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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Gran vogata fluviale

Risalito il Canalbianco da Fratta fino al Mincio. Ritorno sul Po con destinazione Ferrara

di Antonio Antonioni

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 38–41

Dopo il recupero dell’antico Mulino del Pizzon nel comune di Fratta Polesine, sono sorte in loco varie iniziative in grado di valorizzare l’originale località.

Di sicuro interesse è stata l’attivazione di uno “squero” per la riparazione di barche, e si sono inoltre sviluppate esperienze di voga alla veneta sulle acque del Canalbianco. Iniziative che hanno visto la presenza attiva di un gruppo di appassionati del remo oltre provincia e precisamente dell’associazione remiera dei “Barcàr ad Puatèl” di Ferrara. Un gruppo attivo dunque “di qua e di là del Po”, che ha dato vita ad una importante “vogata” protrattasi per più giorni.

L’esperienza è qui di seguito narrata in una sorta di diario di bordo dal ferrarese Antonio Antonioni, con qualche chiosa aggiunta dal rodigino Cristiano Fenzi del Ctg “Rovigoti”, il quale ha seguito le principali tappe dell’iniziativa, cimentandosi anch’egli nella voga e documentando l’iniziativa con molte fotografie, alcune delle quali vengono qui di seguito pubblicate.

Premessa

L’associazione remiera dei “Barcàr ad Puatèl” di Ferrara, dopo la vogata sul Po del settembre 2007 da Gaiba a S. Maria Maddalena, non aveva più organizzato delle manifestazioni proprie, limitandosi a partecipare a quelle più famose che si tengono a Venezia, Padova, Cremona, Battaglia, Monselice a cura di altri enti ed associazioni. Una delle più recenti, in maggio, conduceva da Pordenone a Padova in quattro giornate molto impegnative su percorso in gran parte nuovo per tutti i partecipanti.

Nella scorsa estate, per ricuperare il tempo delle iniziative, i barcari ferraresi hanno proposto non una sola giornata di voga, ma una gran vogata in quattro tappe per complessivi 4 giorni, in collaborazione col C.T.G. di Rovigo, nell’occasione del trasferimento alla sede ferrarese del Poatello di due battelli a remi (uno di tipo tradizionale ferrarese e l’altro fatto ad Ostiglia) riparati nello squero dell’Ecomuseo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine gentilmente concesso a questo scopo dal C.T.G. Gruppo “Rovigoti”.

21 Agosto 2010 — Il prologo sullo Scortico

Alle quattro tappe previste lungo il Canalbianco e il Po Grande, si è inteso opportuno prenettre un breve prologo sul Canale Scortico, partendo presso la stazione ferroviaria di Fratta Polesine con sosta in piazza davanti alla Villa Badoer per arrivare al Pizzon, punto di confluenza del corso d’acqua col Canalbianco. Tutto ciò allo scopo si può dire provocatorio: per dimostrare l’opportunità di tornare ad utilizzare certi corsi d’acqua oggi abbandonati dalla navigazione commerciale, com’è lo Scortico, trascurato da più di cinquant’anni.

Se tali vie d’acqua fossero riaperte, almeno all’utilizzo turistico e sportivo, si potrebbe arrivare in barca anche a monumenti di fama mondiale come alla Badoera del Palladio; una dimora nobiliare di grande rilievo, sorta non a caso, come la maggior parte delle ville venete, proprio sull’acqua quando questa rappresentava la miglior via di comunicazione. E dall’acqua si scoprono prospettive nuove come per esempio, sempre a Fratta, la veduta esattamente frontale di Villa Molin-Avezzù, non percepibile altrettanto bene dalla strada: non sarà stato dunque un caso che sia nata così.

L’abbiamo scoperto proprio in quest’occasione, nel nostro prologo del 21 agosto scorso, discendendo lo Scortico con tre canoe. Non si può farlo con delle barche normali a causa di vari ostacoli che – se fossimo in Francia, in Inghilterra, Olanda o Germania – sarebbero stati eliminati da molto tempo, perché là è una cosa ovvia mantenere praticabili al turismo ed allo sport le idrovie un tempo attive per usi commerciali. Altrove si considera se ci sono delle buone ragioni per una tale scelta: qui da noi, in Polesine, terra di acque, come dicevo, le ragioni sarebbero ottime e la spesa non sarebbe eccessiva.

22 e 23 Agosto — Lungo il Canalbianco

Se lo Scortico è oggi in parte inibito alla navigazione, si può invece percorrere interamente il Canalbianco e così abbiamo fatto nelle tappe di domenica 22 e lunedì 23 agosto, partendo dal Pizzon.

Si tratta di un’idrovia commerciale recentemente ingrandita con ingentissime spese e percorsa da un discreto traffico di bettoline che ha abbandonato quasi del tutto il Po Grande e del tutto l’idrovia ferrarese. Purtroppo non esiste più da molto tempo una vera rete padana di navigazione commerciale, come c’era una volta: si dovrebbe farla rivivere il più possibile a scopo sportivo e turistico, favorendo il remo e la vela (e la propulsione meccanica solo per gite collettive).

Il Canalbianco offre dunque oggi una buona navigabilità commerciale, mancando invece, dal punto di vista turistico e sportivo, quasi del tutto i piccoli punti di approdo che una volta erano intensamente vissuti. In ogni caso, partiti domenica 22 dal Mulino del Pizzon, la nostra navigazione è stata regolare con aspetti interessanti dal punto di vista naturalistico fino a Canda. Qui però, a causa di un guasto della prima conca, che ci costrinse ad aspettare il passaggio due ore e mezza insieme ad una bettolina, dovemmo rinunciare al secondo obiettivo e limitarci alla sosta a Canda.

Si ripartì il lunedì 23: solo due persone a bordo di uno dei battelli spinto da un piccolo motore fuori bordo da 4 cavalli e l’altro al traino. Perché questa scelta di ricorrere ad un vettore trainante dotato di motore?

Mentre il Canalbianco-Tartaro sino alla Torretta è paesaggisticamente abbastanza accettabile per quanto modificato da allargamenti e rettifiche (ed è bellissimo il ramo vecchio tra Canda e Trecenta, inspiegabilmente sbarrato da cilindri di cemento o acciaio) più su scorre in un interminabile drizzagno del tutto artificiale tra sponde di cemento, e farselo tutto a remi sarebbe stato un vero supplizio. Qui davvero la navigazione commerciale moderna esclude quella turistica e sportiva, che non può non rifuggire da tanta bruttezza.

Passate altre due chiuse si arriva al Mincio. Con l’imbocco di questo affluente del grande fiume, che dopo pochissimo sbocca nel Po, ha inizio per noi il tragitto di ritorno. Risalendolo invece si arriverebbe a Mantova attraverso la chiusa di Governolo.

Già che c’eravamo si proseguì a motore anche scendendo il Po, dopo la conca di San Leone, per arrivare sul far della sera ad Ostiglia, punto d’appoggio prestabilito. (Dovendo ripetere l’esperienza si potrebbe partire a remi già dalla bocca di Secchia, quasi di fronte al Mincio, dov’è possibile l’ormeggio).

28 e 29 Agosto — Scendendo il Po

L’itinerario fluviale è stato quindi interrotto ad Ostiglia, dopo una prova di navigazione con vela “al terzo” sul battello ferrarese per verificare l’efficienza delle attrezzature. Dopo una pausa di 4 giorni imposta da impegni di lavoro degli equipaggi, si tornò a vogare sabato 28, coprendo il tratto da Ostiglia a Felònica. Da sottolineare che il battello ferrarese, che può armare una piccola vela “al terzo”, si fece gran parte del percorso spinto da un leggero venticello.

La navigazione sul Po per alcuni partecipanti era un’esperienza nuova (uno di questi proveniva niente meno che dalla Costa d’Avorio) mentre per altri era il grande fiume italiano già conosciuto e come sempre affascinate e maestoso. Lungo le sue sponde c’è tutta una vita di barche, di poste da pescatori e baracche galleggianti: un vero piacere degli occhi, a differenza della navigazione sul Canalbianco-Tartaro dove non avevamo incontrato nessun altro natante eccettuato qualche motoscafo fino a Castelguglielmo ed il bel vaporetto passeggeri VITA PUGNA ormeggiato a Zelo nei pressi dello scenografico ponte asburgico.

Domenica 29 si imbarca a Felonica il giornalista Soletti del Touring Club che, dopo dimostrazione di pratica di voga, sbarca a Ficarolo (un altro giornalista-regista nella sua discesa in canoa+bici da Torino aveva intervistato precedentemente ad Ostiglia il socio Ben originario della Tunisia).

Questa del 29 sarà una giornata di tribolazione: un vento contrario sempre più forte, un borino cattivello che alza onde da mare e ci fa ritardare di almeno due ore la tabella di voga, così che ad Occhiobello ci conviene scendere a terra per tirare il fiato e mangiare qualcosa.

Giunti finalmente a Santa Maria Maddalena, il battello ferrarese si ferma, disponibile per fare un po’ di vela sul Po Grande per un paio di settimane, mentre l’altro, passata la chiusa di Pontelagoscuro, si dirige verso Ferrara, raggiungendo la nostra sede di San Giorgio ad ora abbastanza tarda: ai remi Ben, Cristiano ed Enrico ed a bordo l’amico e fotografo Moreno.

Un’impresa non di poco conto: si sono attraversate ben quattro province, Rovigo, Verona, Mantova e Ferrara e tre regioni cioè Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Un itinerario sicuramente interessante, in cui però abbiamo potuto notare che solo alcune località rivierasche continuano a mantenere effettivamente stretti legami col fiume e solo in rarissimi casi ancora si possono incontrare personaggi che un tempo praticavano il fiume come i pescatori o i traghettatori: si è avuta notizia di un raro costruttore di barche tradizionali in legno, purtroppo tutti mestieri questi oramai scomparsi.

L’aspetto interessante della nostra vogata sta anche nel fatto che all’iniziativa hanno aderito varie associazioni remiere di diverse province: dell’associazione ferrarese “Barcàr ad Puatèl”, della “Rari Nantes” di Padova, del “Bisato” di Battaglia e (nel prologo) del Canoa Club di Migliarino.

Da sottolineare il ruolo si supporto attivo rivestito da Cristiano che ci ha seguito pazientemente in macchina scattando anche infinite fotografie e ha provveduto ai contatti con la stampa (personalmente ha vogato nel prologo e nella quarta tappa, alzando orgogliosamente la bandiera del C.T.G.). Da citare poi Eligio, anche lui molto paziente nei servizi automobilistici di recupero dei vogatori (e vogatore nell’ultima tappa).

Positivi contributi sono stati poi apportati dalla Nautica Ostigliese e dal Circolo canottieri “La Folaga” di Felònica che ci hanno gentilmente accolti ai loro pontili; così pure il Canoa Club di Migliarino che ci ha prestato il motore fuoribordo. Un plauso anche al Sindaco di Felònica; e a Franco paziente motorista nella lunga seconda tappa. Per tutti quanti credo sia stata una bellissima esperienza.

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Come citare questo articolo

Antonio Antonioni. “Gran vogata fluviale”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/gran-vogata-fluviale/

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