Incredibile a dirsi, ma va sottolineato con vera soddisfazione il fatto che – in questo strano anno, a cavallo fra le due ondate di emergenza sanitaria dovuta al Covid19 – le Giornate FAI d’Autunno si siano svolte in maniera quasi normale. Anzi sono state un vero successo e una dimostrazione di affetto e di voglia della gente di vedere ed apprezzare il bello che abbiamo nel nostro Bel Paese. Si è trattato anche di un segnale importante di come un evento creato seguendo un rigido protocollo sanitario possa essere svolto in tutta tranquillità senza rischi per i partecipanti.
In questo soleggiato ottobre, nei fine settimana del 17-18 e del 24-25, la Delegazione FAI di Rovigo ed il Gruppo FAI Giovani Rovigo hanno permesso ad oltre 2100 persone di poter ammirare cinque fantastici gioielli di Badia Polesine, recuperando il programma previsto per le Giornate FAI di Primavera, saltate a marzo a causa della pandemia.
L’Abbazia di Santa Maria della Vangadizza è stato il luogo più gettonato dai visitatori provenienti da varie parti dell’Italia settentrionale: i 500 posti previsti sono andati esauriti in pochi giorni e, nonostante l’aggiunta di vari turni di visita, moltissime persone non hanno potuto prendere parte alle spiegazioni dei volontari.
E’ stata questa una tappa obbligatoria per la Delegazione FAI di Rovigo, che già ne aveva aperto i portoni nelle giornate di primavera del 2006, con l’allora capo delegazione Dott.sa Marina Mini Trombin fondatrice del gruppo. Risale infatti a quel periodo la presentazione del progetto di recupero del complesso abbaziale curato dell’Arch. Ettore Vio. Progetto che è oggi ben avanti nella realizzazione con sale convegni, spazi per associazioni, botteghe storiche e la recente apertura della nuova biblioteca nelle vecchie stanze dell’abate.
L’abbazia, che fin da prima dell’anno 1000 era il fulcro non solo di Badia Polesine ma di un vastissimo territorio esteso dal lago di Garda al ferrarese, sta lentamente tornando a configurarsi come importante centro della cultura e della vita della città, dopo un lungo periodo in cui si era appannata la valenza della sua storia originale. Questa storia, la sua centralità, il suo fascino sono innegabili, e perfino la Rai, arrivata per raccontare le Giornate FAI nell’edizione del TG3 regionale, si è innamorata di questo gioiello tanto da trasmettere il servizio sul TG1 nazionale all’ora di pranzo della domenica.
Una storia millenaria che, grazie all’impegno del Sodalizio Vangadiciense, continua ad essere scoperta e ricostruita giorno dopo giorno attraverso la consultazione della vasta documentazione caratterizzata da bolle papali, pergamene e documenti di valore storico inestimabile.
Altri due luoghi sono stati aperti nel centro storico di Badia Polesine, il Teatro sociale E. Balzan e la Collezione Balzan custodita all’interno del ridotto del teatro.
La curiosità dei visitatori è stata moltissima, l’ingresso al teatro ha letteralmente sconvolto molte persone incredule che un tale spettacolo d’arte e architettura fosse custodito all’interno di un edificio dalla facciata così anonima. Quest’opera, voluta e costruita da Bartolomeo Dente nel 1812, spesso viene paragonata alla Fenice di Venezia per la sua ricchezza di decori interni, ma dobbiamo ricordare che il teatro badiese è ancora quello originale mentre la Fenice è stata funestata da ben due incendi e di originale è rimasto ben poco.
Altro momento di stupore è stata per molti la scoperta della Collezione Balzan. La visita alla mostra è stata sempre anticipata da una spiegazione biografica della figura del badiese Eugenio Balzan, per trent’anni direttore del Corriere della Sera, del premio a lui dedicato e delle origini di questa particolare collezione. La gente poi all’interno della mostra di quadri si perdeva fra le pennellate nitide e veriste di Oreste Silvesti e Filippo Palizzi, fra le prospettive quasi teatrali di Morelli e Favretto fino ad arrivare al primo novecento con Ardengo Soffici.
Spostandosi di qualche chilometro dal centro, nella frazione di Salvaterra, altre due interessanti e poco conosciute ville hanno aperto i battenti al pubblico di queste Giornate.
Villa Pellegrini Lorenzoni, di proprietà della Curia, realizzata nel 1693 da Vincenzo Santini, famoso architetto ferrarese, progettista di varie chiese e ville polesane. Il nobiliare edificio di Salvaterra, decorato finemente al suo interno da Andrea Urbani, oggigiorno risulta purtroppo in una situazione di mancata valorizzazione e fruizione. Alcuni decenni fa è stato soggetto ad una serie di restauri statici, ma poi lasciato chiuso ed inutilizzato. In occasione delle giornate FAI, la villa settecentesca è stata aperta per gli iscritti FAI insieme all’attigua Chiesa di Sant’Antonino, ampliamento di un oratorio precedente e custode dei dipinti di Anselmo Baldissara.
Ultima ma non ultima, Villa Valente Crocco, oggi Casa della Cultura e della Legalità, simbolo di unità, di spirito imprenditoriale e di valori etici, che dimostrano al grande pubblico come uniti si possano portare avanti progetti importanti. Una vittoria dello Stato e dell’associazionismo sulla malavita organizzata: da proprietà di una famiglia mafiosa, casa di operazioni losche e centro di spaccio, la villa è divenuta un bene aperto al pubblico “monumento” alla legalità, esempio di eccellenza nel recupero di un immobile dopo una confisca con la creazione di una biblioteca pubblica su temi esclusivamente legati all’uguaglianza.
Situata in una piccola frazione, e non nel centro storico di qualche grande città, è la dimostrazione di come le cose possano cambiare in positivo grazie all’impegno dei volontari e delle associazioni che la gestiscono.
Persone stupende che con entusiasmo, sorrisi e positività ne raccontano la storia, permettendo al visitatore di uscire con il cuore un po’ più grande di quando è entrato.
Un bilancio davvero positivo dunque per le Giornate FAI D’Autunno 2020 che ancora una volta hanno messo in luce l’importante operato della Fondazione, che ha il compito primario di sensibilizzare l’opinione pubblica, mostrare e promuovere la conoscenza di luoghi spesso sconosciuti o nascosti dalle ombre della frenesia dei tempi moderni. Un impegno di valorizzazione dei beni del territorio, esattamente come voleva la sua fondatrice Giulia Maria Crespi, scomparsa da pochi mesi, alla cui memoria le giornate sono state dedicate.
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Come citare questo articolo
Daniel Fusaro. “I tesori di Badia Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-tesori-di-badia-polesine/