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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Lungo l’Adige con cavalli e calessi

Un itinerario suggestivo seguendo la via per secoli utilizzata da barcari e cavallanti

di Elio Papuzzi

Ventaglio Novanta n. 19 1999 pp. 8–15

Possono le vie arginali dei fiumi che segnano longitudinalmente il Polesine rappresentare un incentivo ad un turismo rispettoso delle tradizioni e dell'integrità ambientale qual è quello equestre?

Una risposta positiva ci viene da una riuscita esperienza realizzata verso la fine dello scorso autunno col favore di un clima ancora mite e stimolante, allorché un drappello di nostalgici dell'antico deambulare, ebbe la bella idea di scendere dalle terre scaligere con alcune carrozze e calessi, costeggiando l'argine destro dell'Adige e percorrendo la Marca Polesana fino alle valli deltizie.

In questi tempi in cui, specialmente in pianura, il magma d'asfalto ha pervaso ogni strada fino al più sperduto viottolo, trovare ancora decine e decine di chilometri di terra bianca da percorrere lungo il fiume, fra una splendida vegetazione, dominando campagna e borghi sottostanti, è come scoprire un raro reperto storico o aprire una nuova via per liberare corpo e spirito dalla congestione incombente del traffico moderno.

La compagnia di meritori "esploratori" era costituita da un gruppo di amici dell' A.V.E.L.A. (Associazione veneto-emiliana-lombarda di amatori di attacchi), impegnati a rivisitare, con gli antichi legni, le bellezze artistiche ed ambientali di questo paese così interessante e vario, ma spesso tanto sconosciuto nei suoi aspetti più intimi agli stessi residenti. Guidava il gruppo, e lo animava, Silvana Fasoli, signora esperta di cose equestri che sa combinare nella giusta misura grazia e competenza.

Ripercorrere al piccolo trotto le antiche vie arginali è stato come immergersi in atmosfere ottocentesche, quando il grande fiume pulsava di vita ben più intensa di quella di adesso.

Sembrava di scorgere ad ogni curva i vecchi cigolanti mulini e vedere navigare all' orizzonte burci, burcele, panciane, bateli, tutte barche "adesanti" adibite ai più vari traffici locali, o anche dirette a Venezia, oppure risalenti verso Verona ed oltre al traino di robusti cavalli, muli o asini. Pareva di poter riudire gli ordini di rudi cavallanti dalla sapienza antica, che all'esperienza dei carrettieri univano le conoscenze dei barcari, lungo sentieri particolari, le vie alzaie, confondendosi ogni tanto con sciami di scarriolanti che, in lunghe teorie, si affannano con l'obiettivo di garantire una accettabile sicurezza idraulica a queste terre.

Ma seguiamo "in diretta" l'itinerario degli amici veronesi, dal loro ingresso in terra polesana.

Superata la suggestiva golena di Villa d'Adige, allo sperone della Bova di Badia Polesine la compagnia si concede una breve sosta per ritemprar la gola di uomini ed animali e per ammirare l'incile dell'Adigetto che da qui scorre autonomo verso altre contrade.

Poi avanti, oltre il ponte di Masi verso levante fra una sorprendente vegetazione, si tocca Barbuglio, antico importante scalo fluviale di Lendinara, cittadina che sorge a tre Km., dominata dallo slanciato campanile, fresco di restauro, bello da vedersi anche da lontano. Si raggiunge quindi Ca' Morosini che rievoca influssi veneziani, poi Lusia, operoso paese emergente da un mare di orti, dove si conservano vicino all'argine i resti, ormai simboli sacri, della tragedia del 20 aprile 1945 in cui, con il ponte sul fiume e gran parte del vecchio borgo, nel bombardamento trovarono la morte 61 persone. Qui la carovana, abbandonato l'argine, s'addentra un po' nell'abitato fra l'incredula curiosità generale e il commosso entusiasmo dei più anziani che, per un breve ma intenso momento, vengono trasportati ai tempi della gioventù.

Poi, si riprende il percorso usato, transitando davanti ai resti dell'antica torre di palazzo Morosini e, dopo aver disturbato la quiete di un gregge forse incredulo dell'esistenza di altri quadrupedi, si procede verso Concadirame dove, finalmente, nella splendida Corte Dolfini, i cavalli liberi dai finimenti, possono godere il meritato riposo fra un sorbetto di avena, abbondante fieno ed una fresca sorsata. È un momento di soddisfazione e allegria anche per il gruppo, festosamente accolto dai padroni di casa.

Il giorno dopo, partenza di buonora con azzardato passaggio davanti alle scuole elementari per un saluto ai giovanissimi scatenati, la cui meravigliata reazione è facilmente intuibile.

Tornata la quiete ci si immerge ancora nel verde fluviale in direzione di Boara dove l'incrocio con il nevrotico traffico moderno diviene piuttosto impegnativo, ma dove, fra le nebbie mattutine, si può anche immaginare la presenza della sagoma del primo ponte in legno del 1857, sorto per altri traffici in periodo asburgico e chiamato allora "ponte Sissi" in omaggio alla famosa imperatrice.

Si prosegue per S. Martino di Venezze, l'antico "Castrum Veneticorum", nei cui paraggi, in località Saline, fu rinvenuta una deliziosa statuetta rappresentante una giovane che si slaccia i calzari, conosciuta come la Venere di Saline. Si raggiunge quindi Pettorazza, territorio contrassegnato dai possedimenti dei Grimani, dei Papafava e dei Carraresi. Si giunge infine a Cavarzere in terra veneziana, dove ha luogo il secondo pernottamento.

La domenica, rientro in Polesine per l'ultima galoppata verso il Delta con transito per Rosolina, infilandosi poi nella strada delle valli per una rapida visita a quell' ambiente unico che da solo meriterebbe un'altra escursione di tal tipo.

L'avventura è durata tre giorni intensi ed è stata un'esperienza esaltante che, oltre ai protagonisti, ha coinvolto emotivamente chiunque abbia assistito, magari da semplice spettatore, a questo passaggio fuori del tempo.

L'ottima riuscita dell'esperienza equestre ci porta ad esprimere l'auspicio che questo turismo, considerato minore, ma tanto importante e piacevole, ignorato fino a ieri, sia preso nella giusta considerazione dagli Enti competenti, perché anche in tal modo si contribuisce alla conoscenza ed alla valorizzazione di questa terra di confine, plasmata dalla turbolenza delle acque e poco conosciuta, anche sotto il profilo culturale.

I tempi per una valorizzazione turistica di itinerari equestri sono maturi, sia perché è emergente una nuova interessante sensibilità, sia perché allo scopo sono accessibili finanziamenti un tempo impensabili. Il cavallo e il Polesine: un binomio un tempo famoso che potrebbe – e dovrebbe – essere riproposto in un'ottica di promozione turistico-ambientale.

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Elio Papuzzi. “Lungo l’Adige con cavalli e calessi”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-ladige-con-cavalli-e-calessi/

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