Il Delta del Po è una grande fonte di ricchezza ambientale ed economica: lo è come bene naturalistico di pregio e valore internazionale, e lo è dal punto di vista produttivo per l'esercizio della pesca ed in particolare per la molluschicoltura.
La favorevole situazione ambientale ha concorso a far sorgere una piccola flotta locale che però ha sempre dovuto convivere con le difficoltà legate ai bassi fondali limitando le dimensioni delle imbarcazioni che effettuavano la pesca in Adriatico.
L'attività dei pescatori, specie nell'ultimo trentennio, si è spostata dal mare alla laguna, concentrandosi dapprima sulla semplice raccolta dei molluschi, e successivamente nell'allevamento degli stessi. Infatti i molluschi bivalvi sono abitatori delle lagune e, a seconda delle loro abitudini di vita, popolano i diversi tipi di fondali occupando delle precise nicchie.
Sino alla metà degli anni '60 l'attività principale consisteva nella raccolta sul fondo delle cozze con svariati attrezzi; successivamente si è avviata la realizzazione dei primi vivai per l'allevamento dei mitili: dopo la raccolta del novellame dei banchi naturali, si procede alla sua messa a dimora mediante calze di rete cilindrica. Questo primo tipo di attività molluschicola si è sviluppato soprattutto nella Sacca di Scardovari a partire dagli anni '70, ed è stato grazie all'affermarsi ed all'aumento della produzione che, nel 1976, è nato il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine. Lo scopo della struttura era quello di operare una unificazione delle Cooperative allora esistenti sul territorio che, pur vicine, operavano in totale indipendenza. L'intendimento principale era quindi quello di costituire una struttura unica che potesse essere autorevole portavoce delle necessità del settore e fungere da organismo tecnico e commerciale.
La monotona produzione di cozze è stata recentemente infranta con l'introduzione e la coltivazione su larga scala della vongola verace filippina.
Sviluppatasi a partire dai primi anni '80, dapprima in via sperimentale e quindi a fini produttivi, la venericoltura ha trovato grande sviluppo nelle lagune del Veneto e dell'Emilia Romagna sino a diventare una importante realtà economica ed occupazionale nel panorama dell'acquacoltura nazionale.
In breve tempo, grazie al facile connubio tra caratteristiche biologiche della vongola verace e le favorevoli condizioni delle lagune del Delta, si è manifestato uno spettacolare reclutamento naturale che ha permesso il rapido insediamento di abbondanti banchi di questo pregiato mollusco.
L'allevamento e la produzione della vongola verace nella zona del Delta ha registrato una crescita esponenziale: da un raccolto di 100 quintali nel '87, si è passati ad una produzione di 19.000 quintali nel 1989. Il raccolto nel '91 è stato di 73.000 quintali mentre nel '92 la produzione ha sfiorato i 90.000 quintali.
Parallelamente all'aumento di produzione si è registrato un repentino incremento del numero degli addetti: dai 420 soci del 1984 si è passati ai 1.100 addetti nel 1989 sino a giungere ai 1.700 soci pescatori del 1992, ponendo il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine quale maggior azienda, in termini di occupati, della Provincia di Rovigo, e una delle maggiori realtà italiane ed europee nell'allevamento dei molluschi.
Nel 1993 la crescita di produzione di vongole veraci nelle lagune del Delta polesano ha subìto una inversione di tendenza con un raccolto di quasi 70.000 quintali, e negli ultimi quattro anni il quantitativo prodotto si è attestato attorno ai 60.000 quintali. In conseguenza di ciò anche il numero di soci si è contratto sino all'attuale, comunque rilevante, quota di 1.350 addetti.
Le cause di tale decremento produttivo sono molteplici ma sicuramente spesso riconducibili alle trasformazioni ambientali che le lagune polesane hanno dovuto subire negli ultimi anni. Infatti, come tutti gli ambienti deltizi, anche il Delta del Po è caratterizzato dalla estrema velocità delle modificazioni dell'ambiente che possono essere sia naturali, sia dovute all'intervento dell'uomo.
La geomorfologia delle lagune deltizie non è perciò stabile; le continue mutazioni sono in particolare dovute alla contrapposizione di due principali forze: l'azione costruttiva del Po e la forza erosiva del mare.
Tipico ambiente di acqua salmastra il Delta padano è caratterizzato da una variabilità assai elevata dei principali caratteri chimico-fisici ed idrologici (come la temperatura, la salinità, la concentrazione di ossigeno, le correnti d'acqua ecc … ) che mutano con grande facilità in brevi tempi ed in brevi spazi. Si può verificare così una netta zonazione nelle varie parti della laguna (come avviene ad esempio nella sacca di Scardovari) dove dall'analisi granulimetrica e dal contenuto di carbonio organico nel sedimento si rivelano zone distinte, procedendo dalla parte settentrionale della laguna sino a giungere a quella più meridionale.
Questa disposizione di zone a diversa sedimentazione si accorda con l'ipotesi di apporto solido dei rami del Po che va depositandosi verso l'interno a partire dai materiali più pesanti sino ai più leggeri seguendo linee prevalenti di penetrazione delle correnti di marea.
Il continuo accumulo di sedimento sta provocando negli anni un progressivo ed inesorabile interramento delle lagune e la conseguente diminuzione della profondità frena il ricircolo dell'acqua. Questa riduzione idrodinamica comporta, dal punto di vista biologico, un sicuro calo del numero e delle densità delle forme di vita presenti e di conseguenza una progressiva limitazione delle zone idonee all'allevamento dei molluschi.
Globalmente, allo stato attuale, solo poche centinaia di ettari lagunari sono idonei alla coltivazione dei molluschi su un' area disponibile di oltre 6.000 ettari. Per tale motivo le modificazioni ambientali stanno minando l'attività molluschicola in quanto le zone destinate all'allevamento devono subire ricorrenti crisi distrofiche estive con gravi innalzamenti della temperatura dell'acqua, cadute verticali della concentrazione dell'ossigeno che portano ad un autentico "collasso biologico" lagunare.
È necessario pertanto intervenire con estrema rapidità al ripristino delle condizioni ambientali idonee all'allevamento con l'esecuzione di opere di vivificazione che portino ad un incremento dell'idrodinamismo all'interno delle lagune, potendo così ampliare le superfici ove praticare la coltivazione dei molluschi, con conseguente aumento della produzione.
È quanto si è potuto rilevare dopo l'effettuazione di primo stralcio delle opere di vivificazione eseguite nella Sacca di Scardovari, mentre un futuro meno roseo è invece da ipotizzare per le lagune del Canarin e del Basson. In tali aree la progressiva ed inesorabile riduzione della profondità determina una stagnazione dell'acqua con conseguente riduzione dello sviluppo dei molluschi e concomitante crescita esplosiva di macroalghe bentoniche.
In tali zone, a minore energia idrodinamica, con il protrarsi della stagione estiva iniziano infatti i fenomeni di decomposizione delle macroalghe. Questi processi provocano estese anossie con conseguenti gravi morie di animali del fondo. La situazione di estremo degrado e di avanzata decomposizione è testimoniata dalla grave riduzione della produzione molluschicola nella laguna del Canarin: questa negli ultimi anni si è ridotta di oltre il 60% con conseguenti gravi ripercussioni nel campo occupazionale, in quanto gli addetti che operano in questa laguna sono passati da circa 500 pescatori agli attuali 150. La laguna del Basson, che negli anni passati veniva utilizzata come nursery naturale, in quanto fonte importantissima di novellame, negli ultimi tempi ha perso quella sua peculiare funzione in quanto la canalizzazione interna e di collegamento con il mare si è considerevolmente ridotta, limitando la circolazione dell'acqua ed esponendo la laguna nei mesi estivi a grossi pericoli di surriscaldamento e anossia.
Quanto sta succedendo nelle lagune del Delta polesano deve spingerci a prendere coscienza del fatto che la politica di protezione e recupero ambientale deve contribuire ad attivare e consolidare i circuiti economici e produttivi. In questo contesto è opportuno ricordare quanto affermato nel World Developement Report del 1992 della Banca Mondiale: "lo sviluppo economico e la corretta gestione dell'ambiente sono due aspetti complementari di uno stesso problema: senza una adeguata protezione ambientale lo sviluppo è destinato ad indebolirsi, e senza sviluppo non può esserci una adeguata protezione ambientale". Anche al Summit sulla Terra e sullo Sviluppo di Rio de Janeiro è emerso con chiarezza come sia necessario individuare le strategie capaci di legare in modo positivo crescita economica ed ambiente.
In Italia, tra gli ecosistemi che è doveroso proteggere per il loro valore naturalistico, vi sono le zone umide salmastre, e tra queste vi è in particolare il Delta del Po. In questi ambienti la valorizzazione economica e produttiva è strettamente legata alla pesca e all'acquacoltura. Ne deriva l'urgenza di avviare idonei interventi idraulici di vivificazione e recupero ambientale nelle lagune polesane maggiormente degradate. Va da sè che i progetti di recupero e le opere avviate dovranno essere completate in tutte le fasi previste: nella Sacca di Scardovari, per esempio, è stato portato a termine solo il primo stralcio di lavori, mentre occorrerà adoperarsi al fine di puntare al completamento globale del progetto generale in quanto risanamento e conservazione dell'ambiente non devono essere affrontati in modo frammentario.
Pensiamo inoltre che sia necessario riuscire ad intraprendere e realizzare anche un programma di mantenimento e manutenzione delle opere realizzate affinché durino ed abbiano efficacia nel tempo. Senza manutenzione infatti gli interventi eseguiti ridurrebbero il loro effetto benefico e le lagune del Delta sarebbero destinate a perdere le caratteristiche morfologiche di zone umide e ad assumere un'uniformità e monotonia simili a quelle di un lago salato. È il caso della Laguna del Barbamarco dove dobbiamo purtroppo registrare, dopo una timida ripresa della produzione susseguente ai lavori di vivificazione, una regressione della stessa con amplissime zone lagunari, quelle a minore energia idrodinamica, letteralmente invase da macroalghe bentoniche del tipo Ulva rigida e Gracilaria verrucosa le quali determinano, nel periodo estivo gravi anossie soprattutto nell'interfaccia acquasedimento che è proprio il luogo di insediamento delle vongole veraci.
Da ultimo va sottolineata l'importanza dell'istituzione di un programma di monitoraggio ambientale quale elemento basilare per la gestione dell'ambiente e delle risorse. Si potrà così tenere sotto controllo le lagune in ogni momento e verificare le modifiche in atto dei principali parametri, fornendo informazioni preziose per la comprensione della situazione ambientale. Si potrà inoltre prevedere con un certo anticipo il verificarsi di condizioni estreme e non favorevoli che potrebbero pregiudicare l'attività di raccolta.
Infine, poiché le autorità pubbliche coinvolte nella gestione delle zone umide e costiere sono numerose (e purtroppo spesso è difficile che lavorino in sintonia e si coordino sul piano operativo) è quanto mai auspicabile, anche in considerazione dell'alto pregio e dell'alto livello naturalistico del Delta, che si possa operare in concertazione e sinergia fra tutte le autorità competenti. Occorre dunque un progetto che preveda la formazione di un'unica entità istituzionale destinata alla programmazione delle risorse naturali del nostro ambiente. Un interlocutore così fatto garantirebbe al Consorzio Coop. Pescatori del Polesine l'attività investitiva prevista, che significa mantenimento delle attuali forze lavorative ma soprattutto attuazione di economie diversificate e quindi ulteriore occupazione.
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Come citare questo articolo
Gabriele Siviero. “I molluschi del Delta, una ricchezza da tutelare”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-molluschi-del-delta-una-ricchezza-da-tutelare/