Intorno all’anno Mille il pro- • Logo dell’Associazione Italiana Via Romea Germanica gressivo e forte clima di spirituache riporta la certificazione di “itinerario culturale del lità religiosa che interessò Consiglio d’Europa” l’Europa portò ad intensificare la stratificati nel tempo, possiamo ripercorrere pratica devozionale del pellegrinaggio verso questi itinerari, ricalcando idealmente, per i luoghi di diffusione della dottrina evangealcuni tratti, orme lasciate addirittura oltre lica e i grandi centri del cristianesimo, con tremila anni fa. particolare riferimento alle mete della PaleCon l’immaginazione potremmo, perstina, di Roma e di Santiago di Compostela. tanto, incontrare mercanti di epoche protoIl flusso dei pellegrini verso l’Italia sestoriche intenti a scambiare raffinate perle guiva sostanzialmente due filoni, conversia d’ambra che di colorati vetri, come pure gendo verso i passi alpini da occidente o pregiate stoviglie a figure nere o rosse; podall’area centro-orientale. I principali camtremmo sentirci chiedere da un colono romini devozionali presero il nome di vie mano «quo vadis?» od anche, come riporta romee (o romane o romipete) e di conseil dialogo tra pellegrini negli Annales Straguenza erano denominati romei i devoti didenses del 1236, «quia via vis procedere?». retti alla “città eterna”. Ancor oggi,
L’area triveneta, dalla vallata dell’Adige alle lagune di Aquileia, portò i pellegrini d’Oltralpe a convergere verso i Polèsini, quelle nuove terre, emergenti dalle acque, delineatesi a partire dall’Alto Medioevo tra i bassi corsi dei due grandi fiumi d’ Italia. Oltre alla Romea costiera per San Basilio -che a ridosso di antichi cordoni di dune ricalcava i percorsi anfibi già consolidati in epoca romana – altri itinerari da Vicenza o da Este raggiungevano rispettivamente Badia • Itinerari da Trento al Po riportati da Cyprianus Eichorius e Lendinara per convergere in Deliciae Italiae et index viatorius indicans itinera ad urbe verso Fiesso e raggiungere Roma, 1603. I nomi di alcune località sono storpiati: RoFerrara. Non mancavano, inolnigo sta per Rovigo, Marianaga per Mardimago, Sarofaio tre, gli itinerari, prevalentemente per acque, attraverso le per Garofolo valli Veronesi e quelli rivieraschi lungo il Po, da Ostilia per Melara e Ficarolo 1 .
Anche per Rovigo è documentato un percorso di particolare importanza. Si tratta della cosiddetta Romea Germanica descritta nei sopracitati Annales Stradenses dal letterato e monaco tedesco Alberto di Stade. Da tale città portuale della Bassa Sassonia, situata alla foce del fiume Elba, egli si recò a Roma, lasciandoci il diario del viaggio di andata e ritorno attraverso i dialoghi tra due pellegrini, Tirri e Firri. Il monaco Alberto riporta, pertanto, interessanti richiami ai luoghi attraversati, riferisce su tappe, distanze, curiosità, dà consigli sugli spostamenti e su come comportarsi in certe particolari situazioni. Si ritiene che due fossero i percorsi della Romea che dal Padovano oltrepassavano l’Adige e convergevano a Rovigo per procedere verso il Po con possibili varianti del percorso. Gli itinerari sono stati individuati attraverso ricerche geomorfologiche e paleoambientali e corrispondono ad antiche strade impostate su argini di scomparse diramazioni dell’Adige, del Tartaro, del Po. Le vie, inoltre, sono confermate da cartografie e fonti storiche, e risultano in stretta relazione con i documentati hospitales, sorti per dare assistenza e accoglienza ai viandanti.
Oltre al tratto della Romea proveniente da Concadirame-Granzette, ben attestato è quello che da Padova, attraverso Monselice e Conselve, dopo aver attraversato l’Adige ad Anguillara, per Mardimago e Sarzano raggiungeva Rovigo.
Questo percorso polesano corrisponde all’argine di un ramo scomparso del Po, denominato fin dall’epoca medievale Pestrina, lungo il quale si sviluppa il proseguimento della via oltre Rovigo, attraverso la Tassina, Santa Rita e Grignano, per giungere ad Arquà 2 . Ancor oggi l’ultimo tratto stradale, a ricordo del preferenziale transito in passato di romei, è denominato via Romana per Arquà. Il cammino proseguiva per raggiungere il vicino argine del Tartaro, oggi Canal Bianco, dove un passaggio su barche, attestato in passato come Passo Rosatti, portava oltre il fiume a Ca’ Selvadega. Denominato anche con i toponimi Rocca e Osteria, era questo un luogo di sosta e ristoro, come ci conferma Franco Sacchetti sul finire del Trecento. Qui, infatti, il letterato, nato in Dalmazia ma di adozione fiorentina, ambientò l’originale novella XLVIII del suo Il Trecentonovelle, riferendo che un tale Lapaccio di Geri da Montelupo «…pervenne una sera sul tardi in un luogo assai ostico e pantanoso che si chiama Ca Salvadega. E disceso all’albergo, trovato modo di acconciare i cavalli e male, perocché vi erano Ungheri e romei assai, che erano già andati a letto…». Attraverso l’argine della Fossa Selvadega si giungeva quindi a Raccano lungo il Poazzo, antica diramazione, precedente allo sviluppo del Po nel corso attuale a seguito dalla medievale rotta di Ficarolo. Da evidenziare che l’attuale frazione di Raccano è ricordata in passato con i termini di La Lenga o Litiga o Litiza, denominazione sia di una ridotta deviazione fluviale sia di villa e porto 3 . Seguendo l’argine del Poazzo, attraverso
Canaro ci si portava a Paviole, dove con un traghetto si attraversava il Po per Francolino, antico porto di Ferrara. La via Romea Germanica proseguiva per Argenta verso Ravenna e da qui, attraverso l’Appennino, i romei si portavano a Roma.
Un percorso alternativo a quello lungo la Selvadega per Raccano era rappresentato, già nell’ultimo quarto del XV secolo, dal sicuro e largo rettifilo stradale di Frassinelle, asse portante della bonifica estense che collega il Canal Bianco con la località Crosara, attraverso la frazione di Chiesa. Un’altra evidente conferma della via pellegrinale ci è data dalla sua stessa denominazione di Via Romana, attestata pure dalle antiche indicazioni stradali, scolpite in lastre di calcare e murate in due abitazioni che riportano via Romana per Ferrara e anche via Romana per Passo Rosatti e Rovigo. Dalla località Crosara la via si portava a Canaro e più oltre al passo sul Po tra Paviole e Francolino.
Per finire facciamo riferimento ad un terzo itinerario che è attestato per Pontecchio. Lo riporta Marin Sanudo nel suo Itinerario per la terraferma veneziana nel 1483, dove descrive i luoghi di parte del Polesine di Rovigo, già occupati per l’esito favorevole della guerra del sale. Da Rovigo si raggiungeva Borsea e in località Santa Libera si attraversava il Tartaro al Passo di Pontecchio per dirigersi a sud-ovest, lungo l’argine del fiume, verso Bosaro e, per Ponzilovo, raggiugere Polesella. Si seguiva poi l’argine del Po per Garofolo fino, ancora una volta, a Paviole.
NOTE
1. L’interesse per lo studio delle Romee che attraversavano il Polesine prese avvio da un mio contributo apparso su QUADERNO NUMERO 10 della Biblioteca del Seminario-Diocesi di Adria e Rovigo, edito quale guida della Mostra ANNI JAM SUN MILLE, allestita in occasione del Festival Biblico 2017. Per l’occasione una costruttiva collaborazione con Adriano Mazzetti e Mihran Tchaprassian mi stimolarono verso una mirata indagine territoriale per la ricostruzione di questi interessanti percorsi devozionali. In occasione dell’anno giubilare in corso le romee attraverso il Polesine sono state oggetto di incontri curati in collaborazione con Andreina Milan e Sandra Bedetti. 2. Utili per la ricostruzione del percorso viario in area polesana mi sono state le informazioni acquisite dal contributo di LUIGI POLO, Anguillara luogo di transito sulla Romea Germanica, online: https://viaromeagermanica.it Polo è referente per il Veneto dell’Associazione Nazionale Romea Germanica, costituita nel 2012 e presieduta da Mirko Pacioni. 3. SANDRO MARAGNO, Mille anni. Villa Litiza, una comunità dispersa dalla diversione del Po, Rovigo, Tecnocopy Print & Co. S.r.l., 2019, p.3-4, online: http://www.centuriazione.it/quaderni_win.asp?id=1356
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Romea Germanica tra Adige e Po”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/romea-germanica-tra-adige-e-po/