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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Gli organi del Polesine

Un ricco patrimonio da scoprire ed ascoltare, valorizzato da un programma itinerante nelle chiese del territorio

di Michael Miazzi

Ventaglio Novanta n. 66 2025 pp. 138–139

È giunto alla XXI edizione il programma artistico musicale itinerante che presenta concerti eseguiti su organi antichi nelle chiese della provincia, con la direzione artistica del rodigino Nicola Cittadin. È sicuramente una apprezzabile iniziativa culturale che promuove il nostro territorio, grazie in particolare alla passione dell’organista Nicola Cittadin col quale ci incontriamo per saperne di più. La manifestazione mette in luce anche gli antichi strumenti custoditi nelle Chiese del Basso Polesine facenti parte del territorio della Diocesi di Chioggia. Negli anni si è cercato di valorizzare non solo organisti e strumentisti in carriera ma anche giovani e meritevoli organisti. Lo scorso anno abbiamo celebrato i vent’anni”.

– Come è nato il festival Antichi Organi del Polesine e come si è sviluppato negli anni successivi?

“Il Festival è nato nel lontano 1999, grazie ad Asolo Musica – Veneto Musica, per volontà mia e dell’allora mio insegnante di Pratica Organistica prof. Giovanni Feltrin, ora mio collega al Conservatorio Statale di Musica “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto. Volevamo valorizzare gli organi storici della provincia di Rovigo, non limitandoci alla sola Diocesi di Adria/Rovigo, infatti

– Ci sono stati concerti che hanno visto la partecipazione di strumenti poco conosciuti in Polesine in dialogo con l’organo?

“Sì, tra i più singolari, il corno delle Alpi suonato dallo svizzero Martin Roos, il cornetto del tedesco Bork-Frithjof Smith oggi docente alla Conservatorio Superiore di Musica Antica di Basilea, il Violone di Andreas Cinceras docente di contrabbasso al Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano”.

– Ricordi un concerto o una particolare situazione, per il repertorio presentato o per l’atmosfera che si è creata in quel particolare preciso contesto?

“Ripenso al fantastico concerto al settecentesco Callido di Boara Polesine dell’organista parigino Emmanuel Le Divvellec, docente di organo e direttore del Dipartimento di Musica Sacra del Conservatorio di Hannover. Metà di questo concerto era dedicato all’improvvisazione, al pubblico presente è stato chiesto di estrarre da una cesta dei temi musicali, che poi andava ad elaborare, riuscì a mandare in visibilio tutti i presenti. Ricordo poi con grande piacere gli incontri che annualmente facciamo con le scuole elementari e medie ad indirizzo musicale, per far conoscere l’organo, resto sempre stupito dalla immensa curiosità degli studenti, sono macchine sonore che destano meraviglia, e loro saranno i futuri custodi”.

– Quali sono le peculiarità del patrimonio organario polesano e perché è indispensabile la sua valorizzazione?

“Il patrimonio organario polesano è sicuramente molto articolato. La maggior parte degli strumenti è di Scuola Veneta settecentesca, la quasi totalità costruiti dall’organaro Gaetano Callido (1727- 1813), con lo strumento più antico del Polesine conservato nel Tempio della Beata Vergine del Soccorso detta “la Rotonda” datato 1767 opera 34, all’ultimo strumento uscito dalla bottega organaria callidiana per la Chiesa di Sant’Ippolito a Giacciano con barucella nel 1829, installato in quel luogo dal figlio Antonio. Ci sono poi strumenti usciti dalla casa artigiana Bazzani che ha rilevato quella callidiana. Molto interessante la presenza di organi ottocenteschi costruiti dall’organaro bresciano Giovanni Tonoli (1809-1889), per esempio il monumentale strumento della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Fratta Polesine, datato 1860. Gli organi costruiti da Antonio Cipriani, “organaro per diletto” per Villamarzana o Concadirame. Altri strumenti molto interessanti sono quelli costruiti dall’organaro padovano Domenico Malvestio agli inizi del ‘900, ad esempio i due organi per la Chiesa di San Biagio e il Duomo di Santa Sofia a Lendinara. Mi fermo qui altrimenti dovremmo scrivere una pubblicazione”.

– Dunque un patrimonio ricco e da valorizzare.

“La loro valorizzazione è indispensabile visto l’aspetto variegato nei secoli di questi strumenti e dei loro costruttori. Ricordiamo che molti organisti esteri sono interessati a visitare e suonare i nostri strumenti, per conoscere le loro peculiarità e le loro sonorità. Voglio anche sottolineare che sono beni storici tutelati dallo Stato italiano, tramite la Sovrintendenza per le belle arti e dagli uffici dei beni culturali diocesani”.

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Come citare questo articolo

Michael Miazzi. “Gli organi del Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-organi-del-polesine/

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