Gli avvenimenti di cui sono stata protagonista o semplice spettatrice da bambina sono chiaramente impressi nella mia mente. Li rivedo come allora, con tanti particolari. Ho letto che non c’è da stupirsi di ciò perchè, per un meccanismo tipico della memoria degli anziani, i ricordi del passato sono più nitidi di quelli connessi ad avvenimenti recenti.
In casa io ero “la piccola”, avevo fratelli molto più grandi di me, che spesso parlavano di sport, politica, cultura, facendo nomi di cittadini per i quali nutrivano grande rispetto. Sono perfettamente impressi nella mia memoria i nomi e i tratti biografici di questi rodigini che meritano di essere inseriti nel “libro d’oro” della città e ritengo che il loro ricordo vada tramandato ai posteri come esempio di estrema dedizione ed impegno nel campo sociale ed umano. Voglio in particolare ricordare due personaggi, fra di loro diversi anche sotto il profilo professionale, le cui vite per alcuni aspetti ebbero ad intrecciarsi: il prof. Ferruccio Viola e l’artigiano Celio Ricchieri.
Ferruccio Viola nacque nel 1877. Era coetaneo di mio padre e fu una grande figura di educatore. A sei anni ebbe la sventura, con i fratelli minori, di rimanere orfano di entrambi i genitori. Visse assieme al nonno paterno, dimostrando interesse per gli studi, specie per le discipline scientifiche, cosicchè si iscrisse alla facoltà di Matematica presso l’Università di Padova, laureandosi nel 1898. Successivamente conseguì anche la laurea in ingegneria civile, che gli permise di ampliare i suoi interessi connessi all’attività di lavoro e alla carica di preside dell’Istituto Edmondo De Amicis.
Nel 1904 la Giunta Municipale di Rovigo, presieduta da Amos Bernini, approvò il progetto per la graduale fondazione nel capoluogo di un Istituto Tecnico, comprendente tre sezioni: Fisica e Matematica, Ragioneria e Agrimensura. Come sede provvisoria furono utilizzati alcuni cameroni in via Trento, di proprietà dei Luoghi Pii. Di tutta l’operazione il principale artefice fu sicuramente il prof. Ferruccio Viola, divenuto poi l’anima stessa del nuovo istituto, che nel 1907 fu trasferito nel più decoroso palazzo Montalti, già sede della Regia Prefettura Austriaca fino alla conclusione della Terza Guerra di Indipendenza.
Quando nel 1922 il complesso scolastico divenne Istituto Tecnico Provinciale “De Amicis”, il primo preside fu il prof. Viola, che nel ‘34 fu parte attiva nell’organizzazione dei festeggiamenti del trentennale.
Il prof. Ferruccio Viola non si interessò soltanto del capoluogo, ma spese le sue energie anche per l’alto ed il basso Polesine, facendo aprire scuole tecniche a Badia ed Adria.
A Rovigo l’evoluzione del complesso scolastico fondato nel 1904 conosce una nuova tappa nel 1941: in occasione della “Giornata Nazionale della Tecnica”, festeggiata il 4 Maggio, si inaugura il “Laboratorio-Scuola”, primo nucleo dell’Istituto Tecnico Industriale Provinciale. Il Laboratorio-Scuola fu attivato nelle officine di Celio Ricchieri, fatte espressamente restaurare ed attrezzare con macchine adatte per la preparazione e la formazione di “fabbri-meccanici”, poi “meccanici-elettricisti”.
Per dare impulso al nuovo indirizzo industriale Ferruccio Viola fu instancabile nella ricerca delle macchine più idonee. Compì numerosi viaggi a Roma ed in altre città per procurare le attrezzature necessarie, fossero un trapano, un tornio o una lavagna, riuscendo sempre, grazie al suo impegno, a far crescere l’istituto. Si era circondato di validi collaboratori, come valenti ingegneri per la tecnologia, la meccanica e l’elettronica, ed artigiani di indiscussa capacità per i laboratori e le officine. Per tutti nutriva rispetto, stabilendo rapporti di amicizia.
I suoi studenti di allora lo ricordano come maestro, ma ancor di più per la sua umanità e sensibilità. All’inizio dell’anno scolastico radunava le classi nella “Sacra Aula della Rimembranza” per la Santa Messa. Spesso il ticchettio del grande orologio in ferro battuto a sbalzo, opera unica di Celio Ricchieri collocata nella presidenza, accompagnava le lezioni gratuite di matematica che Viola impartiva ai suoi allievi.
Una vita la sua passata ad insegnare, oltre alla matematica, l’onestà e la dedizione al prossimo: un seme che non può non dare frutti.
I suoi allievi sono sparsi per il mondo, come insegnanti nelle università di Padova, Pavia e all’estero. Io ricordo in particolare Renato Bruson che in bicicletta raggiungeva l’Istituto Tecnico Industriale da un paese della padovana: ora è “ingegnere del bel canto” e gira il mondo come baritono, con nel cuore il ricordo della bontà e della generosità del suo amato professore di matematica.
Nel 1945 il prof. Viola fu anche incaricato come reggente del Provveditorato agli Studi di Rovigo. Una vita dunque spesa per la scuola e la crescita culturale del Polesine. Si spense il 31 luglio 1966, quasi novantenne, assistito dalla moglie Maria Bellini, dalla figlia Luisa e dal genero ing. Tullio Silvestri.
Nel frattempo i frutti dell’albero piantato nel 1904 sono maturati: l’Istituto Tecnico divenuto Statale si è trasferito in Commenda Est, dove può fruire di ampi spazi e servizi adeguati e fregirasi di un nome significativo: I.T.I.S. “FERRUCCIO VIOLA”.
Celio Ricchieri nacque a Rovigo nel 1896. Frequentò le scuole presso il Collegio Angelo Custode ed imparò da piccolo il mestiere del fabbro presso l’officina dello zio Giovanni Businaro. Giovanissimo si sposò con la nipote dell’allora vescovo Anselmo Ricci.
Abitava in via G. Bruno, ove sorse la sua officina in cui lavorò per oltre cinquant’anni. Si trattava di un’ampia stanza, detta “el camaron” con alte finestre che permettevano, a chi passava per la strada, di vedere i macchinari e i giovani in tuta blu intenti al lavoro. Dopo il laboratorio si apriva una breve stradina chiusa da un grande portone di rete metallica, oltre il quale sorgeva l’orto ed il parco del Seminario, oggi Archivio di Stato. (Da anni il portone non c’è più: la stradina un tempo chiusa oggi continua e, girando a sinistra, torna sul Corso del Popolo, allargandosi con uno spazio adibito a parcheggio tra il distributore Agip e il Supermercato Orva).
Imparare un lavoro una volta era un lusso: la maggior parte dei giovani era destinata a lavori molto umili, braccianti o facchini pur di guadagnare qualche soldo, per cui quanti avevano la possibilità di entrare in un’officina erano ritenuti privilegiati. Per i genitori era quindi un grande sollievo poter assicurare ai figli la possibilità di frequentare un laboratorio qualificato come quello di Celio Ricchieri. Costui era un uomo alto, dall’espressione un po’ burbera, ma dal grande cuore e dalla pazienza infinita perché, avendo tanti figli, ci sapeva fare con i giovani.
Dalle mani di Ricchieri uscivano veri e propri capolavori in ferro battuto: tra tutti da ricordare l’artistico portone posto davanti all’altare della Madonna delle Grazie in Duomo. Quando fu completato si diede vita ad una cerimonia che destò interesse in tutta la provincia: eravamo nel 1926 ed in piazza Vittorio Emanuele fu innalzato un altare per incoronare la Madonna delle Grazie e inaugurare, con la benedizione del Cardinale di Venezia, l’artistico portone, opera di Ricchieri. Quante cancellate davanti a belle ville della città e quanti sacelli e tombe gentilizie nel nostro cimitero ed altrove portano la sua firma!
Dall’officina di Celio Ricchieri uscivano giovani formati nello spirito e artisti completi che si sono affermati in varie parti d’Italia e anche all’estero, facendo onore al loro maestro e alla loro città. Ricchieri era un personaggio di grande carisma e i giovani adolescenti che frequentavano la sua officina imparavano soprattutto dalle sue grandi e forti mani che, brandendo martello e tenaglie, forgiavano il ferro incandescente piegandolo sull’incudine secondo il disegno studiato precedentemente.
Quando il prof. Carraro fece costruire la prima parte della Casa di Cura “Città di Rovigo”, per entrare bisognava passare attraverso un grande portone in ferro firmato “Ricchieri”. Nel 1935 l’artistico portone purtroppo fu tolto per farne dono alla patria: era il tempo dell’autarchia e la patria chiedeva ferro ed oro.
Nei primi anni quaranta l’officina di Celio Ricchieri fu individuata come nucleo indispensabile per l’avvio dell’Istituto Tecnico Industriale fondato dal prof. Viola, ed allora sul frontespizio del laboratorio fu apposta l’iscrizione “Laboratorio Istituto Tecnico Industriale”. In questo laboratorio fu realizzato il grande orologio in ferro battuto e a sbalzo, capolavoro di Celio Ricchieri, opera unica posta su un lato della presidenza dell’Istituto Tecnico, a scandire il tempo dei molteplici impegni del preside Viola.
Personaggio tutto d’un pezzo, Celio Ricchieri non si piegò al Fascismo, subendo una dura aggressione nel 1928, quando fu picchiato a sangue da tre fascisti perchè si era rifiutato di togliersi il distintivo dell’Azione Cattolica. Salvato dalle grida di alcune donne di passaggio, fu soccorso e ricoverato in ospedale per diversi giorni.
Durante la guerra fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale che inizialmente teneva le prorie fugaci riunioni nella centralissima piazza, sotto il monumento a Vittorio Emanuele, in barba ai fascisti.
A conclusione della guerra tornò alla sua attività, realizzando numerosi lavori e seguendo i giovani dell’Istituto Tecnico. Nell’anno 1945-46, quando si sono diplomati i primi periti, ricordo che in piazza furono esposte apposite locandine. I ragazzi erano in festa per la conclusione del ciclo scolastico ed ancor più per la soddisfazione di aver immediatamente ricevuto offerte di lavoro da varie parti d’Italia e anche dall’estero.
L’officina Ricchieri si trova ora in zona industriale, gestita dal figlio e dai nipoti Giovanni e Matteo che non sono da meno del loro celebre padre e nonno.
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Come citare questo articolo
Giannina Giunta. “Ferruccio Viola e Celio Ricchieri”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/ferruccio-viola-e-celio-ricchieri/