FUTURO
Tu, Elia, hai il futuro a portata di mano, io no, perché sono anziano. Volo con la fantasia: ti vedo giocare con l’intelligenza artificiale, ti vedo rugbysta rodigino, ti vedo un bel figo biondo dagli ondulati capelli che fa innamorare procaci fanciulle, ma una t’attira e vorresti sposarla, cose da ragazzi, ché nulla è scritto nella vita. Poi ti vedo studiare, studiare al Liceo e all’Università, studiare ingegneria spaziale e chimica quantistica… come mi turbano queste manie scientifiche e questo mondo misterioso! Non ho più freni, ora ti vedo pilotare un’astronave a forma di fungo, scendere incerto tra le rocce e le sabbie vermiglie di Marte e poi a piccoli balzi avanzare in quel mondo sconosciuto in cerca di un futuro che c’è, ma non si vede: il futuro di ogni uomo. Vai Elia, cammina verso il futuro, prima sulle polveri di un mondo scarlatto, e poi chissà dove.
È l’unica ragione per cui t’invidio, mio caro e avventuroso nipote: tu passeggi sulle rocce del rosso Marte e io no, perché sono anziano, ma forse, in un tempo ancora ignoto, graviterò tra miliardi di fotoni che s’incrociano nello spazio. Intanto tu cammina, cammina Elia, cammina verso il futuro.
I PIEDINI DEI BAMBINI
I piedini dei bambini così intatti, le dita come gemme, e il calcagno nuovo rosato e rotondo come un calcagno di bimbo che non ha fatto un passo, come tutto ciò che è intatto, quando premono la terra e la gente si consola del passo nuovo che picchia la terra. Allora fanno come le mele colte dall’albero che, lasciate sull’asse, il loro peso, il loro lieve peso ne schiaccia la rotondità, come la terra schiaccia il calcagno del bimbo ai suoi primi passi.
DONNA
È strana la violenza sulle donne, ma forse gli uomini d’abitudine pensano alla guerra e così brutalizzano e disprezzano la donna portatrice di peccato. Quale peccato? Smarriti senza speranza, non ricordano che la donna, madre delicata o puttana ostinata, li ha partoriti soffrendo, che Gesù è figlio di Dio ma è nato da donna. Piangono le donne e Dio ne conta le lacrime, piangono per gli uomini stolti, immemori che sia nata da una costola dal lato del cuore per essere amata, non dai piedi per essere calpestata, ma dal fianco per reggerli con forza.
HO DIPINTO LA PACE
Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi, alcuni caldi, altri molto freddi. Sulla strada, davanti a casa mia, cadevano bombe e sparavano droni: io non avevo il rosso per il sangue dei feriti, non avevo il nero per il pianto degli orfani, non avevo il bianco per il volto dei morti, non avevo il giallo per le sabbie sulla bara. Ma avevo l’arancio per la gioia della vita e il verde per i germogli e il celeste dei cieli splendenti e il rosa per i sogni. Mi sono seduto e, sotto le bombe, ho dipinto la pace.
Poesia su un Gesù (anzi Joshua) depresso e sconcentrato dalla inarrestabile violenza dell’uomo e, forse, dall’inutilità del suo sacrificio.
JOSHUA
Me ne sto preoccupato davanti alla Sapienza indecifrabile del mio Sommo Genitore, Creatore perplesso del mondo intero. Avrete capito che io sono Joshua, miei fedeli credenti, alcuni mi chiamano Gesù, altri Issa, sono insomma il figlio di Colui Che É. Però, nonostante le serie premesse, sono nato in una stalla da una donna obbediente e da un uomo buono e inconsapevole, mio compito era salvare il genere umano dalla malvagità inconsueta con cui il Divino Padre l’aveva creato, pensai che poteva farlo Lui stesso, ma poco importava perché Lui era me e io ero Lui. Nella mia vita terrena ne vidi di tutti i colori, in una notte uccisero fanciulli inermi, con i miei supposti genitori divenni un immigrato, tornai alla mia terra e cominciai a predicare l’amore e la bontà, secondo il Paterno Insegnamento. Mia madre affettuosa diceva “Che combini, figlio mio?”, mio padre non capiva, il Padre Divino insisteva perché il mio corpo affrontasse la perfidia dell’uomo. Resuscitai i morti, risanai gli storpi, pescai pesci in un lago agitato, pochi apostoli e donne fiduciose mi seguirono in quell’avventura, ma tutto ciò era dettato dalla Sapienza di Colui Che É. Pestai i piedi a qualche sacerdote e a un procuratore che chiedeva la verità, la verità fu la mia morte spaventosa, fustigato senza pietà e crocifisso su un colle mentre il sole si oscurava. Risorgere fu un affare complicato, nessuno credeva che fossi risorto, solo una povera vedova osò credere quando per caso mi vide tra le tombe
e un apostolo gentile che mi infilò le dita nel buco lasciato dal chiodo. Ricordo solo che lasciavo la terra e salivo al cielo in una nuvola d’oro. Ora me ne sto preoccupato tra bianche nubi e il mio Padre Divino rimane perplesso perché il genere umano è più feroce di prima, uccide, tortura, fa strage di bimbi e donne, come mille anni fa, anzi come sempre. Cos’è servito il dolore impresso al mio corpo con frustate devastanti e una croce indegna? Qualcosa non va in questo mondo, direi quasi quasi che il mio Genitore non controlla la sua Creazione ne’ l’umanità che follemente continua ad essere spietata. Eppure osservo stupito questi strani uomini, li osservo gioire tra bombe e missili, mentre stuprano donne e massacrano bambini, mentre fanno regali a figli e anziani tra raffiche di proiettili traccianti, li osservo sollevare un pino senza rami in una piazza distrutta da un drone e appendere a quel misero pino palle colorate, stelle luccicanti, pupazzi sorridenti e poi gridare tra le fiamme “È nato, è nato!”. Ma non parlano di mio Padre che tentenna, cantano invece la Nascita, in una misera capanna, di Joshua, di Gesù, di Issa, incerto, sconfortato e dubbioso ma salvato da uomini assurdi che Lui Stesso doveva salvare e che hanno il coraggio di dirgli “Bentornato tra gli umani, tra una bomba e l’altra è ora di salvare il mondo. Buon Natale, Joshua!”.
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Come citare questo articolo
Francesco Lanzoni. “I colori della pace”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-colori-della-pace/