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ARTEOGGI

Lucia Soldà e la forza del colore

Grazie ad una esuberante fantasia e ad un forte senso cromatico, le sue opere coinvolgono pienamente l’osservatore

di Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 94–95

È nella magia della potenza cromatica la vera identità espressiva di Lucia Soldà, pittrice che attraverso le sue opere ci conduce nell’attraente mondo dell’astrattismo.

Nata a Lendinara, da diversi anni vive a Stanghella con il marito Ettore, grande appassionato di musica lirica, spesso il sottofondo che accompagna il lavoro artistico della pittrice.

Lucia si è diplomata presso l’Istituto d’arte “P. Selvatico”, apprezzata Scuola di Padova, seguendo un corso di studi che ha influenzato in modo decisivo la sua cifra artistica, contrassegnata sia dalla forza del segno, sia dalla dimensione delle opere, sempre imponenti e quindi di grande impatto visivo. Ha frequentato la sezione incentrata sulla tecnica della scultura e dello sbalzo, rapportandosi direttamente con la materia e modellandola per generare forme e creare dimensioni, anche a tutto tondo. È proprio grazie a questa formazione, che Lucia riporta una sorta di soffio vitale nei suoi quadri dai contorni decisi e definiti; spazi nei quali il colore irrompe con la sua “voce” possente.

Dopo il periodo degli studi, è subentrata la passione per alcuni “grandi maestri. Uno dei suoi maggiori ispiratori è stato il pittore russo Kazimir Malevich (1879-1935), a sua volta influenzato da diversi movimenti artistici, in particolare dal cubismo e dal futurismo, dando rilevanza allo sviluppo dell’astrattismo europeo, aderendo al Suprematismo.

E, accanto a lui, Lucia Soldà si lascia affascinare dalle varie voci espressive dell’arte moderna aderendo alla poetica di De Chirico e di Picasso, facendosi catturare da Chagall e da Kandinsky, i grandi maestri dell’arte nuova, liberata dal rigore esecutivo, che tuttavia rimane come imprimatur anche in artisti che se ne discostano per partorire nuove correnti espressive.

L’amore per l’arte e le conoscenze acquisite al tempo della frequenza del Selvatico, restano sedimentate nell’animo di Lucia in una sorta di “riposo” a partire dai tempi del matrimonio fino all’età adulta, quando riprende in mano i pennelli e torna alla grande passione.

Viene premiata ad un concorso locale, e questo episodio risveglia il suo talento dormiente, cosicché inizia un fortunato periodo artistico nel quale Lucia dà anche vita ad un Circolo culturale – dal nome azzeccato, “La Tavolozza” – divenuto piano piano un punto di riferimento per le persone che vogliono approcciarsi alla pittura e all’arte in generale.

I suoi corsi di pittura si protraggono ormai da quasi vent’ anni e sfociano in mostre personali e di gruppo a Stanghella e a Rovigo. Il “seme” della creatività artistica della Soldà è germogliato in modo davvero rigoglioso anche con la promozione di iniziative che vedono la partecipazione di un pubblico entusiasta.

La modalità espressiva di Lucia è innegabilmente interessante, perché evidenzia un innato senso cromatico che in ogni sua opera cattura e coinvolge l’osservatore. Le forme, inventate grazie ad una fantasia esuberante alla continua ricerca di spazio nel quale narrare, sono sempre originalissime anche se il respiro dei grandi maestri aleggia in ogni opera.

Sono spesso i temi sociali a raccontare le storie del suo ideale “filò”: ci sfilano davanti situazioni composte con la lineare efficacia di forme geometriche, nelle quali trova casa la potenza dei colori che ci parlano con dolcezza o gridano con rabbia o paura.

E lo sguardo segue un ideale filo di Arianna, perché Lucia ci conduce in un labirinto dell’anima, nel quale possiamo ritrovare emozioni sorseggiando il mistero della luce che si dona ai mortali per vivere momenti divini.

È forse questo il senso della pittura?

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Come citare questo articolo

Rosetta Menarello. “Lucia Soldà e la forza del colore”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/lucia-solda-e-la-forza-del-colore/

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