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Emilio Baracco, 60 anni di carriera

Una mostra - allestita a Lendinara presso la Cittadella della Cultura - riscopre i legami del pittore con il critico Giuseppe Marchiori

di Maria Beatrice Autizi

Ventaglio Novanta n. 66 2025 pp. 114–116

La Cittadella della Cultura di Lendinara, dal 29 novembre 2024 al 1° febbraio 2025, ospita la mostra Emilio Baracco. Omaggio a Giuseppe Marchiori.

Pittore, grafico e scultore, approdato giovanissimo al mondo dell’arte, Baracco celebra quest’anno i 60 anni di carriera artistica, iniziata precocemente con un percorso segnato da importanti incontri e riconoscimenti. È stato proprio agli inizi della carriera che egli ha stretto un legame profondo con il critico d’arte Giuseppe Marchiori, conosciuto mentre frequentava il terzo anno della sezione di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida del maestro Alberto Viani.

Non ancora ventenne, Baracco nato a Padova il 20 dicembre 1946, rimase affascinato dalla scultura, disciplina che aveva scelto di seguire fin dalla frequentazione della Scuola d’Arte Pietro Selvatico di Padova. Qui aveva avuto maestri famosi come Mario Pinton, che elevò la scuola di oreficeria a livello internazionale, e Amleto Sartori, celebre per aver recuperato le tecniche di creazione delle maschere in cuoio, da lui realizzate per attori della commedia dell’arte in Italia e all’estero.

A Venezia, in una mattina del 1966, Baracco si trovava nell’aula di plastica dell’Accademia, impegnato nella realizzazione di una scultura per la quale aveva deciso di creare un drappeggio di tessuto, che doveva essere immerso velocemente nel gesso da presa e poi modellato. Assorto nel lavoro, non si accorse che Viani, scultore affermato, era entrato nella sala accompagnato da Marchiori.

La realizzazione del drappo, che aveva richiesto forza fisica, rapidità ma soprattutto una visione chiara del risultato finale, suscitò l’ammirazione del critico. Viani presentò Emilio Baracco come uno dei suoi studenti più promettenti, così che l’anno precedente, appena diciottenne, era stato selezionato per partecipare alla Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa, prestigiosa rassegna in cui aveva ricevuto il primo premio per la scultura.

Giuseppe Marchiori, critico d’arte e intellettuale di spicco della cultura italiana, si complimentò per la destrezza e la precisione con cui Baracco aveva eseguito il lavoro; parlò con lui di arte, delle nuove tendenze e della ricerca incessante che anima ogni artista. Iniziò così, tra i due, un legame speciale, basato su una reciproca stima e simpatia, che avrebbe influenzato sia il percorso professionale sia quello umano di Baracco, che spesso si recava nella dimora veneziana di Marchiori a San Marco.

Fu così che il critico iniziò a interessarsi alle ricerche del giovane artista, dimostrando una grande fiducia nel suo talento; segnalò le sue opere e scrisse alcuni articoli sulla sua produzione, in particolare sulle incisioni, che stavano diventando una parte fondamentale del lavoro dell’artista.

Le incisioni, apprezzate da Marchiori, hanno un ruolo di primo piano nella mostra di Lendinara e rappresentano un omaggio da parte di Baracco al critico che, per primo, gli aveva dimostrato stima e apprezzamento. Emilio Baracco ricorda ancora oggi con viva emozione quel periodo della sua giovinezza, l’amicizia e il sostegno di Marchiori, la sua signorilità, la profondità della sua cultura, la sensibilità raffinata e l’entusiasmo contagioso per la vita e per l’arte.

Conclusi gli studi all’Accademia di Belle Arti, Baracco partì per il servizio militare interrompendo temporaneamente la sua attività. Rientrato a Venezia nel 1969, aprì un proprio studio e si iscrisse nuovamente all’Accademia per seguire i corsi di pittura di Giuseppe Santomaso, esponente dell’Astrattismo lirico ed espressionista e grande amico di Giuseppe Marchiori. L’artista riprese i contatti con il critico ed espose alla Bevilacqua La Masa e alla Galleria Rialto, presentato da Armando Pizzinato, pittore vicino a Marchiori, che aveva aderito al Fronte Nuovo delle Arti.

Tornato a Padova nel 1971 per dedicarsi all’insegnamento, Baracco affiancò all’attività scolastica una intensa attività espositiva.

Tra le molteplici iniziative d’arte, Marchiori, che apprezzava molto le incisioni di Baracco, lo segnalò per la Biennale Incisioni del 1978 nel Catalogo Bolaffi, dedicandogli una recensione anche nel volume del 1980. Oltre che a Venezia, l’artista incontrava spesso Marchiori anche a Padova, dove avevano amici comuni e, su invito del critico, partecipò alla 10^ edizione del 1975 e alla 12^ edizione del 1979 della Biennale del Bronzetto, in Palazzo della Ragione a Padova, dove nel 1995 espose una scultura in bronzo.

Colpito da un’incisione di Baracco che reinterpretava in modo originale i Cavalli di San Marco, il critico suggerì all’artista di realizzare una cartella di incisioni ispirate a sette monumenti equestri. Baracco lavorò a lungo al progetto, rielaborando una serie di monumenti, da ciascuno dei quali estrapolò un particolare, e creando preziose incisioni, che Marchiori intitolò Meta fisica con fusioni. Le opere avrebbero dovuto essere corredate dai testi di Marchiori, ma il lavoro fu interrotto dalla morte del critico avenuta nel 1982. La cartella fu poi realizzata dall’artista in un unico esemplare, con 16 incisioni stampate con un torchio a stella, affiancate da un testo poetico di Miklos N. Varga.

Tante nel corso degli anni le iniziative d’arte che hanno visto Baracco protagonista in Italia e nel mondo.

A partire dalla metà degli anni ’90 numerose sono state le mostre a New York, in altre città degli Stati Uniti e in Giappone, dove il suo lavoro è molto apprezzato e dove ha sperimentato anche nuove tecniche di incisione con splendidi risultati. Nel 2018, a Tokyo, ha approfondito con il maestro Takeshi Katori la tecnica incisoria del mezzotinto, una complessa forma di incisione perfezionata dagli artisti giapponesi, che Baracco ha rielaborato in chiave estremamente originale.

Più volte invitato a rappresentare la città di Padova negli scambi culturali con le città gemellate, a Boston, nel 1999, ha ricevuto la Coppa Paul Revere dal sindaco della città, e ha ottenuto un grande successo a Friburgo nel 2017. Oltre alle numerose mostre personali, Emilio Baracco ha partecipato a molte collettive e le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Europa, Stati Uniti e Giappone.

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Come citare questo articolo

Maria Beatrice Autizi. “Emilio Baracco, 60 anni di carriera”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/emilio-baracco-60-anni-di-carriera/

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