L’itinerario che proponiamo ha inizio a Polesella e, passando per Guarda Veneta, raggiunge Crespino. È particolarmente adatto per mountain-bike, con cui si compie comodamente in poco più di due ore, essendo il percorso di circa 13 chilometri.
Punto di partenza è l’incrocio fra piazza Matteotti e il nuovo corso Gramsci (ex alveo della fossa) a Polesella: qui le acque del Canalbianco provenienti da Mantova e da Verona confluivano nel Po attraverso un monumentale sostegno costruito dalla Repubblica Veneta. Tre archi nella fiancata dell’argine ricordano le antiche porte della fossa, mentre a sinistra si possono ammirare gli eleganti finestroni, resti del seicentesco palazzo Grimani.
Poco lontano un nuovo ponte, che sostituisce quello in barche recentemente disattivato, collega la sponda veneta del Po a quella ferrarese.
Raggiunto l’argine si procede verso Guarda Veneta e subito si può ammirare, a sinistra, la villa Morosini ora Mantovani imponente complesso di fine ’500.
La villa di terraferma, attribuita a Vincenzo Scamozzi, fu abitata da Francesco Morosini detto il “Peloponnesiaco”, doge di Venezia alla fine del seicento.
Dalla parte opposta, in golena, si può notare una considerevole riviera di case e palazzi. Si tratta del borgo di Santa Maura, caratteristico per la disposizione delle abitazioni, molte dotate di pontili o passerelle per le emergenze in caso di piene del fiume, con piccoli attracchi per le barche che quasi tutte le famiglie possedevano.
Qui inizia l’itinerario attraverso la fitta vegetazione golenale (felci, ranuncoli, cardi dell’analiolo, asparagi selvatici, achillea millefoglie…), pioppi e salici sino ad una cava di sabbia dovuta all’ampia curva del fiume, un tempo spiaggia molto frequentata dalla popolazione locale.
Si apre quindi una vasta piantagione a pioppi, che contraddistingue la golena tra Polesella e Guarda Veneta, intersecata da stagni e canali ove è riconoscibile la caratteristica vegetazione delle zone umide (ninfea bianca, limnanteo, castagna d’acqua ecc.).
Nel silenzio dell’ambiente si possono cogliere i sordi rumori dei rami che cadono, il frusciare delle foglie e le grida degli uccelli di fiume: morette, moriglioni, germani reali, gabbiani, cormorani, cornacchie, sterne, rondoni, gallinelle d’acqua, barbagianni, civette, fagiani.
Il percorso in golena intreccia stradoni che raggiungono la sommità arginale da dove si possono ammirare due maneggi di cavalli che costituiscono un’attrattiva, piacevole anche per l’ordine delle strutture e il felice inserimento nell’ambiente agricolo circostante.
Torniamo in golena e, ormai nel Comune di Guarda Veneta, raggiungiamo la zona del “Giaron” con un laghetto dovuto ad interventi del Magistrato del Po, meta di numerosi pescatori.
Imboccando una carreggiata vale la pena di raggiungere la riviera di case abbandonate che un tempo costituiva la popolosa frazione dei Quarti e passarle in rassegna seguendo il vecchio argine.
Una ricca vegetazione naturale sta lentamente prendendo possesso di tutte le abitazioni, modificando le originali architetture.
Da segnalare la Ca’ Doro, di grandi dimensioni, ormai fatiscente, ma che conserva ancora un arco veneziano di antica fattura.
Dopo un’altra cava di sabbia si risale sulla strada arginale asfaltata. La panoramica spazia da sinistra a destra: il centro abitato di Guarda Veneta, la facciata della chiesa di San Domenico bruciata dal sole (l’edificio risale al settecento e conserva all’interno una mirabile decorazione attribuita al veneziano Giambattista Canal), il corso del fiume che disegna un’ampia curva e, quasi di fronte, oltre l’argine ferrarese, la chiesa di Santa Maria di Guarda Ferrarese (frazione di Ro).
Oltrepassato il centro abitato, ridiscendiamo verso la riva e proseguiamo sulla sponda a ridosso dell’argine. Alcune barche segnalano che siamo entrati nel piccolo regno dei fratelli Bernardinello detti “Mamaniti”: Alfio di 88 anni e i gemelli Giulietto e Romeo di 77 anni, di professione pescatori e costruttori di barche.
La conversazione con queste persone consente di renderci conto del complesso e sconosciuto mondo del Po con le sue storie e le sue paure, le pagine di festa e i nascosti protagonisti. Fino alla seconda guerra mondiale, nel tratto di fiume antistante il paese, era attivamente praticata la pesca dello storione, dal quale si ricavava il famoso e pregiato “caviale del Po”.
Procedendo verso Crespino si incontra un terreno coltivato, cui segue una golena ancora destinata a pioppeto: siamo in località Cà Fiaschi. In questo tratto di golena sono state girate, negli anni settanta, le scene del film “Il mulino sul Po” tratto dal famoso romanzo di Bacchelli.
Oltrepassata una cava di sabbia in disuso si risale sulla strada arginale. A sinistra si può sostare presso l’accogliente azienda agrituristica Rizzi.
Un divieto di transito per lavori di rialzo dell’argine da parte del Magistrato del Po costringe ad abbandonare la sommità arginale e ad imboccare via Sant’Antonio, ove è visibile l’antico oratorio realizzato nel settecento, meta di particolare devozione da parte dei crespinesi.
Percorrendo la bella via alberata si entra nella piazzetta Albieri. Una lapide ricorda che “Giovanni Albieri” detto “Veneri” è stato decapitato in questa piazza il 14 ottobre 1806 per “delitto di ribellione al governo francese”. Albieri, pescivendolo crespinese, fu preso come capo espiatorio di una rivolta della popolazione locale, sollevatasi contro la dominazione napoleonica.
Alle spalle la Villa Conte Pio ora Marangoni (abitata), a sinistra la trattoria “da Aligi” e, a destra, la trattoria “Cacciatore da Feno” dove è possibile giocare a bocce.
Un tratto di via Roma e finalmente si entra nella bella piazza Fetonte. Il nome ricorda il figlio di Zeus il quale – narra un racconto mitologico – si avventurò nel cielo con il carro del Sole, bruciando boschi e foreste. Zeus, dovendolo bloccare, lo colpì con un fulmine e Fetonte cadde nell’Eridano (antico nome del Po). Le sue sorelle, che lo piansero, vennero trasformate in pioppi.
Nella medesima piazza si può ammirare la bellissima chiesa settecentesca che conserva una interessante pala del Garofolo.
Da Crespino si può raggiungere con altro itinerario Villanova Marchesana e Papozze oppure si può rientrare a Rovigo con autobus di linea.
Le piante alimentari
Sono numerose le piante alimentari che si possono raccogliere nelle golene e lungo gli argini del Po. Tra queste la cicoria, il tarassaco, il rosolaccio, l’asparago selvatico, il cren o rafano, il luppolo (“bruscandoli”) e l’ortica. A queste possiamo aggiungere diversi arbusti con frutti selvatici: more di rovo e di gelso, pruno selvatico, biancospino, sambuco, menta, acacia.
Tra tutte, una segnalazione speciale va alla pianta del sambuco che è particolare perchè consente di essere totalmente utilizzata. Con i fiori non ancora maturi, mescolati con uova e pane grattugiato, si ottengono frittelle salate o dolci e ottime frittate rosolate nel burro. I frutti ben maturi del sambuco sono alla base della preparazione di squisite marmellate e sciroppi che, diluiti nell’acqua calda, sono efficaci nella regolazione dell’intestino.
Molte altre piante o frutti di arbusto presentano particolari caratteristiche alimentari e terapeutiche: con i fiori essicati di biancospino si producono infusi e tinture idroalcoliche; da assumere a gocce per l’insonnia, sono utili nella regolazione della pressione arteriosa o come cardiotonici. La pianta giovane del tarassaco può essere usata per uso alimentare; la radice essicata consente di preparare infusi, conservati sotto sale o aceto come i capperi e poi utilizzati a fini alimentari.
Con i frutti di rovo si preparano gustose marmellate mentre le foglie sono utilizzate nella confezione di sciroppi e liquori.
Tra le erbe medicinali, che si raccolgono lungo le sponde del Po, oltre l’achillea millefoglie e l’artemisia, si ricorda l’iperio. Quest’ultimo è utile per tisane e digestivi, mentre la tintura è valida per curare scottature ed abrasioni.
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Come citare questo articolo
M. Lodovica Mutterle, Amelia Zagato. “Da Polesella a Crespino in mountain-bike”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-polesella-a-crespino-in-mountain-bike/