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UN RICORDO

Enrico Barbujani (1895-1981)

Lo stimato adriese, artefice di un pool d’imprese vanto dell’intero Polesine

di Romano Beltramini

Ventaglio Novanta n. 22 2001 pp. 82–87

Se papà Davide, capace artigiano edile, con la sua modesta impresa era riuscito, nell’Ottocento, a farsi benvolere e stimare in città, anche Enrico, iniziato alla sua scuola dai più umili ruoli, sarebbe diventato, con caparbietà ed avvedutezza, un rispettabile “uomo di mestiere” per continuare, nel tempo, ad onorare una professione che, sia pure di faticosa conduzione, avrebbe dato frutti a quel frondoso albero che oggi si chiama “Gruppo CMC Barbujani”, un grappolo di aziende che Adria può vantare quale gioiello di stimata professionalità ed indiscutibile competenza.

Enrico Barbujani aveva concluso le sei classi dell’elementare e, poi, in cantiere dal papà ne aveva carpito segreti e magie attentamente impreziosite dalla frequenza a corsi serali tenuti dal severo prof. Viaro che lo avrebbe, in seguito, voluto al suo fianco quale aiuto nella trasmissione dell’insegnamento agli altri allievi.

Ed eccolo, Enrico, dopo le esperienze “sul campo”, alla guida, da solo, della sua piccola impresa edile che, con gradualità, si afferma, ingigantisce, si impone nella categoria fino ad ottenere l’assegnazione di importanti commesse di lavori che si ritiene, dai non certo indulgenti professionisti del tempo, affidabili solo ad un nocchiero esperto e capace di portare la nave in porto con sicurezza e determinata volontà. Basti, fra tutte, la incondizionata stima dell’architetto Giovanbattista Scarpari, allora ingegnere capo del Comune di Adria, che vuole Enrico Barbujani ed i suoi uomini a realizzazioni che determinano la preziosità dell’urbanistica adriese. Ma Enrico trova anche la dolce compagna della sua vita, Natalina Casellato, l’amabile maestra di vita familiare che gli darà cinque figli e cinque figlie, dei quali sette tutt’ora viventi. Sarà l’intelligente e discreta amica del suo cammino, a sostegno dei momenti non sempre facili della vita, ed educatrice, insieme a lui, dei figli guidati ad una condotta laboriosa e ad una moralità che non indulge a deroghe ma sceglie solo quei retti principi che si riscontrano, a tutt’oggi, nella grande famiglia Barbujani.

Le ragazze, Carla, Anna, Ines e Fanny troveranno il loro sposo e formeranno onesta casa ad Adria o dove il lavoro chiamerà. Una prima Fanny volerà al cielo dopo pochi mesi di vita. I figli Renzo, Ivo, Aronne, Franco e Nello, si realizzeranno su strade diverse pur se il destino farà terminare anzitempo il viaggio terreno di Ivo e di Renzo, quest’ultimo già indimenticata generosa ed apprezzata guida nelle attività commerciali del gruppo.

Ma, andando per gradi e tornando ad Enrico, a quell’imprenditore che Adria cominciò a chiamare “el sior Enrico”, evidente sottolineatura di un riconosciuto e dovuto rispetto che nasce dal suo agire, eccoci a riscontrarne la intelligente professionalità in importanti opere dell’edilizia cittadina.

La sua splendida impresa edile viene chiamata alla costruzione del grande teatro comunale “del Littorio”, capace, allora, di 1.517 posti a sedere e con un palcoscenico di mq. 144. Siamo negli anni che vanno dal 1930 al 1935. Vengono impiegati un centinaio di operai e la grande struttura coperta verrà collaudata – per le opere in cemento armato costituenti la prima esperienza d’uso di questo materiale ad Adria – dall’ing. Giuseppe Chiesi di Milano nel 1934. Direttore dei lavori l’esigente architetto Giovanbattista Scarpari, mentre progettista per le opere in cemento armato sarà l’ing. Luigi Santarella. Interessante, a questo punto, la conclusione del verbale di collaudo che, plaudendo all’impresa Barbujani, testualmente reciterà: “Durante e dopo le prove di carico, le strutture portanti del teatro furono esaminate specie nei punti più interessanti come l’attacco delle capriate e l’incastro delle mensole, senza che fosse possibile riscontrare alcuna incrinatura. Le superfici del getto mostrarono ovunque uniformità e diligenza di esecuzione”.

Mille giornate lavorative e lo scrupolo del signor Enrico che, il mattino di collaudo, temendo sabotaggi od atti vandalici andrà con un operaio, alle cinque, a sollevare direttamente i molti ponteggi in legno occorsi alle impalcature.

Ma altre sono le importanti opere adriesi che beneficeranno dell’impresa Barbujani e, fra le molte, vanno ricordati i ponti “S. Pietro” e “Sant’Andrea” sul Canalbianco, la prima sede adriese della Cassa di Risparmio di Padova & Rovigo e le successive modifiche, la Casa di Riposo dono di Laura Renovati alla città, la nuova ala dell’Ospedale Civile, la Riseria “Curti”, la sede del Partito Socialista e la dipendenza della Cassa di Risparmio di Pettorazza. Ancora va menzionato il grande complesso edilizio “Zambon” in Riviera Roma e, tutto ciò per parlare solamente di alcune delle maggiori opere che si compendiano, indubbiamente, grazie alla solidità dello stimato costruttore, nel magnifico teatro Comunale a tutt’oggi espressione e vanto di una città che amò ed ama l’arte potendo esprimerla con ogni rispetto in questo tempio che mantiene, nel tempo, il suo splendore.

Oggi l’impresa edile procede diretta dal figlio Aronne, cresciuto fino ai venticinque anni alle dipendenze di papà Enrico che non lo risparmiò certo nel lavoro, peraltro donandogli quella maestria che esprime gusto, competenza e decisionalità atte a sostenere il prestigio della quale tuttora gode. Aronne, sposato con Maria Bruna Cattozzo, che ne condivide scelte ed affetto familiare, è stato il manager di importanti realizzi come i complessi residenziali “La Corte” in Adria sud e “Le Meridiane” in Adria nord. Va sottolineato come, in via Risorgimento, Aronne abbia fatto sorgere, con i suoi operai, in soli nove mesi, ben diciannove appartamenti che stupirono per la efficienza costruttiva e per la velocità di realizzo¹. L’ultima azienda nata nel Gruppo, la FRA.BA. immobiliare, cura oggi il commercio dei fabbricati rispettosi della grande tradizione costruttiva dei Barbujani.

Ma torniamo indietro nel tempo, quando, con i materiali residui dalla lavorazione del teatro Comunale, Enrico crea una piccola rivendita d’edilizia ed inizia a rifornire i muratori della zona. Un’iniziativa che maturerà, nel tempo, grazie alla sua avvedutezza ed a quella dei figli, nell’attuale “Barbujani srl” vasta e fornitissima azienda che offre, con due punti di vendita, in Adria nord Pescheria, per i manufatti in cemento, ed in Adria sud via Angeli per ceramiche, arredi ed ogni estensione della idro termo idraulica, il meglio per privati ed imprese.

Le rivendite, seguite un tempo con decisionalità da Renzo, sono, dopo il decesso di questi, affidate a Nello Barbujani, altrettanto capace artefice di un costante sviluppo che matura anche grazie all’aiuto dei figli: geometra Laura, geometra Enrico e Silvia diplomata al liceo scientifico e specializzata in restauro presso l’Università Internazionale d’Arte. Giovani di spiccata versatilità, ereditata dalla scuola paterna e dalla devozione della madre, Elena Carlini, dispensatrice con Nello, di affetto e responsabilità a guida della loro severa educazione.

Un terzo e non minore campo di attività Enrico Barbujani dedica, fin da giovane età, alla costruzione di manufatti in cemento e al realizzo di secchiai, scalini e tubazioni per l’Ente Delta Padano. Poi ecco l’ingegnoso improvviso sviluppo, grazie alle capacità tecniche ed all’abilità del figlio Franco che, con avveduta intuizione, mira al campo estrattivo del metano.

Nascono allora i “separatori in cemento per grandi portate di metano” da progetto e disegno di Franco, raccolti e pubblicati nel testo dell’ing. Giuseppe Schiesaro, “Tecnica della produzione degli idrocarburi” ediz. Stediv Padova, 1959. I manufatti vanno a sostituire i separatori in materiale ferroso fino ad allora usati e dimostratisi, nel tempo, di insufficiente resistenza. È un mercato che non trova concorrenza. I clienti, metanieri nel Delta polesano, fra i quali Sapleudi del Gruppo Scarpari, si assommano a centodieci con reti che funzioneranno egregiamente fino al blocco delle estrazioni del metano, per il noto fenomeno del bradisismo nel Delta.

Ed è allora che opportuni adattamenti e modifiche portano a realizzare grandi cisterne di contenimento in cemento per deposito di acque e liquidi in genere. Centotrenta clienti in Veneto, Emilia e Romagna, fra i quali lo stesso Raoul Gardini ed il padre.

Alle cisterne segue la costruzione di fosse settiche e, quindi, di cabine per spiagge e di complessi turistico-balneari, per campeggi, villaggi ed ogni uso, oggi venduti nell’intera nazione ad enti pubblici ed a privati.

Estesissima la rete di offerta con annuale presentazione al SAIE 2, il più importante salone espositivo in Italia per il settore dei manufatti edili. Vengono allestite intere spiagge e forniti ampi litorali con una completezza di immagine e di prodotto che richiama plauso e rispetto.

Franco Barbujani, che dirige il settore produtivo della CMC su esclusivi brevetti, curandone la collocazione, gode, ora, della qualificata professionalità dell’instancabile figlio geometra Andrea e, di recente, anche dell’apporto della figlia dott.ssa Enrica.

È manager di indiscutibile competenza ed ai figli, insieme alla moglie prof.ssa Maria Luisa Castegnaro, ha dettato sani principi di condotta morale e di reggenza aziendale, sviluppando la primaria opera di papà Enrico a sostegno di quel pool d’imprese del gruppo che manifesta florida salute industriale e commerciale. C’è l’ingegnosa creatività ma c’è anche la qualificazione professionale che supportano un insieme occupazionale di cinquanta unità fra operai, impiegati e staff direttivo.

E tutto dall’intuizione del “sior Enrico”, un uomo di poche e misurate parole, saggio, severo e preciso, esigente ma riconoscitore ed estimatore del lavoro altrui, imprenditore di nobile impronta, sapiente uomo dal cuore d’oro.

Ha amato la sua Adria. Ne ha fatto motivo delle espressioni più belle del suo lavoro. Ha onorato la sua famiglia crescendola alla luce di principi improntati a rettitudine e rispetto del dovere. Ha assunto lodi ed onori con modestia, in armonia col suo carattere, più volte rifiutando il cavalierato poiché riteneva sufficiente la stima che gli derivava dal suo agire.

Ha creato lo stampo, l’impronta, la forma delle sue aziende. È stato fra i primi iscritti alla Associazione Industriali di Rovigo, fin dal 1945, tanto che i figli, in suo nome, hanno ritirato una targa d’argento nel 45° anniversario associativo festeggiato nel 1990. Ha forgiato dei marchi depositati e registrati, tutti di indiscutibile validità, e le aziende del Gruppo Barbujani CMC”, lo scorso anno hanno ottenuto la “Certificazione Italiana dei Sistemi di Qualità Aziendali” presso il Registro Navale Italiano, al n. 2277/99, con prodotti dichiarati conformi alle odierne norme ISO-9002 per i prefabbricati in calcestruzzo ad uso civile. Una certificazione che non è di facile ottenimento, posta la severità dei controlli che si ripetono sistematicamente ogni anno da parte di tecnici esterni di alta professionalità. Ma al Gruppo è stata rilasciata pure la operatività internazionale col n. IT-9764 che valorizza ed autorizza la vendita del prodotto nei cinque continenti.

Va detto, ancora, come Enrico Barbujani sia stato promotore, in Adria, insieme ad Angelo Bianchini, Mario Marzolla ed altri, anche della Cooperativa Adriese di Produzione e Consumo, poi assorbita dalla COOP “Adriatica”. Ne fu il primo presidente dando avvio a quel richiamo di solidarietà sociale che, nel tempo, avrebbe maturato preziosi frutti.

Agì sempre con intelligenza nonostante le modeste attrezzature di partenza che stimolavano, peraltro, un palpitante ingegno. Con caparbietà e buona volontà, sudore e fatica, per raggiungere lo scopo. Si pensi ai problemi del tempo come quando si dovette sollevare una grossa e pesante cassaforte della Cassa di Risparmio PD-RO, che il sig. Enrico fece arrivare al secondo piano dello stabile con ingegnosità unita ai precari mezzi tecnici del momento. Nè fu facile il trasporto della grande “Biga del Lucumone” e dei cavalli che, ritrovati durante l’escavo del ramo sud del Canalbianco, furono trasferiti al Museo Archeologico di palazzo Cordella dopo che Enrico Barbujani creò adatto letto di sostegno, tutt’ora visibile, realizzando, con l’amico Luigi Duò detto “Papa”, un mezzo di trasporto su misura fra lo stupore e l’applauso di archeologi e della cittadinanza adriese.

Enrico, che era nato ad Adria il 16 febbraio 1895, prese congedo il 2 maggio 1981, verso il Regno Celeste. Ci sia consentito immaginare la sua partenza nell’alone di un sorridente sogno, quello che la ricompensa divina concede certamente a chi ha vissuto il percorso terreno con rettitudine facendo, del rispetto familiare e dell’onesto lavoro, i cardini di una esistenza dedicata con devozione e senza risparmio a quanto di più amava.

Enrico, che non potrà mancare, oggi, dalle grandi vallate celesti, di sentirsi sereno e felice non solo per quanto ha creato nel soggiorno terreno, ma per quanto i figli ed i nipoti continuano a portare avanti nel suo nome e ricordo con il riconoscente rispetto di un papà che, con mamma Natalina, se lo è veramente meritato.

NOTA

¹ Aronne Barbujani è purtroppo improvvisamente deceduto il 25 maggio del corrente anno ed ora, a cura dei fratelli, si stanno completando i lavori di edilizia da lui iniziati (n.d.r.).

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Romano Beltramini. “Enrico Barbujani (1895-1981)”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/enrico-barbujani-1895-1981/

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