“O norando me, oggi voi onorate tutte le donne amanti del sapere”. Queste parole furono pronunciate dalla neodottoressa Cristina Roccati, appena diciannovenne, nel discorso pubblico di laurea, tenuto il 5 maggio 1751 all’Archiginnasio di Bologna. Alla giovane età va aggiunto il singolare primato di essere stata tra le prime a rompere le barriere d’accesso delle donne agli atenei, poiché prima di lei solo altre due donne avevano conseguito il traguardo universitario: la veneziana Elena Cornaro Piscopia (1678) e la bolognese Laura Bassi (1732).
Ma la peculiarità di questa giovane rodigina non sta solo nella determinazione di portare avanti gli studi, vincendo radicate resistenze maschili, quanto soprattutto nella scelta della specializzazione in una materia scientifica, campo da sempre precluso al “gentil sesso”. “Cristina Roccati, la donna che osò studiare fisica”, afferma, infatti, l’eloquente titolo della mostra che la sua città natale le ha finalmente – ci sia concesso sottolinearlo – dedicato in questo primo semestre del 2025, a palazzo Roncale. Progetto promosso dalla Fondazione Cariparo in collaborazione con l’Accademia dei Concordi e con il patrocinio del MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), il Comune di Rovigo e l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, per la curatela di Elena Canadelli, docente di Storia della scienza all’Università di Padova.
L’esposizione dedicata a Cristina Roccati – attraverso libri dell’epoca, strumenti di fisica sperimentale e la riproduzione di documenti originali – approfondisce tre filoni: la sua biografia, la contestualizzazione nella metà del Settecento illuministico ed una riflessione sulla problematica delle donne nella scienza fino ai nostri giorni. Oggi, in effetti, si parla molto del difficile ruolo delle donne in campo scientifico, dalle limitazioni negli studi al difficile accesso al lavoro, dai rari ruoli dirigenziali alle retribuzioni inferiori rispetto ai colleghi maschi, in un ambito, quello delle discipline STEM (acronimo dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics), fino alla seconda metà del XIX secolo appannaggio degli uomini, a parte alcune eccezioni, come la matematica Maria Gaetana Agnesi a Milano, Laura Bassi a Bologna, nel ‘700, o l’inglese Ada Byron Lovelace nell’800, madre dell’algoritmo (per citarne solo alcune; si veda, a questo proposito, il relativo approfondimento). Ad esclusione, però, di queste rare meteore – trascorse nell’universo maschile lasciando solo deboli e passeggere tracce presto eclissate dal cono d’ombra dei loro colleghi – l’intera storia scientifica è scritta al maschile. È pertanto davvero emblematico il “caso” Cristina Roccati che, come sottolinea il titolo della mostra “osò” studiare fisica. Figlia di un’importante famiglia rodigina, che annoverava tra i suoi avi il fondatore della stessa Accademia, il conte Gaspare Campo, essa rappresenta un grande vanto per la città di Rovigo con una serie di primati culturali: terza donna laureata al mondo (1751, laurea in filosofia), seconda all’Università di Bologna (dove fu la prima studentessa “fuori sede”), prima e ad oggi unica donna presidente dell’Accademia dei Concordi.
Cristina Roccati nacque a Rovigo il 24 ottobre 1732 da Giovambattista e Antonia Campo, in una delle famiglie più prestigiose della città. Enfant prodige, divenne ben presto l’orgoglio del padre, che le mise a disposizione i migliori intellettuali del tempo come precettori: il maestro Pietro Bertaglia (1722-1810), a lungo rettore del Seminario rodigino e socio dell’Accademia dei Concordi, e il canonico Girolamo Silvestri (17281788), poligrafo dai molti interessi, ai quali ben presto si aggiunsero numerosi contatti epistolari con personaggi eminenti nel mondo culturale del tempo, tra cui il rodigino Lodovico Campo, i bolognesi Bonifacio Collina, Giacomo Biancano, Alessandro Bosso e i padovani Giulio Pontedera, Gian Alberto Colombo. La sua formazione fu, secondo i tempi, improntata agli studi classici, mentre la giovane iniziava anche a comporre i suoi primi versi, già molto apprezzati, tanto che a soli quindici anni, presentata proprio dal Silvestri, sarà accolta ad una seduta dell’Accademia dei Concordi di Rovigo e onorata come poetessa. Sempre grazie alla lungimiranza del padre, Cristina poté trasferirsi a Bologna, il 25 settembre del 1747, sotto la tutela del Bertaglia e della zia Anna Roccati, per studiare all’Università, prima studentessa non bolognese dell’istituto. Vi frequentò per tre anni vari corsi di filosofia naturale, logica, geometria, metafisica, meteorologia ed astronomia, oltre al perfezionamento delle lingue italiano, latino e francese, manifestando ben presto un maggiore interesse per la fisica e le scienze naturali. Intanto i suoi versi comparvero in svariate raccolte e la fama di “poetessa”, di cui aveva goduto a Rovigo, si diffuse anche a Bologna, tanto da conseguire, a soli 17 anni, la carica di “Consigliere della Veneta Nazione” (un riconoscimento molto prestigioso per uno studente dell’Ateneo bognese) ed altri titoli onorifici, mentre entrava a far parte di diverse accademie. Il 30 dicembre 1749 fu accolta come membro all’Accademia dei Concordi, poi nel 1750 entrò negli Apatisti di Firenze, nell’Arcadia con il nome di Aganice Aretusiana e nel 1753 nell’Accademia degli Ardenti di Bologna e dei Ricoverati a Padova.
Conseguita la laurea in filosofia (tale era allora la denominazione), a soli diciotto anni, il 5 maggio 1751, Cristina si trasferì a Padova per perfezionare il percorso scientifico con lo studio della fisica newtoniana – molto in voga nel tempo -, del greco e dell’ebraico, mentre continuava a coltivare interessi letterari e a comporre versi. Contemporaneamente iniziò il suo impegno, che durerà fino al 1777, di lettrice di fisica all’Accademia dei Concordi alla quale, dal 1751, si era affiancato l’Istituto delle Scienze. Nel maggio del 1752 rientrò definitivamente a Rovigo, da dove non si allontanerà più anche a causa di sopravvenute ristrettezze economiche. La sua famiglia era stata, infatti, travolta dallo scandalo in cui si era trovato implicato il padre (in fuga da Rovigo), coinvolto in un ammanco nelle casse del Monte di Pietà. L’increscioso evento non le tolse fortunatamente l’ammirazione dei suoi concittadini
Donne e Scienza
Il cammino compiuto dalle donne per farsi spazio in campo scientifico è stato lungo ed è ancora pieno di ostacoli. Eppure alcune pioniere erano presenti sin dall’antichità: per citarne solo alcune dall’egizia Merit Ptah (circa 2700 a. C.) alla leggendaria Agnodice Fanostrata (Atene IV-III sec a.C.), ritenuta la prima donna medico greca, che si diceva si vestisse da uomo per poter esercitare o, passando in campo matematico, la più nota Ipazia (IV secolo), vittima di un’atroce fine proprio per il suo sesso; e perfino, nel “buio” Medioevo, Trotula de’ Ruggiero, studiosa e insegnante nel campo della medicina a Salerno. Tuttora esiste un forte divario tra maschi e femmine nelle discipline dell’area STEM, anche se lentamente il gap si sta riducendo, ma la strada è ancora tutta in salita. Indicativo il fatto che Rita Levi Montalcini, sia stata la prima e per ora unica italiana insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986. D’altronde, per diverso tempo, dopo la breve felice congiuntura illuministica del Settecento, le università italiane imposero molte limitazioni: per esempio, permettevano l’accesso alla facoltà di medicina solo a chi era in possesso della licenza liceale. Tuttavia in Italia era ritenuta poco appropriata la realizzazione di licei misti e, in assenza di licei femminili, non era possibile per le donne ottenere la licenza e quindi accedere all’istruzione superiore. Emblematico il caso di Ernestina Paper, ebrea di origini russe, che, avendo ottenuto la licenza in Russia (lì, al contrario, era permesso alle donne l’accesso ai licei, ma non all’università), venne in Italia per iscriversi all’Università di Pisa (1872), per poi completare i propri studi all’Università di Firenze, dove si laureò nel 1877, diventando la prima donna (non italiana) laureata in medicina in Italia. Ernestina, in seguito, si impegnò civilmente per promuovere la realizzazione di un liceo femminile a Firenze, la città in cui si era laureata. Queste figure sono solo la punta dell’iceberg, che nasconde nel suo profondo molte altre “esperte” nelle discipline scientifiche tutte da riscoprire; onore al merito, dunque, anche all’attuale mostra rodigina dedicata a Cristina Roccati che, dando visione di una eccezionalità, insegna come l’eccezione sia destinata a non rimanere tale e possa diventare regola.
e nel biennio 1754-1755 fu gratificata dalla nomina a Principe (Presidente) dell’Accademia dei Concordi; ruolo che tuttavia ricoprì con difficoltà per le opposizioni sessiste, tanto che al suo insediamento una parte dei soci dell’Accademia si dimise e lei stessa non comparì mai ufficialmente in pubblico nelle vesti istituzionali. Continuerà tuttavia a collaborare con l’istituto accademico per oltre un ventennio con le seguitissime lezioni di fisica, tuttora inedite, ma di cui si possono ammirare vari stralci nella documentazione esposta nella citata mostra. Ritiratasi a vita privata, in contrada San Rocco, la Roccati continuò a scrivere epistole, elegie, epigrammi e sonetti sulla scia arcadica e a dedicarsi allo studio e all’insegnamento per ventisette anni della fisica e della matematica fino alla morte, avvenuta nella sua Rovigo il 16 marzo 1797, a sessantacinque anni dopo una breve malattia. Sempre tenuta in grande considerazione, fu sepolta nella Chiesa di San Francesco con i notabili della città.
Un telescopio per Cristina
Dotata di acuta finezza intellettuale e notevole versatilità di interessi, Cristina Roccati – particolarmente apprezzata alla sua epoca ben oltre il limitato microcosmo rodigino – nel tempo è stata giudicata in modo controverso dalla critica divisa tra l’edificante ammirazione ed alcuni pareri meno entusiasti. In particolare non sempre convincente è stata giudicata la sua produzione poetico-letteraria, da alcuni ritenuta manierista e poco originale. Sicuramente la Roccati ottenne più consensi per la sua attività in ambito scientifico, con apprezzamenti per il taglio erudito e divulgativo delle sue lezioni, la strada al sapere enciclopedico illuministico. Oggi – del tutto rivalutata – è portata ad esempio da imitare e, significativamente, il suo nome è inciso su un telescopio, destinato a volare sul punto Langrangiano L2 del sistema Terra-Sole. Orbiterà intorno alla nostra stella insieme ad altri venticinque compagni identici, che saranno lanciati tutti col satellite Plato dell’Agenzia Spaziale Europea, a fine 2026, con l’obiettivo di individuare pianeti extrasolari simili al nostro mondo. Cristina Roccati resta una delle figure più significative della cultura femminile del suo tempo e un exemplum eccezionale per la tenacia con cui ha saputo crearsi uno spazio in un mondo di uomini aprendo alle donne nuovi inaspettati campi di studio.
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Come citare questo articolo
Rosanna Beccari. “Cristina Roccati e la scienza”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/cristina-roccati-e-la-scienza/