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STORIA - TRADIZIONI

G. Mazzini, J. White e A. Mario

Il 150° anniversario della morte dell’apostolo del Risorgimento, ha riacceso l’interesse per la vita impegnata e romantica dei coniugi Mario

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 54–57

Nel 2022, in occasione del 150° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini (1805-1872), sono state attivate varie iniziative di rivisitazione dei tratti salienti del pensiero dell’apostolo del Risorgimento, portando anche l’attenzione su vari personaggi che ebbero modo di frequentarlo, apprezzando le sue idealità, fondamento dell’Italia unita e democratica.

Tra le figure più note, non solo a livello polesano, in primo piano Alberto Mario (1825-1883) e Jessie White (1832-1906), le cui esistenze si intrecciarono ampiamente con quella di Giuseppe Mazzini.

A cominciare dal primo incontro dei due giovani avvenuto a Genova.

1857

Era la primavera del 1857 e, stante il clima di tolleranza del Regno Sabaudo, diversi patrioti, ricercati dalle autorità austriache per aver partecipato attivamente alle operazioni militari della Prima Guerra di Indipendenza, avevano trovato riparo nella città ligure, in attesa di eventi favorevoli per iniziative di sollevazione nazionale.

A Genova, personaggio di primario riferimento era allora Carlo Pisacane, proprio in quei mesi intento ad organizzare la famosa quanto sfortunata Spedizione di Sapri. Ebbene, Alberto Mario partecipò sicuramente ad alcune riunioni preparatorie, pur avanzando, a quanto pare, perplessità sull’organizzazione, indicando di attendere momenti più propizi.

All’interno di questi gruppi patriottici, fece il suo ingresso anche una inglesina: Jessie White, qualificatasi come giornalista del Daily News. In realtà, pur scrivendo testi giornalistici, la White era particolarmente interessata ad informare Giuseppe Mazzini sulla situazione dei movimenti patriottici locali. L’apostolo del Risorgimento, in esilio a Londra¹, ambiva infatti a guidare iniziative che portassero all’unità d’Italia sotto l’egida repubblicana.

Figlia di un armatore, proprietario di un cantiere navale a Portsmouth nel sud dell’Inghilterra, Jessie White, giovane 25enne, godeva di una autonomia veramente ampia dalla famiglia. Avrebbe desiderato studiare medicina, ma neppure nella liberale Inghilterra ciò era concesso al gentil sesso, per cui aveva ripiegato sul giornalismo. Seguendo le coinvolgenti conferenze di Mazzini, si era appassionata alla causa italiana, mettendosi a disposizione dell’ideologo repubblicano.

Alberto Mario, nato a Lendinara (RO) il 4 giugno 1825, aveva sostenuto il suo battesimo di patriota militante nell’insurrezione padovana dell’8 febbraio 1848, entrando poi a far parte dei corpi di volontari della Prima Guerra di Indipendenza. In fuga dal Lombardo-Veneto gravato dal dominio austriaco, riparò infine a Genova. Aveva 32 anni e viveva con parsimonia, dando lezioni private e partecipando attivamente ad incontri clandestini dove si teorizzava il destino della patria unita.

Nel periodo in cui la giovane inglese raggiungeva Genova, Mario aveva maturato i suoi ideali politici, abbandonando il progetto del Gioberti per convergere su quello repubblicano ed incontrando Giuseppe Mazzini che ben presto gli propose di collaborare col periodico “L’Italia del Popolo”.

Nel 1857, a Genova, l’intesa tra i due giovani fu immediata e l’amore fu il cemento della loro unione².

Frattanto, mentre l’iniziativa di Pisacane si avviava al fallimento, il Piemonte, allarmato per l’attività cospirativa, attuava un deciso giro di vite nei confronti dei tanti patrioti pronti ad aderire a movimenti insurrezionali: furono attuati fermi e allontanamenti dallo stato sabaudo.

Alberto e Jessie furono arrestati entrambi il 4 luglio 1857. Curioso un particolare della loro vita da carcerati: grazie ad un secondino compiacente i due furono in grado di scambiarsi messaggi epistolari. Ma le lettere di Mario, più che frasi amorose, contenevano, a puntate, una sorta di storia dell’Italia, scritta nell’ottica del “Primato” giobertiano, ovvero con la sottolineatura della preminenza universale del ‘genio italico’, sia relativamente all’aspetto artistico che scientifico; concetti che costituivano il lievito per la creazione della nuova Italia.³

Scarcerati dopo qualche mese di detenzione, e subito banditi dal regno piemontese, i due giovani raggiunsero la casa paterna della White, a Portsmouth, unendo nel dicembre del 1857 le loro vite con i crismi del matrimonio, celebrato con una cerimonia civile, a conferma della loro visione laica della vita.

1858-59

Ed è a questo punto che, nell’esistenza di Alberto e Jessie torna Mazzini, il quale coinvolge i due giovani impegnandoli in una serie di conferenze a favore della causa italiana nel Regno Unito.

Successivamente li convinse a raggiungere l’America per promuovere incontri, con l’obiettivo di raccogliere fondi per iniziative patriottiche sul suolo italiano.

Negli Stati Uniti il programma di incontri stava ottenendo buoni risultati quando, nell’aprile del 1859, raggiunti dalla notizia dello scoppio, della Seconda Guerra di Indipendenza, i due coniugi decisero di imbarcarsi alla volta dell’Italia per partecipare alle operazioni belliche. “Impossibile – scrive Jessie White – rimanere in America a ciarlare degli italiani oppressi mentre essi menavano le mani contro gli oppressori”. All’arrivo in Italia, verificarono però, con disappunto, che la guerra si era conclusa l’8 luglio 1859 con l’armistizio di Villafranca: la pace, sottoscritta tra l’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e quello di Francia Napoleone III, prevedeva la cessione della Lombardia al Piemonte, frustrando le speranze dei patrioti che aspiravano ad un esito più favorevole per l’unità della penisola.

Il suolo italiano restava pertanto ancora negato ai due coniugi, che decisero di riparare in Svizzera dove ebbero modo di intrecciare un rapporto di amicizia ed idealità con Carlo Cattaneo, il teorico del progetto federalista repubblicano. La visione del Cattaneo differiva dunque da quella del Mazzini (frattanto anch’egli giunto in Svizzera), propugnatore di un progetto unitario e centralizzato, dal quale Mario si andava progressivamente distaccando.

1860-61

Frattanto lo sguardo di Alberto e Jessie si rivolgeva in particolare verso Garibaldi, ritenuto l’unico in grado di animare una sollevazione popolare. La notizia dell’avvio della Spedizione dei Mille, partita dal porto ligure di Quarto il 5 maggio 1860, li portò nel giugno successivo ad imbarcarsi verso la Sicilia con un gruppo guidato dal luogotenente garibaldino Giacomo Medici. All’arrivo nell’isola Jessie fu subito incaricata da Garibaldi di seguire le attività infermieristiche, mentre Mario partecipò a varie azioni organizzative e militari.

E Mazzini?

L’indomito repubblicano mandava messaggi, raccomandando a Garibaldi di creare una repubblica nel regno di Napoli in fase di conquista. È invece ben noto l’epilogo della Spedizione dei Mille – descritto fra l’altro da Mario ne “La Camicia Rossa” – con l’incontro il 26 ottobre a Teano tra Vittorio Emanuele e Garibaldi, il quale omaggiò il sovrano piemontese con l’incisiva frase “Saluto Vittorio Emanuele re d’Italia”, per ritirarsi, a missione compiuta, nella sua Caprera.

Invisi alla monarchia sabauda, impossibilitati a raggiungere Lendinara ed il Veneto ancora sotto il dominio austriaco, ai coniugi Mario non restò che tornare a Londra, riallacciando stretti rapporti con Mazzini… Troppo stretti per Mario, che, ormai su posizioni federaliste, non poteva condividere appieno il programma mazziniano. Ciononostante, in virtù dell’amicizia che lo legava al principale esponente del movimento repubblicano, si trovò a farsi esecutore di varie iniziative ed anche ad assisterlo durante una malattia durata vari mesi: “Lo stato di salute di Mazzini era gravissimo – scrive Jessie White -. Alberto rimase per aiutarlo nei lavori, mentre io dava letture nelle provincie (…). Lo tormentava però la persistenza di Mazzini a volerlo involgere nel lavoro attivo…”.

E il 13 dicembre 1861, così Mario scrive alla moglie: “Me infelice! (…) Prosegue a voler compromet­termi con lui. Adesso ha immaginato una lettera circolare che io dovrei fare ai Veneti, come veneto. Non posso, e tu lo sai; ma come ora discutere?”.

E ancora Jessie: “Mazzini non ci dava tregua (…). L’anno ’61 era stato pieno di fastidii a lui fatto per combattere colla spada e colla penna, non per il lavoro paziente di ordinamento di partiti; tanto meno per tenere in equilibrio la bilancia tra Mazzini e Garibaldi…”.⁴

1862-65

Il 1862 si aprì all’insegna di grandi speranze, fidando in particolare in un’azione di Garibaldi per liberare Roma, al grido di “Roma o morte”. Azione avviata dalla Calabria, dove però le camicie rosse furono fermate dall’esercito regolare sull’Aspromonte, col ferimento dello stesso Garibaldi. Episodio gravissimo che provocò un clima di grande sconforto tra i patrioti: “io, giunta a Lugano – scrive la White – trovai Cattaneo e Mazzini più morti che vivi (…). Alberto (…) rimase un mese intero a Genova, poi giunse mesto, malato, inconsolabile”.⁵

Il successivo trasferimento a Firenze, rinfranca i coniugi Mario. “Ci recammo – scrive Jessie – nell’incantevole città, ove Alberto si preparava a dirigere il ‘Dovere’ affidatogli da Mazzini”⁶.

Frattanto nel gennaio del ’63 Mario riceve la notizia di essere stato eletto – a sua insaputa – deputato nella circoscrizione siciliana di Modica, per iniziativa di un gruppo di democratici che avevano avuto modo di apprezzarlo durante la campagna di Garibaldi. Carica che rifiutò con decisione ed ampie argomentazioni, sottolineando che egli, da repubblicano rigoroso, non avrebbe mai potuto prestare giuramento di fedeltà al re.

Gli anni fiorentini furono forse i migliori vissuti dai coniugi Mario, entrambi impegnati giornalisticamente: Alberto collaborando con periodici democratici italiani e pubblicando vari studi, Jessie spedendo reportage dall’Italia a giornali inglesi ed americani. A questo periodo fra l’altro risale l’amicizia con Giosuè Carducci.

1866-1883

Un cambiamento radicale si verifica nel 1866, a conclusione della Terza Guerra di Indipendenza (durante la quale Mario ebbe da Garibaldi l’incarico di guidare operazioni militari sulle acque del lago di Garda) con la possibilità di tornare finalmente a Lendinara dopo 18 anni di forzata lontananza.

Festosa fu l’accoglienza che i lendinaresi riservarono ai due coniugi; e un vero tripudio si verificò qualche mese dopo, nel febbraio del 1867, all’arrivo di Garibaldi solennemente accolto dalla popolazione e dal sindaco Domenico Marchiori.

Nel novembre dello stesso anno i due coniugi si trovarono ancora accanto a Garibaldi, combattendo a Mentana nel nuovo tentativo, non riuscito, di conquistare Roma.

A Lendinara, oltre all’attività giornalistica (collaborando in particolare col giornale “La Provincia” di Mantova e la “Lega della Democrazia), Mario si impegnò politicamente ed amministrativamente per il Comune e la Provincia.

Purtroppo fu aggredito da un male infido che egli cercò di sconfiggere sottoponendosi a ben nove dolorose operazioni, finché dovette arrendersi il 2 giugno 1883, esattamente un anno dopo la morte di Garibaldi, mentre Mazzini si era spento undici anni prima, il 10 marzo 1872.

E ai due grandi del Risorgimento, che ebbe per compagni di tante battaglie “con la penna e con la spada”, Alberto Mario indirizzò l’ultimo pensiero il giorno prima di spirare. Si rivolse infatti alla compagna della sua vita con queste parole: “Ricordati: domani, due giugno, metti fuori la bandiera velata, a mezz’aria come sempre per Mazzini, ora per Garibaldi”⁷. Cessava di vivere il 2 giugno 1883, all’età di 57 anni.

1883-1906

E Jessie?

Jessie White visse altri 23 anni, trasferendosi dopo qualche tempo a Firenze dove svolse attività di insegnante di inglese fino alla morte, continuando nel contempo l’attività giornalistica scrivendo sia per giornali italiani, sia per periodici inglesi, statunitensi e canadesi. Particolarmente continuativa, per ben 40 anni, dal 1866 alla morte, fu la sua collaborazione con il settimanale newyorkese “The Nation”, ragguagliando i lettori d’oltre oceano, oltre che sugli aspetti politici della Nuova Italia, anche su problematiche sociali e culturali.

Contemporaneamente diede alle stampe apprezzatissime biografie dei principali uomini del Risorgimento, a cominciare da Garibaldi e Mazzini (Vita di Garibaldi, Milano, Treves, 1882; Della vita di Giuseppe Mazzini, Milano Sonzogno 1886). Per tutta la sua esistenza si spese per la causa italiana, custodendo la memoria di quanti per la patria erano vissuti e morti.

Cessò di vivere a Firenze, dopo breve malattia, il 5 marzo 1906, a 74 anni, e i suoi funerali nel capoluogo toscano furono imponenti. Le sue spoglie raggiunsero poi Lendinara, nel cui cimitero si trovano tuttora accanto a quelle di Alberto Mario, il compagno di una vita con cui condivise gli anni più esaltanti del Risorgimento italiano.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “G. Mazzini, J. White e A. Mario”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/g-mazzini-j-white-e-a-mario/

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