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ARTEOGGI

Enrica Pellicciari e l’acquerello

Nel realizzare i suoi dipinti, l’artista castelmassese si estranea dal mondo esterno per raggiungere una dimensione emotiva profonda e personalissima

di Annalisa Marini

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 96–97

Avvincono gli amanti dell’arte le opere della castelmassese Enrica Pellicciari. Formatasi all’Istituto d’Arte di Castelmassa, dipinge dal 1978, realizzando per lo più quadri con la tecnica dell’olio su tela, a pennello ed a spatola. Ma negli ultimi anni la continua ricerca e la sua evoluzione artistica la hanno portata ad utilizzare con sempre maggior convinzione la tecnica dell’acquerello.

E a questo proposito il critico e curatore artistico Vittorio Spampinato scrive: “… gli acquerelli di Enrica Pellicciari hanno la peculiarità dell’essenza e della prepotenza vivida e lucida del sogno, di quella visione a volte chiara e a volte sfumata che impone la necessità del racconto, del descrivere per descriversi attingendo sia dal sogno misto alla passione verso il segno che da quella delicata e dolce irrequietezza tipica di chi, dell’arte, cantore ne è della bellezza, di quella magnifica bellezza cioè ancor più pura del sogno e di cui Enrica Pellicciari, lettrice affascinata e donna attenta e traduttrice, ne riassume il senso…”.

Incontro la pittrice castelmassese per conoscere meglio il suo percorso artistico.

– Come si è sviluppata la tua formazione? Le chiedo

“Ho conseguito il Diploma di Maturità artistica avendo come insegnanti, fra gli altri, Ermes Simili, Nino Vincenzi e Claudio Bergonzoni. Ho seguito, negli anni, corsi di approfondimento con Adriana Buggino di Padenghe del Garda, con i Maestri Giuliano Boscaini di Bologna e Angelo Gorlini di Milano. Ultimamente ho partecipato a corsi online con diversi colleghi acquerellisti di tutta Italia, un’interessante confronto di sperimentazione. Dopo l’esperienza formativa scolastica ho continuato a dipingere, evolvendone la passione. Poi ho sentito che la ricerca e la frequentazione delle tecniche di pittura mi appassionavano, e costituivano motivo di vero piacere oltre che di interesse”.

– Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

“La mia è un’arte sostanzialmente figurativa. Prediligo tematiche che spaziano dal paesaggio alle nature morte, dalle composizioni floreali alla pittura di soggetti astratti. Il mio metodo di approccio focalizza il soggetto d’interesse; lo elaboro mentalmente e poi lo studio attraverso il disegno e la composizione, successivamente sviluppo il tema con la realizzazione dei cromatismi, dei toni, delle luci e delle profondità”.

– Qual è il tuo stato d’animo durante l’esecuzione delle opere?

“Per riuscire a realizzare i miei dipinti devo estraniarmi completamente dal mondo esterno e riuscire ad addentrarmi in una dimensione emotiva profonda e personalissima. Penso che la mia arte sia un mezzo per soddisfare un bisogno, che è quello, fondamentalmente, di esprimere me stessa, quello che sono. Mi accorgo che, nel praticare la pittura, giungo a conoscere sempre meglio ciò che sono, sempre più in profondità, tanto da diventare arte-terapia. Ho attrezzato in casa mia una stanza nella quale mi rifugio tra pennelli, tele, carte, colori e supporti, tra la fantasia e l’immaginazione”.

– È una passione costosa?

“Non nego che l’acquisto dei materiali, la messa in cornice dei dipinti, i trasferimenti nelle sedi espositive comportano un certo onere, ma qualsiasi spesa è ampiamente ripagata dalla soddisfazione, intima e profonda, che mi dà l’energia utile a realizzare la mia passione. Ho la fortuna di essere supportata dai miei familiari, soprattutto da mio marito che è il mio primo sostenitore oltre che il mio Mecenate”.

– Come ti senti quando inauguri una tua personale?

“Nonostante abbia avuto modo di presentare diverse mostre personali dal 2008 in gallerie private e pubbliche, devo ammettere che, in ogni nuova occasione, l’emozione è notevole, anche e soprattutto per il fatto che amo presentare sempre nuove opere, esponendomi al giudizio severo del pubblico. Ho avuto l’onore di vedere le mie personali presentate da personaggi del calibro di Sergio Garbato e Claudio Bergonzoni. La più recente partecipazione alla collettiva – La luce nell’arte 2023 – alla Pescheria Nuova di Rovigo, curata dall’artista Giancarlo Gulmini, ha ottenuto il terzo premio con la seguente motivazione: “La ricercata coerenza espressiva nel cogliere l’attimo che fugge, nella creazione di scenari immaginari molto poetici dove l’oggetto principale è costituito dalle relazioni di luce e colore”. Singolare la mostra programmata lo scorso anno al monastero di Fonte Avellana in provincia di Pesaro dal titolo “La fonte” di grande impatto emotivo. Quest’anno nel mese di aprile, ho partecipato alla biennale dell’arte 2024 a Rovigo – L’arte è libertà – e nel mese di maggio ho preso parte alla IX edizione del Festival Internazionale di Urbino inAcquerello, evento di grande valore”.

– Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

“Proseguire nel mio percorso artistico, di studio e di ricerca, per riuscire ad esprimere al meglio le mie emozioni e far sì che il pubblico le percepisca. Prevedo di organizzare altre mostre personali e di dare vita, nel mio Atelier a Castelmassa in via G. Matteotti al civico 18, corsi di pittura invitando come docenti maestri acquerellisti di chiara fama. Questo soprattutto nell’intento di dare la possibilità, a chi ne sia interessato, di avvicinarsi alla tecnica dell’acquerello in totale libertà, come stiamo facendo ora con il maestro Valerio Libralato. Non trascurerò le altre mie passioni come la fotografia e l’illustrazione in ambito editoriale”.

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Come citare questo articolo

Annalisa Marini. “Enrica Pellicciari e l’acquerello”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/enrica-pellicciari-e-lacquerello/

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