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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Corte Polesine Camerini

Un complesso architettonico, nell’estremo Delta, in attesa di recupero

di Nuto Vallerini

Ventaglio Novanta n. 10 1995 pp. 48–49

Sono molteplici i beni architettonici ed ambientali del Polesine che richiedono un sollecito intervento di recupero. Da segnalare in particolare la casa padronale che sorge nell’isola di Polesine Camerini, in comune di Porto Tolle¹. Più volte si è parlato di un suo recupero ma finora senza esito alcuno.

Recentemente si sono fatti promotori di richiamare l’attenzione sul degrado della struttura i consiglieri comunali di “Alleanza riformista”. Con un’interrogazione al sindaco hanno denunciato il “precario e fatiscente stato in cui tutt’ora versa il manufatto del secolo scorso, che resta uno degli ultimi simboli di quella civiltà contadina che ormai nel nostro territorio è andata perduta, sia per le avversità della natura che per l’insensibilità di una classe politica la quale non ha avuto alcuna cura verso la storia e la cultura del nostro territorio”.

Per la “storia” è da dire che i Camerini, romagnoli di origine, acquistarono i territori del litorale polesano (dal Po di Goro alla foce del Po di Maistra) nel 1836 assieme ai Sullam-Ravenna (famiglia di origine ebraica) ed ai portotollesi Chiereghin e Turolla. Due anni dopo la società si “rompe” ed i Camerini vendono tutto ai “conterranei” Sullam-Ravenna.

I Camerini sono anche duchi. Il titolo nobiliare è per “dettato pontificio” del 1886 in favore del fondatore della Casa, Silvestro, quando cioè la “ditta Camerini si aggiudica la manutenzione generale del sistema viario di tutto lo Stato pontificio”.

L’interesse della nobile famiglia per il Delta non viene mai meno e fra il 1870 e il 1878 i Camerini, con Luigi e Paolo, ritornano nell’isola portotollese dopo aver acquistato tutti i terreni paludosi dei Chiereghin e dei Sullam. A questi ultimi il Duca ebbe a pagare la somma di 2.500 lire italiane dell’epoca. Alcuni anni dopo per la “redenzione” attuata dal Duca Camerini, i territori e l’intera isola vengono chiamati Polesine Camerini.

Il palazzo intanto era stato costruito al centro della corte con un’ampia aia sulla quale, fino a qualche anno fa, dopo la mietitura si celebrava la “ganzega”. È ora evidente che il complesso architettonico ha bisogno di un urgente restauro.

Il nome dei conti di Polesine Camerini oltre alla casa padronale è passato – come detto – ad indicare tutta l’isola di oltre duemila ettari, con 950 abitanti circa. E una fra le più belle dell’estremo delta; si protende nell’Adriatico, delimitata dal Po delle Tolle e dal Po della Pila.

La chiesa parrocchiale è recente come la scuola elementare del resto: tutto è avvenuto con la riforma fondiaria degli anni cinquanta. Degli anni settanta invece è la costruzione della centrale termoelettrica Enel. Recentissimo, a sua volta, il Centro informazioni dell’Enel. In proposito è da dire che la sede del centro informazioni doveva essere palazzo Camerini dopo una progettata ristrutturazione a carico dell’Enel. Perché poi questo non sia avvenuto resta un mistero.

Il restauro si presenta ormai indilazionabile ed è inoltre da rilevare che il mancato recupero dell’edificio comprometterebbe anche, da parte del Comune, la candidatura a sede del Parco del Delta del Po.

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Come citare questo articolo

Nuto Vallerini. “Corte Polesine Camerini”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/corte-polesine-camerini/

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