Cibotto, secondo il quale ciascuno è padrone di interpretare liberamente il romanzo.
Giancarlo Marinelli, in Scano Boa – Dannazione, girato nel 1996, ha voluto cambiare quella che era l’impostazione del libro, realizzando il film in chiave surreale, con inquadrature nelle quali si ha l’impressione che si sia un po’ compiaciuto, arrivando a momenti vicini all’estetismo. Il nostro mare, la luna, l’ambiente lo hanno talmente incantato che nel corso della narrazione ci ritorna sopra più volte. D’altra parte questi luoghi, dove cielo, acqua e terra si confondono dando vita a paesaggi unici e a forti suggestioni, ben si conciliano con il cinema, e Marinelli ha inquadrato il Delta, come raramente si è avuto occasione di vedere.
35 anni prima, nel 1961, il regista Renato Dall’Ara l’aveva interpretato in modo realistico, pur aggiungendo divagazioni che hanno modificato il ritmo molto asciutto ed essenziale del romanzo. Dieci anni prima il regista aveva utilizzato la notizia di cronaca ricavandone un documentario, perché il romanzo Scano Boa è imperniato sul fatto, realmente accaduto nel 1954, di una donna che partorisce mentre con un’imbarcazione (allora il principale mezzo per spostarsi nel Delta) la stavano trasportando da una piccola frazione isolata a un vicino centro abitato. Durante il tragitto, alcuni contadini (o forse pescatori) hanno chiamato dalla riva e hanno chiesto di accogliere pure un morto, che poi è stato portato al cimitero. E sono arrivati perciò al paese il morto e, dall’altra parte, la vita che era nata.
Questo episodio ha molto colpito Cibotto, catturandolo e coinvolgendolo emotivamente tanto che, ripensandoci e inseguendolo con la fantasia, è stato indotto a scriverne, soprattutto perché raramente capita di incontrare contemporaneamente la morte e la vita. Per una maggiore fedeltà all’ambiente e alla vicenda è poi andato a parlare col prete, coi chierichetti, con la ragazza nata in barca, con la madre e a rivedere i luoghi (Non a rivederli – precisa – a viverli, perché sono stato parecchio là) e anche se, ovviamente, il racconto è stato arricchito con particolari d’invenzione e qualche coloritura, rappresenta per certi aspetti un documento che aiuta a capire in maniera abbastanza veritiero com’era il Delta.
Il libro “Il sogno dello storione”, pubblicato nel 2004 da Panda Edizioni, contiene interviste, testimonianze, appunti raccolti in un canovaccio di sceneggiatura per il film.
La bambina nata in barca si è successivamente trasferita nel Piemonte e Cibotto l’ha conosciuta e incontrata quando, ormai adulta, gestiva un negozio di parrucchiera a Rivoli. “Ho voluto conoscere questa ragazza nata in barca – racconta Cibotto – molto simpatica, alla quale presto voglio fare un’intervista per indurla a ricordare certe cose, e con lei abbiamo ripercorso molti eventi, molte fasi di quei momenti. Veniva sempre in Polesine una volta. Adesso non viene più perché anche lei si è fatta portar via dalle spiagge alla moda… e sbaglia”.
Il film di Dall’Ara è stato presentato con successo al XIV festival di Locarno, ma quando è tornato in Italia per essere proiettato nelle sale, è sorta una controversia tra il produttore e la distribuzione cosicché, nel momento in cui avrebbero dovuto farlo vedere, la pellicola è stata bloccata dalla magistratura perché c’era una causa impiantata che si è trascinata per molto tempo, al punto da nuocere moltissimo alla conoscenza del film, alla sua diffusione e, aggiunge Cibotto “anche a loro – parlo per loro – per i loro incassi. Perché io, sia chiaro che, nel primo e nel secondo caso, ho dato il mio libro senza pretendere neanche un soldo. Cioè, io non voglio mai soldi per quelle cose che faccio, perché non mi interessa: non ho figli, non ho moglie, non ho fastidi”.
In effetti Gian Antonio dava poca importanza al denaro: per lui erano importanti i libri, la musica, il teatro “dove almeno, se vado, faccio il mio piacere”. Comunque, seppur contento di non avere i “fastidi” della famiglia, riconosceva che anche vivere soli non è facile.
Per compagnia aveva adottato una cockerina spaniel che aveva chiamato Fosca. Diceva che era lui a portare il collare, mentre la cagnetta non portava niente. A Rovigo la conoscevano tutti e mi diceva che quando per strada incontrava degli amici, mica chiedevano di lui; domandavano invece: Dov’è Fosca? Come mai non c’è Fosca? Fosca come sta? “Hanno capito che tra noi due chi comanda è lei”.
In Scano Boa e in altri romanzi e film ambientati nel Delta non mancano fatti e situazioni in qualche modo legati alla superstizione, alla magia, ai sogni e alla fantasia di coloro che qui hanno abitato, come i conigli azzurri e i conigli bianchi del libro, che nel film diventano cavalli bianchi, perché sono i luoghi e la gente polesana “che ti fanno vedere queste cose e si prestano a rappresentare questi sogni e queste magie. Era fantasioso perché la gente aveva il tempo di sognare”.
Cibotto aveva molta nostalgia di quel tempo e di quei posti, che gli sono rimasti sempre dentro, e quando raggiungeva Scano Boa si commuoveva fino alle lacrime: accompagnato con la barca, voleva essere lasciato solo; si dirigeva verso la spiaggia, di fronte al mare, si sedeva su uno dei tronchi spiaggiati e piangeva. L’ho visto con i miei occhi.
Ha amato molto il Delta, la terra dove raccontava di ritenersi “vivente”, e anche il Delta gli è stato riconoscente e il 26 ottobre 2007 ha organizzato una giornata in suo onore, durante la quale il Comune di Porto Tolle gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Con l’occasione, la Regione del Veneto ha prodotto un cofanetto contenente la ristampa del libro Scano Boa, che aveva allegato un DVD con il film di Dall’Ara e un’intervista nella quale lo scrittore riflette sulle suggestioni che il paesaggio del delta del Po suscita in lui: un territorio che la sua fantasia gli faceva vedere in modo ancora più straordinario e del quale Marinelli ha saputo cogliere l’incanto e la malinconia.
“Io sono molto malinconico – sottolineava – perciò là mi ci trovo, è casa mia”. E Scano Boa è il luogo dove diceva di abitare sentimentalmente, osservando: “Il Polesine è ancora terra di incantamento e speriamo di salvarla. E concludeva: Buttiamo giù la ciminiera della centrale… insomma io spero che cada”.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Cibotto e il Delta”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/cibotto-e-il-delta/