Un tuffo nel passato, la mostra fotografica "Come Eravamo", svoltasi nella sala della Biblioteca Comunale di Contarina, ora Porto Viro dal 1° gennaio 1995.
Un tuffo nella memoria che ha riportato alla mente immagini, personaggi, attività, paesaggi che appartengono ormai, in alcuni casi, al tempo trascorso.
Fotografie in bianco e in nero, piccole e grandi, hanno risvegliato, nel cuore di tutti, momenti particolari della nostra storia polesana e nazionale, ed hanno regalato ai giovanissimi inediti documenti su antiche attività, ormai perdute.
Una carrellata sul passato con immagini di tanti volti di bimbi, di adulti che hanno segnato un periodo nelle vicende di Contarina e del Bassopolesine dai primi del Novecento fin quasi ai giorni nostri.
Questa mostra fotografica, organizzata con la collaborazione della Pro Loco, dell'Amministrazione Comunale, della Biblioteca Comunale, sotto la direzione del Comitato di gestione della Biblioteca è stata divisa in vari settori: l'Infanzia, le Scolaresche, la Giovinezza, la Maturità, i Personaggi, la Vecchiaia, il Lavoro, i Divertimenti, la Moda, i Personaggi, il Paese, gli Scavi al Collettore, la I Guerra Mondiale, la II Guerra Mondiale, l'Alluvione del 1951, i Funerali, le Processioni, i Matrimoni, le Comunioni.
Ha fatto rivivere in tutti noi lo stupore, l'emozione e alcuni stati d'animo particolari nell'osservare, per esempio, nel primo settore "l'Infanzia, le Scolaresche", scene di bimbi con i giocattoli di allora: il cavallino di legno, la bicicletta, l'hula hoop, o scolari lungo la scalinata della Scuola Media Statale "S. Domenico Savio", quando la Scuola Media era posta, allora, vicino all'argine del Po, o gruppi di donne non più giovanissime, sedute sui banchi scolastici per imparare a leggere e a scrivere, durante le lezioni di Scuola Serale, istituite, in quegli anni, in tutte le zone rurali italiane.
Come non stupirsi nel vedere scene di allegre compagnie passeggiare lungo le vie del paese o nell'osservare gruppi di giovani sulla sponda del Po, quando ancora le macchine erano poche e quando si poteva sostare tranquillamente sul verde prato lungo gli argini del fiume, toccati dall'ebbrezza pomeridiana delle lunghe e assolate domeniche paesane, senza essere disturbati dai mille rumori di transistor di musica rock.
Come dimenticare il lungo fiume di emigrazione che portò migliaia di lavoratori polesani all'estero prima e dopo le due guerre mondiali.
Simbolo ne è la fotografia del 1939 che ritrae gruppi di lavoratori e lavoratrici in Germania per la raccolta delle patate; lavoro che portava via dalle case molte persone che si assentavano dai loro affetti per mesi e mesi, con il cuore legato alla sposa, ai figli, al loro dialetto, con la stessa nostalgia che ancora si osserva negli occhi di tanti emigranti.
Per un attimo si rivedono le foto che ritraggono Contarina e Donada unite come lo sono oggi con la denominazione di Porto Viro, dal 1929 al 1938.
Bellissime immagini che riportano alla memoria il lavoro dei campi, attuato con l'aiuto degli animali o di mezzi agricoli, ormai superati, quando trebbiare voleva dire lavorare insieme, con il sudore sulla fronte per giorni e giorni.
Punto d'incontro erano, allora, le varie fiere, dove avveniva la vendita e la compera di animali utili per il lavoro nei campi, dove ancora si radunava la folla paesana in un momento di meritato riposo.
Punto d'incontro erano ancora le osterie, dove in genere gli uomini e gli anziani si ritrovavano seduti assieme, ai tavolini di legno, tipici di quei tempi, pronti a giocare a carte.
Vi sono foto che fanno sorridere, mentre altre ci lasciano sgomenti, come le immagini di donne con le zappe di mano, accanto a un truce controllore che porta il fucile con sè.
Bellissima invece la riproduzione di donne a scuola di cucito, questa volta, con le vecchie macchine da cucire, Singer.
Alcune foto ci riportano ai divertimenti, quando si andava a cavallo, si poteva andare a passeggio con quel quadrupede, senza che l'animale intralciasse il traffico automobilistico.
Cosa dire di fronte alle scampagnate sui colli Euganei a dorso di mulo per le signore con il cappello d'epoca che ci riportano ai films di Luchino Visconti?
L'occhio scorre su vedute di famiglie intere o della gioventù dei primi del Novecento o di tempi più recenti, al mare, per sfuggire alle calure polesane di pascoliana memoria.
Alcune sono fotografie che ritraggono scene di carnevale, quando divertirsi voleva dire trascorrere allegramente, tutti insieme, attimi di spensieratezza.
Emblema di miseria e nello stesso tempo documenti storici sono, invece, le foto dei casoni di valle di Pila.
Immagini di squallore immenso e testimonianza della dura realtà alla quale la popolazione polesana è stata sottomessa per anni: in queste dimore abitavano famiglie numerose, dedite alla pesca e al lavoro agricolo. Casoni che appartengono all'archivio della storia; ormai fantasmi del passato.
Uno spruzzo altissimo testimonia l'estrazione del metano, sembra quasi di essere nel sud degli Stati Uniti d'America, nel Texas.
La visione del ponte sul Po, bombardato durante la II Guerra Mondiale, ci riporta alla nostalgia dei tempi, quando trasferirsi da Contarina a Taglio di Po era solo questione di attimi e quando in bicicletta si attraversava quel breve tratto sospeso da riva a riva.
E che dire della foto dello scavo del Collettore del 1908 allorché furono trovati i resti di due imbarcazioni romane? Una conferma di antichi passaggi, quando Contarina era percorsa dalla via delle lagune o del sale.
Altre immagini della I e II Guerra Mondiale, con i nostri soldati polesani a combattere lungo le trincee o in Africa negli anni '40, ci ricordano terribili vicende nazionali di un passato che si spera non abbia più a ripetersi.
Le fotografie dell'Alluvione del 1951, con le case sommerse, distrutte, ci dimostrano invece come sia ancora attuale la minaccia di calamità naturali. Sembrano, infatti, fotografie gemelle con quelle di Alessandria, Asti e di altre località del Piemonte e della Lombardia del tragico novembre del 1994. Un'immagine di alluvionati, sfollati a Bologna ribadisce il problema della sicurezza del nostro territorio.
Scene di cerimonie religiose, di funerali, di comunioni, di matrimoni pongono fine alla mostra.
Sono lontane realtà di una vita quotidiana, ormai legata al nostro trascorso: momenti lieti, come le scene di matrimoni, si alternano ad altri in cui domina il rimpianto per le persone scomparse, o si coglie l'atteggiamento di sofferenza per tremendi avvenimenti che hanno toccato questa terra; immagini che in ogni caso ci aiutano a non dimenticare ci spronano a migliorare il presente e a salvaguardare questo territorio, per un futuro migliore.
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “Come eravamo”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/come-eravamo/