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PERSONAGGI ILLUSTRI

Giannetta Ugatti Roy (1868-1957)

Nativa di Polesella, antisegnana del movimento femminista e scrittrice apprezzata in Italia e all’estero

di Renato Scarpi

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 80–83

Sfogliando un vecchio “almanacco della donna italiana” del 1933, nella rassegna letteraria “Scrittori d’Italia” ho trovato il nome di Ugatti Roy. Ne seguiva il seguente commento: “…scrive libri pieni di novità, di significato, libri che gli uomini non potrebbero scrivere”.

Conoscevo già il nome di Giannetta Ugatti perché moglie dell’illustre ritrattista e colorista della bella epoque viennese, Giovanni Vassily Roy, figlio del famoso artista Pietro Roi di cui ebbi modo di occuparmi tempo fa. (vedi Ventaglio 90 n. 30 “Il Manfredi di Lendinara”).

Per meglio approfondire ed ampliare la conoscenza della scrittrice polesana, ho intrapreso una ricerca che mi ha portato alla consultazione di circa quaranta pubblicazioni, nelle quali la Ugatti risultava essere collaboratrice, opinionista, scrittrice di novelle e articoli vari. Trattasi di riviste e quotidini quali L’avvenire d’Italia, la Vita internazionale, La domenica illustrata, Natura ed arte, Gazzetta di Ferrara, La voce del mattino, Il Boccaccio ect. ect., che le resero omaggio non solo per le sue qualità letterarie, ma anche per le sue doti di valente conferenziera. Importante è stata pure la lettura delle sue novelle e romanzi, a volte rivelatisi autobiografici, dai quali emerge una personalità colta e sensibile verso le problematiche culturali e sociali della donna dei suoi tempi.

Il riferimento autobiografico è particolarmente evidente in “Vocazione”, scritto del 1890 circa, in cui si legge “La zia mi dice sempre che io fin da bambina ebbi una gran passione pei libri; stavo delle ore seduta in terra con un libro sulle ginocchia a guardare attenta le figurine litografate. Nella mia piccola mente paragonavo le lettere nere stampate sulla carta bianca, alle formiche che s’aggiravano liete intorno al foro della loro galleria, al tiepido raggio primaverile. Fin d’allora fu deciso del mio futuro destino… Avevo passione per insegnare; cresciuta, io dovevo essere un’educatrice…”.

Giannetta Ugatti era venuta al mondo il 7 agosto del 1868 a Polesella ma, ben presto aveva auto modo di abitare in grandi città italiane ed estere frequentando l’alta borghesia Mitelleuropea. Nel 1892 convolò a nozze con Giovanni Roy, dal quale ereditò la parentela con i Capnist, di antichissima nobiltà russa e ambasciatori dello Zar.

Ecco come, la scrittrice, descrive il popolo russo: “… popolo di sognatori e di logici sino alla illogicità, di progettisti a getto continuo, e demolitori spietati che edificano sulle mutevoli arene del mare; di entusiasti e apatici che accolsero tutte le teorie e le filosofie senza amalgamarne una sola; di malati di nomadismo atavico, inquieti e soddisfatti. Generosi e sinceri sempre sino all’inverosimile, fatti di contrasti e di assurdi. Massa greggia in via di formazione…”.

Con la famiglia visse per vari anni nella moderna Vienna di inizio secolo, città ricca di energie intellettuali e socio-economiche, frequentando i salotti bene, i circoli accademici e ritrovi culturali, tenendo alto, insieme al marito, il prestigio del nome italiano. Tali esperienze la portarono a vedere con ottica diversa, la posizione della donna, il cui ruolo in ambito italiano appariva ancora fortemente gravato da pregiudizi e superstizioni. Riporto qui di seguito uno stralcio di cronaca tratto dalla “Gazzetta di Venezia” riguardante un discorso sull’emancipazione femminile tenuto dalla Ugatti: “la valente e colta relatrice, già nota per alcune sue pregevoli pubblicazioni, trattò con acutezza e sano criterio, il difficile argomento e comparò le teorie di Bebel e di Lombroso ricavandone per conclusione che la così detta emancipazione della donna non si avrà come effetto di una modificazione nell’organismo sociale ma che essa invece sarà causa di questa evoluzione…”

La Ugatti era ben a conoscenza delle posizioni internazionali più avanzate sull’argomento, come quelle espresse da Bebel August Friedrich, esponente della socialdemocrazia tedesca, che nel 1870 ebbe a scrivere, durante la sua permanenza forzata in una roccaforte, la sua opera più nota: “Die Frau und der Socialismus”, aspra requisitoria contro il doppio servaggio familiare e sociale della donna, specie nella società borghese. Un altro studioso di riferimento fu Lombròso Cesare, psichiatra, antropologo e criminologo, insuperato maestro della antropologia criminale, tra i suoi vari trattati scrisse: “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” del 1893.

L’argomento sul lavoro delle donne e dei fanciulli era di prassi nelle sue conferenze sempre seguite da un attento e colto pubblico e, tra le varie mozioni proposte, veniva suggerito… “che alle donne sia impedito il lavoro notturno nel primo mese di puerperio e nell’ultimo mese di gravidanza. Che ai fanciulli non sia permesso il lavoro prima dei 14 anni e, che le ore di lavoro siano limitate a 6 o a 8 ore con qualche intervallo. Che non facciano lavorare i fanciulli nelle miniere o in luoghi insalubri. Che l’istruzione sia obbligatoria e che le fabbriche non accettino minori che non abbiano fatto le classi elementari”.

Il mondo femminile, che solo da poco tempo usciva dalla totale soggezione, iniziava a far luce su una problematica da sempre tenuta nascosta: “l’amarezza sessuale, la delusione, il dolore della donna incompresa e spesso derisa”. Antesignana del movimento femminista di quel tempo, Giannetta Ugatti ebbe il merito di scuotere la coscienza del mondo maschile verso l’uguaglianza dei sessi, nei diritti e doveri verso la società e il vivere civile.

L’interesse letterario della Ugatti si indirizzò verso la composizione di novelle (pubblicate con lo pseudonimo di Fiammetta) e romanzi, alcuni tradotti in lingua tedesca, che ebbero un vero successo di critica e di lettori.

Dal Giornale d’Italia del 4 giugno 1921 apprendiamo: “Vissuta lungo tempo a Vienna e in altri grandi centri, la Roi è una della nostre scrittrici più mondane e colte. La sua attitudine all’arte narrativa, nelle sue nuove pagine, non è palese soltanto per il vario modo cui ella crea le situazioni in cui risultano i suoi personaggi, ma anche per la semplicità della prosa, per la sobrietà dello stile. La parte descrittiva è evidente derivazione della comunione spirituale dell’autrice con quel potente colorista, che è suo marito.”

Scrive Nicolini Pietro: “…mi piace ricordare la sua più recente raccolta di novelle, Per Te, intuizione acuta e qualità descrittive brillanti, vena viva, ricchezza di fantasia senza sforzo.”

Certo che città come Vienna, Monaco, Berlino, Venezia, Parigi in cui la scrittrice di origini polesane ebbe a soggiornare per vari anni, le consentirono la ricezione di continui impulsi per lo svolgersi della sua fervente creatività. Conobbe personaggi di alto lignaggio che le aprirono le porte per conoscenze intellettuali ed artistiche importanti.

Dal romanzo “Anime irredente” pubblicato nel 1918 dai F.lli Treves: “Di quello che mi accingo a narrare, fui spettatrice, prima della nostra guerra, negli ospedali viennesi, presso i feriti irredenti, quei nostri fratelli, infelicissimi tra gli infelici. L’idea di portar loro aiuto e conforto non fu mia. Sorse nell’anima pietosa d’una madre istriana che piangeva desolata, presso la bara del suo figliuolo, nel cimitero centrale di Vienna…”. Così ha inizio il toccante racconto scritto in patria durante il succedersi di ricordi e di impressioni di una dolorosa odissea subita dai feriti irredenti di Trieste e di Fiume.

Da una scritto di Ugo Vasè: “il libro prezioso di Giannetta Roy è monito e poesia insieme: è l’espressione di una fede, di una volontà, d’un palpito che il sacrificio non consuma, ma infiamma di fuoco più puro e più vivo. Alle donne d’Italia, alle madri, alle fidanzate, alla sorelle, a quante nutrono un affetto gentile, a quante rivolgono un pensiero alla patria esso è dedicato; e vada ed abbia fortuna sul cammino che già sta dinanzi, sventolando la sua bella e santa bandiera, la sua bandiera tutta italiana.”

Il 15.3.1918, con lettera del Patronato Assistenza Profughi Ferrara, fu nominata membro del sottocomitato “che ha l’incarico di svolgere cure speciali alla famiglie dei profughi, già da Lei conosciute”.

Non molto è dato a sapere della sua vita privata. Probabilmente era diplomata o laureata, visto che un documento della Regia Scuola d’Arte e Mestieri di Treia (Macerata) contiene un invito ad accettare l’incarico di insegnare Italiano Storia Geografia, Lingua Francese e Diritti Doveri, a partire dall’ottobre del 1917. Siamo poi a conoscenza che ha avuto una figlia, la dott.ssa Elena Roi, anche lei scrittrice di racconti specie per l’infanzia.

Giannetta ebbe una vita lunga e tutt’altro che monotona, arricchita dalle letture, dagli studi, da interessanti incontri e dalle molteplici conoscenze allacciate in vari stati d’Europa. Si spense a Lendinara il 31 luglio 1957 all’età di 89 anni.

Di questa illustre polesana, oggi pressoché dimenticata, vanno ricordate le doti di scrittrice e conferenziera, grazie alle quali seppe suscitare nei cuori femminili la voglia di lottare per il raggiungimento di una nuova e moderna posizione sociale.

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Come citare questo articolo

Renato Scarpi. “Giannetta Ugatti Roy (1868-1957)”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/giannetta-ugatti-roy-1868-1957/

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