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MUSICA & TEATRO

I 40 anni del Monte Pasubio

Una storia di impegno e passione che qualifica positivamente il territorio polesano

di Ventaglio Novanta

Ventaglio Novanta n. 33 2006 pp. 110–113

La prima domanda che affiora regolarmente sulle labbra di chi per la prima volta sente cantare il coro rodigino è: perché “Monte Pasubio”? In altre parole, da dove trae origine questa denominazione così singolare, così poco polesana? Avrebbe potuto intitolarsi “Tra l’Adige e il Po”, oppure, che so, “L’Adese” o, ancora, a titolo di nobiltà, “Rhodigium”, “Città delle rose”… insomma, un coro di proposte e, forse, per stare in tema, qualche rischio di stonature e stecche. Invece: “Monte Pasubio”.

La spiegazione (elementare Watson!) è in un’escursione sul Monte Pasubio, sacrario della patria, datata 1966. Capocordata un polesano appassionato della montagna: Giorgio Ferrari. Il Monte Pasubio aveva, fra l’altro, ispirato un’immortale canzone composta da Bepi DeMarzi pochi anni prima: “Signore delle cime”. Così, in questo scenario suggestivo, uno sparuto drappello di amici della montagna e del canto alpino pensò di fondare un coro a Rovigo.

Con questi presupposti, tanto semplici quanto carichi di passione, quarant’anni fa prese dunque vita un sodalizio, che a poco a poco si sarebbe ritagliato un proprio spazio fra le istituzioni del capoluogo polesano.

L’anima delle origini, si dice, rappresenta molto di più di una memoria: è il collante (Dio, che parola!), o meglio, quel principio che dovrà informare di sé tutti coloro che faranno parte del sodalizio.

Nella storia di un coro, fra mutamenti, avvicendamenti, scelte di repertorio, occorre pur sempre una linea unitaria e questa, se è possibile individuarla nel nostro caso, è certamente l’umanità nelle sue espressioni individuali e sociali. “…Non è mai cattiva la gente che canta…” concludeva l’omelia di fine-concerto Giorgio Ferrari, cofondatore, primo presidente e presentatore del complesso corale.

Nato fra le montagne, il rodigino “Monte Pasubio” ha pure dovuto scendere dalle nuvole e fissare gli orizzonti del suo territorio. “Cercate la vostra identità” (“antiquam exquirite matrem”) suggeriva virgilianamente Bepi De Marzi, compositore principe della musica ad ispirazione popolare del nostro tempo.

Così, fra un concorso e l’altro, una rassegna nazionale e un concerto dentro le mura, i coristi hanno incominciato a maturare l’idea di una ricerca. Come dire: avventurarsi tra la gente delle nostre campagne, raccogliere voci e suoni in via di estinzione e fissarli una volta per sempre in libri e dischi in grado di raccontare a chi verrà le antiche storie polesane. Protagonisti della nuova stagione, assieme ai dirigenti e ai coristi, Nazzareno Fogagnolo, direttore per più di trentacinque anni, e Piero Avanzi, autore delle originali rielaborazioni dei testi riscoperti.

Di qui è nato il primo L. P. “Le nostre storie”, anno 1982, seguito a un anno di distanza dall’omologo libro di spartiti, che il coro ha potuto stampare con l’aiuto dell’Amministrazione Provinciale.

E intanto, all’interno del gruppo, nuovi fermenti e linfa vitale, perché, si sa, gli uomini passano, ma l’istituzione resta. Ed è questa, sotto sotto, l’impresa principale: essere riusciti a conservare ed arricchire un’istituzione culturale, che ha bisogno degli uomini ma è superiore agli uomini.

Così, sotto la spinta di nuove passioni, (ah quanto si era giovani!) è maturato il secondo L. P. dal titolo “Immagini” e, in effetti, l’immagine di copertina è una splendida foto di una valle del Delta, cui si richiama una parte significativa del repertorio. Ormai, a oltre vent’anni dalla nascita, il coro non canta più soltanto brani alpini e di guerra: c’è la produzione polesana, c’è tanto De Marzi, c’è una nutrita selezione di canti armonizzati da quel talento polesano prestato a Padova: Gianni Malatesta.

“Immagini” corre in parallelo con suoni e cromatismi musicali: eh già, perché un suono fa fiorire un’immagine e viceversa; e questo richiamarsi reciproco crea arte ed emozioni.

Quindici anni fa, in coincidenza con il venticinquennale, altri eventi, altre storie: una memorabile udienza da papa Giovanni Paolo II, che canta assieme ai coristi le canzoni polacche rispolverate per l’occasione; un 1° posto al Concorso Internazionale di Viernheim, città gemellata con Rovigo; una nuova divisa con giacca e cravatta, al posto della garibaldina camicia rossa e del “look” dei tempi eroici: camicia a scacchi, pantaloni alla zuava, calzettoni e scarponi. Ogni stagione ha i suoi colori; quelli della maturità sono meno chiaroscurati, non feriscono con i loro riflessi. Così l’impasto musicale risulta più omogeneo, coerente.

Nell’Ottantesimo Anniversario della fine della Grande Guerra (1998), il “Monte Pasubio” partecipa con gli alpini al giorno della Memoria e intanto si avvia al trentacinquennale di fondazione. Riprende vita l’annuale Rassegna della Fiera d’ottobre col titolo “Grandi Cori”. A inaugurarla non può essere che la leggendaria SAT di Trento, capostipite dei cori popolari, al CenSer, dove si esibiranno, in successione fino ad oggi il coro “Tre pini” di Malatesta, “I crodaioli” di Arzignano di De Marzi, il “Monte Cauriol” di Genova e il coro “Marmolada” di Venezia.

La primavera successiva, parte l’altra rassegna, che si svolge nella prestigiosa sede-auditorium di S. Rocco a Grignano Polesine, una chiesa quattrocentesca restaurata con il contributo della “BCC Padana Orientale San Marco” di Rovigo, sponsor del coro dalla metà degli anni ottanta. Qui il “Monte Pasubio” promuove concerti di gruppi vocali e strumentali; qui incide il CD più recente (anno 2000) dal titolo “Oltre la notte”, con illustrazione in copertina del pittore rodigino Gabbris Ferrari.

Oltre la notte, metaforicamente, c’è la ripresa della vita, la luce, la speranza. Costruito sull’alternanza di testi recitati e cantati, il CD evoca situazioni e atmosfere, stimolando originali consonanze fra testi letterari e musica.

Si avvicina intanto il quarantennale, e dal 2004, a Nazzareno Fogagnolo, maestro storico, subentra Pierangelo Tempesta, che già lo affianca da alcuni anni. Fervono i preparativi del nuovo anniversario: “Cosa c’è dietro l’angolo?” – chiedeva il conduttore di “Bontà loro”, fortunata trasmissione televisiva di oltre vent’anni fa. “Un’altra favola” – si vorrebbe rispondere; magari con nuovi protagonisti e la stessa intensa passione.

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Come citare questo articolo

Ventaglio Novanta. “I 40 anni del Monte Pasubio”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-40-anni-del-monte-pasubio/

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