I Consorzi di Bonifica, conosciuti da sempre dalla gente polesana come i "Consorzi delle Acque" o i "Consorzi degli scoli", svolgono una funzione indispensabile per la difesa del suolo, concorrendo con lo Stato e la Regione a garantire la sicurezza idraulica del territorio.
Com'è noto il Polesine è terra di bonifica per eccellenza, essendo stato letteralmente conquistato dall'uomo che, a fatica e con una lotta secolare, è riuscito a governare al meglio delle sue possibilità i fiumi che avevano trovato facile via per terminare indisturbati il loro corso in una pianura aperta verso il mare.
Fin dall'antichità l'uomo si è adattato a tale situazione, scegliendo, timoroso dei capricci del Po e dell'Adige, le zone più alte del Polesine sulle quali sono sorti i primi importanti nuclei abitativi, embrioni delle attuali comunità urbane.
Le superfici emerse, garantendo buoni raccolti, hanno invogliato nei secoli scorsi i potenti e ricchi proprietari a riscattare nuove terre, attraverso l'azione della bonifica, impostata prevalentemente sulla creazione di reti di scolo a deflusso naturale, fino a quando non è diventato necessario sollevare le acque per il loro recapito nei grandi collettori di bonifica e, quindi, al mare con l'aiuto degli impianti idrovori. In molti casi si è trattato di una vera e propria lotta per difendersi dalle acque e per trarre poi beneficio dalle aree bonificate e salvaguardate attraverso imponenti opere di difesa e di scolo. La fertilità della terra polesana è rinomata, e per secoli l'azione dell'uomo si è svolta proprio per acquisire nuovo spazio per le colture e per creare nuova ricchezza per chi poteva disporre di terreni e di personale per lavorarli e coltivarli.
I Consorzi di Bonifica, nati originariamente per volontà di gruppi di grandi proprietari terrieri, hanno acquisito importanza e prestigio a livello nazionale con la legge di riforma del 1933, che ha riconosciuto ad essi compiti di rilevante pubblico interesse, poiché incaricati di realizzare opere volte a conseguire "vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, in comprensori in cui ricadono laghi, stagni, paludi e terre paludose … ovvero da terreni, estensivamente utilizzati per gravi cause d'ordine fisico o sociale, e suscettibili, rimosse queste, di una naturale trasformazione dell'ordinamento produttivo … ".
La redenzione delle terre dal dominio delle acque si è certamente realizzata, e si può affermare che l'opera della prima grande bonifica, frutto della legge del 1933, si è attuata in Polesine con buoni risultati. Tuttavia i problemi per la terra dei due più grandi fiumi italiani non sono finiti, poiché non è stato ancora del tutto assorbito il danno del bradisismo causato dall'emungimento del gas metano che ha generato l'abbassamento del suolo di quasi tutto il Polesine, e non è stato possibile adeguare tempestivamente la rete di bonifica all'intensa e spesso incontrollata urbanizzazione.
Sono questi i due principali problemi che oggigiorno i Consorzi di Bonifica sono impegnati ad affrontare quali Enti chiamati dallo stato, ai sensi della L. 18.5.1989 n. 183 recante "norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo", all'esercizio di funzioni regionali tese ad assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi.
Tale importante funzione, ripresa e ribadita dalla Regione del Veneto con propria legge, dà nuovo impulso all'azione di Consorzi di Bonifica già di per sè notevolmente impegnati nella manutenzione e gestione delle opere idrauliche ed irrigue di loro competenza, per curare quella che Giuseppe Medici definisce la IV fase dopo quelle della "bonifica integrale" del 1933.
Il legislatore, più recentemente, con la L. 5.1.1994 n. 36, ha assegnato ai Consorzi compiti di tutela e gestione delle acque per scopi irrigui, per riutilizzo dei reflui, per acquedotti rurali ed altri impianti funzionali ai sistemi irrigui e di bonifica, e più in generale funzioni di salvaguardia e difesa della "risorsa" acqua.
Ai problemi organizzativi e gestionali, per la verità affrontati e risolti in chiave economicistica come dev’essere per Enti la cui prevalente risorsa finanziaria deriva dai contributi dei consorziati, si aggiungono quelli del reale – e non solo potenziale – coinvolgimento nella programmazione statale e regionale, e dell’assegnazione dei compiti attuativi di difesa del suolo attraverso idonei finanziamenti pubblici.
Per quanto riguarda la programmazione, non appena la Regione approverà e farà propri i “Piani Generali di Bonifica” predisposti dai Consorzi fin dal 1992, ma non ancora “licenziati” dal Consiglio Regionale, i programmi e le opere in essi previsti entreranno di diritto a far parte della pianificazione territoriale del Veneto con evidenti aspetti positivi per la salvaguardia dell’ambiente. Con tali strumenti programmatori, e vincolanti per tutti, sarà possibile intervenire preventivamente sulla pianificazione urbanistica ed insediativa, industriale, artigianale, commerciale e civile qualora questa interessi la rete di scolo, oggi molto spesso inadeguata rispetto al pesante impatto dell’urbanizzazione sul territorio.
È difficile condensare in poco spazio tanti pensieri e soprattutto tanta storia e tanta attività, ma non si può rinunciare a segnalare prese di posizione di alcuni organi di stampa a tiratura nazionale che appaiono aprioristicamente contro i Consorzi di Bonifica, definendoli addirittura Enti del regime fascista.
Se è vero, infatti, che la legislazione sulla cosidetta “Bonifica Integrale” del 1933 è servita principalmente per prosciugare le terre dalle paludi, è pur vero che oggi il Polesine senza l'azione svolta dai Consorzi di Bonifica non potrebbe considerarsi indenne dal ritorno delle acque, date le caratteristiche del territorio mediamente soggiacente al livello del mare di oltre 3 mt.
Ed ancora, sulla polemica sollevata da chi ritiene di non dover pagare i contributi di bonifica, vale la pena di ricordare che i Consorzi del Polesine attribuiscono ai consorziati le spese di contribuenza, dedotti i contributi statali e regionali ed eventuali entrate proprie, sulla base di appositi piani di classifica il cui fondamento è il beneficio acquisito dall'azione bonificatoria. Laddove questo non esiste, non vi è tributo.
I Consorzi, tuttavia, proprio per le ragioni suesposte e soprattutto per un principio fondamentale di equità, dovranno adeguare i loro piani di classifica alla vigente normativa, e principalmente a quella introdotta dalla L. 36/94 (Galli) sulla disciplina in materia di risorse idriche, per cui dovrà essere chiamato in causa… "chiunque, non associato ai Consorzi di Bonifica ed Irrigazione, utilizza canali consortili o opere irrigue come recapito di scarichi, anche se depurati e compatibili con l'uso irriguo, provenienti da insediamenti di qualsiasi natura … " che " … deve contribuire alle spese consortili in proporzione al beneficio ottenuto" (art. 27).
Tale norma potrà consentire un notevole sgravio ai consorziati, cioè ai proprietari di immobili urbani ed agricoli, per l'introduzione nella classifica dei nuovi soggetti indicati dalla legge Galli.
Siamo in un'epoca in cui non è più possibile parlare per luoghi comuni, e chi lo fa rischia l'insuccesso, dato che la gente è molto più preparata di quanto sembra. Per esempio dire che la Legge sulla bonifica è una legge prodotta dal Regime fascista può non significare nulla se si constata che è una buona legge, tuttora valida, come è una buona legge il Codice Civile del 1942.
Dire che i Consorzi di Bonifica sono frutto di quella legge o governati prevalentemente dagli agricoltori, non sono buone ragioni per proporne l'abolizione, senza avere di ricambio una soluzione migliore e meno costosa. Dire che (come è accaduto per qualche parlamentare) non verranno più dati fondi pubblici ai Consorzi, non basta, perché occorre stabilire chi, al posto loro, farà le opere di difesa del suolo, dal momento che non vi sono stati grandi esempi di intervento e di presidio del territorio da parte dello Stato in questi ultimi anni.
I Consorzi ci sono e, per come operano, sono disposti al confronto, ovviamente per migliorare la loro presenza sul territorio, ma non a rinunciare al loro ruolo istituzionale di specialisti della bonifica, della difesa e tutela dell'ambiente e delle risorse idriche.
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Come citare questo articolo
Carlo Piombo. “I Consorzi di Bonifica”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-consorzi-di-bonifica/