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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Tutte le idrovore del Collettore

Il Consorzio di Bonifica Padana-Polesana garantisce la difesa idraulica di un’ampia zona

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 19 1999 pp. 36–39

Dall'alto, sorretti dal volo leggero di un aereo, il territorio polesano sembra costruito con Lego. Troppo perfetto per presentarsi così composto, ordinato in colori e forme di indubbia suggestione agli occhi dei turisti, con tinte che variano a seconda delle stagioni, con l'immancabile azzurro chiaro o cupo delle acque, linfa vitale che scorre nelle vene interne e in quelle più in superficie del suolo.

Ma occorre scendere con i piedi per terra per scoprire cosa sono quelle costruzioni simili ad altre che i bambini inventano col gioco a incastro di svariati pezzi, ma che nella realtà sono sinonimo di sicurezza idraulica.

Il collettore Padano Polesano vanta lungo le sue sponde numerose opere, come le Idrovore Bresparola, Motta, Gavello, Ponte Foscari, Bellombra, Chiappara, Bottrighe, Mazzorno, Cavanella, Casette, e Grimanina. Sono l'anello mancante fra acqua e terra, il nodo inscindibile che collega l'uomo che vive nel Polesine alla sicurezza idraulica. Queste sentinelle del territorio non si fermano mai, vegliano costantemente e silenziosamente sul destino di questa terra, da sempre in lotta per strapparsi alle terribili inondazioni.

Il Collettore Padano Polesano è un corso d'acqua artificiale, realizzato a fine del secolo scorso per raccogliere le acque piovane di una vasta zona compresa, da Melara al mare, tra il Po e il Canalbianco-Po di Levante. Oggigiorno la sicurezza idraulica dell'ampia area è garantita dalle undici citate idrovore, ognuna con le proprie caratteristiche.

Il direttore del Consorzio di Bonifica Padana Polesana di Rovigo Giuseppino Padoan di buon grado è disponibile ad illustrare, una ad una, le peculiarietà delle opere. "Lungo il Collettore Padano Polesano sono ubicati nove impianti di primo salto per lo scolo del territorio Polesano, per lo più vecchi ed obsoleti, fortemente usurati dal prolungato esercizio della loro attività e bisognosi di radicali ripristini – dice Padoan. L’impianto Motta, ad esempio, al servizio di 4.516 ettari, è datato 1922, con tre pompe centrifughe e motori diesel. Nel ’93 è stato elettrizzato ed automatizzato con una spesa di 497 milioni in concessione della Regione, ma attualmente registriamo un forte deterioramento alle palette poste nelle giranti di tutte le pompe e l’edificio mostra notevoli segni di cedimento". Il ripristino dell’efficienza dell’impianto richiede l’integrazione con uno sgrigliatore automatico e un carro ponte elettrico, con una spesa di circa 400 milioni. La stessa sorte di deterioramento interessa l’impianto Gavello Dragonzo, costruito nel 1932, elettrificato ed automatizzato nel 1990, come anche l’impianto Chiappara. "Quest’ultimo, costruito nel 1963 con caratteristiche di provvisorietà, per essere sostituito in seguito da un impianto definitivo, presenta numerosi deficit – prosegue Padoan -: vecchie elettropompe, struttura precaria coperta di lastre di cemento amianto lesionate, pavimenti in tavolato in legno usurati, cabina elettrica vecchia e pompe con portata del tutto insufficiente (attualmente tre metri cubi al secondo contro i 9,75 richiesti)".

La situazione è migliore, invece, all'idrovora Bellombra che recapita nel Collettore Padano Polesano le acque dell'omonimo scolo. "L'impianto non avrà bisogno di ulteriori interventi di adeguamento, dopo i lavori degli anni scorsi – continua Padoan -, la portata complessiva è di dieci metri cubi al secondo e la potenza di 450 Kw. Secondo i calcoli idraulici, la rete risulta risezionata per contenere portate compatibili con eventi metereologici di frequenza probabile di 50 anni".

Proseguendo il cammino sul territorio polesano, incontriamo l'idrovora Bottrighe Vallon Dossolo che prende il nome dall’ omonimo scolo. Costruita nel 1929, successivamente, nel 1983, dotata di motori elettrici in concessione della Regione, l'impianto diviene completamente automatico. I vecchi motori diesel rimangono come riserva termica. "Sono in corso di ultimazione i lavori inclusi nel progetto datato 18 giugno 1988 per l'importo di 5 miliardi, che prevede il risezionamento dell'intera rete di bacino e il suo collegamento con la rete del bacino Mazzorno – chiarisce il direttore del Consorzio di bonifica Italiana Polesana -. Questi lavori, insieme ad alcuni altri interventi, vedranno la ribonifica completa dei bacini di Bellombra, Bottroghe e Mazzorno".

Ma il fiore all'occhiello del Consorzio sembra essere lei, la regina delle idrovore, situata nell'impianto di Cavanella Po, al termine del Collettore Padano Polesano lungo 40 chilometri. L'Anbi (Associazione Nazionale Bonifica Padana) la definisce uno dei complessi idraulici più importanti d'Italia, con la portata di 75 metri cubi al secondo. "Il costo complessivo per la creazione di questo impianto finanziato dallo Stato è di 10,3 miliardi in totale – rilancia soddisfatto Padoan -. Il 4 ottobre 1997 sono stati ultimati i lavori di completamento. Adesso la portata complessiva minima dell'impianto è di 55,6 metri cubi al secondo (con zero di bonifica), 8,50 e scarico in Canalbianco a quota 10,20 e portata massima di 75,38 metri cubi al secondo, con zero di bonifica a 9,20 a scarico in Canalbianco a quota 9,80".

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Tutte le idrovore del Collettore”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/tutte-le-idrovore-del-collettore/

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