Il mese di maggio 1996 sarà da ricordare per il mondo medico polesano. Si è tenuto infatti ad Albarella, l'isola nel cuore del Delta, il congresso della Società italiana di Fitoterapia, che ha visto riuniti per tre giorni i più importanti cultori di questa scienza.
Tale disciplina è antica quanto l'uomo: nella grotta di Shanidar in Iraq gli archeologi hanno riportato alla luce sette scheletri neanderthaliani. Ebbene, attorno ai resti di uno di questi, vecchio di ben 60.000 anni, si è rinvenuta un'alta concentrazione di pollini. Le ricerche hanno dimostrato che, delle piante un tempo poste a mo' di mazzo di fiori sul cadavere, ben sette erano dotate di proprietà fitoterapeutiche e come tali sono tuttora impiegate in Iraq. Si presume che l'inumato fosse uno sciamano, sepolto con gli "attrezzi" del mestiere.
Per millenni Fitoterapia e Medicina sono state praticamente la stessa cosa, e quasi tutti i farmaci derivavano dal mondo vegetale.
Solo in questo secolo è venuta alla ribalta la Farmacologia "chimica", basata su principi attivi isolati, e la Fitoterapia è stata messa ingiustamente nel dimenticatoio, come fosse una scoria del passato, un residuo delle stregonerie medioevali.
Ma oggi proprio lo sviluppo della ricerca ha dimostrato l'efficacia dei rimedi di origine vegetale, che si basano sull'uso di "fitocomplessi", cioè insiemi armonici di un gran numero di sostanze biologiche che il laboratorio non potrà mai riprodurre. Quindi se il farmaco di sintesi ha un effetto potente, accompagnato però da svariati effetti collaterali, il fitocomplesso stimola in maniera equilibrata il nostro organismo, il quale risponde, come è stato ricordato dalla Prof. Buffoni dell'Università di Firenze, perché i messaggi cellulari sono simili in tutte le forme di vita, anche se il contenuto del messaggio è diverso. Ecco perché, per esempio, il lattice di un papavero, l'oppio, è riconosciuto dalle nostre cellule e provoca la scomparsa del dolore.
Ciò non toglie che anche i fitofarmaci non possano essere pericolosi, ed è assurdo assumerli, come molti fanno, solo su consiglio di inesperti o dopo lettura di riviste, perché "tanto sono erbe e quindi non fanno male". Vi sono ad esempio piante, ancora in libera vendita nei comuni negozi del settore, che contengono sostanze sospette di originare il cancro. Non è un caso che in Germania le fitomedicine, che rappresentano ben il 10% di tutto il mercato farmaceutico, siano soggette alle stesse normative previste per gli altri tipi di farmaci.
La Fitoterapia non è più quindi, come alcuni interessati vogliono farci credere, la "medicina dolce del frate cappuccino", e non è nemmeno una terapia "alternativa". È invece una discplina moderna, e le cure fitoterapiche ben si affiancano a quelle tradizionali con i farmaci e in molti casi possono sostituirle del tutto.
In sede di convegno ci si è occupati anche di biodiversità, ricordando che la distruzione degli habitat ha portato alla soglia dell'estinzione un quarto di tutte le specie di piante. Questo proprio quando la scienza trova ogni giorno nuove virtù terapeutiche nel mondo vegetale, cosicché l'estinzione ci nega per sempre insperate possibilità di cura. La scomparsa della biodiversità è anche un problema polesano, come dimostrano gli studi sulla flora locale; e sempre durante il convegno si è lamentato il fatto che il Delta del Po, prestigiosa sede congressuale, non ha ancora visto l'istituzione di un Parco Nazionale.
A cura dello scrivente è stata presentata anche una comunicazione sull'uso terapeutico delle erbe nella tradizione popolare polesana. Tale ricerca ha dimostrato una ricchezza di conoscenze per la gran parte ignote, e spesso originali anche rispetto al resto del Veneto.
Un altro dei temi trattati nel convegno è stato il possibile ruolo della Fitoterapia nel Servizio Sanitario Nazionale. A tale proposito è utile ricordare che nell'Ambulatorio di Terapia del Dolore del nuovo ospedale di Trecenta, curato dal Servizio di Anestesia, accanto alle terapie farmacologiche e ai blocchi anestesiologici, trovano spazio le Medicine Naturali, come l'Agopuntura, la Mesoterapia e, appunto, la Fitoterapia.
Le scienze più moderne al servizio dell'uomo riscoprono la tradizione: è il giusto modo per sentirci eredi di quell'antico collega, quel primo "Medico Naturale", che 60.000 anni fa ci indicava la via da seguire.
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Francesco Crestani. “Fitoterapia & Medicina”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/fitoterapia-medicina/