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STORIA - TRADIZIONI

Il cozzo delle uova

A Fiesso Umbertiano si ripete la secolare tradizione. Alla versione spontanea e popolare, da qualche anno se ne è sovrapposta un’altra, voluta dalla Pro Loco, che però desta qualche perplessità

di Wadis Ferracini

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 72–74

Un’antica tradizione pasquale tuttora viva in alcuni paesi, ma un tempo assai diffusa in Polesine e, per quel che si sa anche nell’Italia Centrale, è quella del “Cozzo delle uova sode”.

Quando, come e perché sia sorta questa spassosa gara popolare non si sa proprio, mentre non si hanno invece dubbi sul suo significato, in quanto il gioco, visto nel contesto di ciò che rimane di un remoto folklore religioso, assume le caratteristiche di una manifestazione di gaudio opportunamente espressa con la screpolatura dell’uovo, simbolo di rigenerazione, che ben si inserisce nella festosa e coinvolgente atmosfera destata dall’evento della Resurrezione.

Tenendo poi conto dell’intransigente osservanza delle regole canoniche “imposte” in tempi ormai lontani e degli ossequiosi atteggiamenti comportamentali dovuti ad una coscienza religiosa ben più timorata di adesso, si riesce a capire che anche il cozzo delle uova può ancora rappresentare una forma di gioioso trastullo che rientra nella liberatoria e prorompente voglia di rifarsi delle privazioni sancite dalla Quaresima, le quali finiscono pur sempre per culminare, nell’ambito della liturgia pasquale, nell’ancor più inibitoria austerità meditativa della settimana della Passione.

Va pure detto che il cozzo delle uova viene svolto anche in regioni balcaniche in occasione della Pasqua ortodossa. Tale precisazione, a seguito di una nostra ricerca, ci venne fornita nel 1977 dal console italiano in Grecia, Salvatore Cilento, il quale aggiungeva che l’interpellata direttrice del museo di arte popolare di Atene, assicurava trattarsi di una tradizione antichissima del Giovedì Santo e che la rottura dell’uovo vuole anche là significare lo sprigionarsi di nuova vita. Diremo ora che l’idea di attingere informazioni da quel consolato ci venne “suggerita” da una foto apparsa in Terza pagina del Gazzettino, dove si vedeva la principessa Anne-Marie di Danimarca, allora non ancora consorte di re Costantino, la quale tenendo con arte un uovo sodo tinto di rosso, tentava di rompere quello di un ufficiale della guardia di Palazzo Reale. Tutto ciò risale naturalmente a qualche anno prima del noto “Golpe dei colonnelli”.

Chiedendo venia per questa divagazione, ritorniamo nel nostro Polesine, dove la consuetudine del “cozzo” andò silenziosamente scomparendo durante il conflitto bellico e poi anche a causa dell’esodo che la rotta del ’51 rese ancor più massiccio.

Il gioco venne tuttavia riscoperto e qua e là rilanciato con un risultato purtroppo non adeguato al merito dei cultori del caso, fatta eccezione per Fiesso Umbertiano, dove né durante la guerra, né a subito dopo la catastrofica alluvione (che Fiesso pagò con il più altro tributo di vite umane! Vedasi a tal proposito il Reprinting sull’alluvione che pubblichiamo su questo stesso numero), non c’è mai stata Pasqua senza il tradizionale appuntamento.

Prova ne sia che a Fiesso convergono anche gli ormai pochi appassionati di altri paesi e perfino vari emigrati in vacanza.

Eppure anche a Fiesso qualcosa è cambiato, in quanto la Pro Loco, giusto nel 1978, ebbe l’idea (da molti non condivisa) di istituire gare ad eliminazione diretta per 64 adulti e per altrettanti bambini, le quali si rivelarono confronti privi degli antichi contenuti folcloristici e per di più di irrilevante valore divulgativo, in quanto per parteciparvi basta un uovo soltanto, il che è tutto da dire.

Accanto a queste fredde ed incolori competizioni, dotate di coppe di rappresentanze paragonabili a insignificanti orpelli, continua fortunatamente ad imperare il “cozzo” secondo tradizione, sempre ricco di spontaneità, di piacevoli preliminari e di pittoresche definizioni dialettali, la cui partecipazione implica l’impiego di uova su uova, sicché il gioco finisce sempre per divertire chi vince, chi perde e chi guarda.

In entrambe le versioni, a prevalere è sempre quello che, picchiettando ritmicamente, riesce a rompere l’uovo dell’avversario, sia nella parte superiore, chiamata punta, sia in quella inferiore, detta “cula”. L’uovo sconfitto viene naturalmente intascato dal vincitore.

Va detto anche che gli intenditori sanno “sentire” l’uovo dal guscio più duro, battendolo sui denti incisivi con un’attenzione che implica tatto e udito.

Questa laboriosa ricerca di uova, specie quando i polli razzolavano in ogni cortile, si protraeva per tutta la Settimana Santa. Quelli erano i tempi in cui a vincere erano sempre i più abili nello scegliere. Adesso, invece, ci si accontenta per lo più di comprare le uova portate in piazza dal venditore.

I pochi tradizionalisti rimasti continuano però a mescolare sassolini o che altro al becchime delle galline, al fine di tentare di arricchire il calcio nell’uovo, che poi viene altresì colorato come vuole la tradizione, ma che la Pro Loco non accetta per il timore che la tinta nasconda qualche trucco. Una posizione questa che evidentemente sembra andare contro la secolare usanza e, in fondo, contro gli stessi principi istituzionali della Pro Loco.

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Come citare questo articolo

Wadis Ferracini. “Il cozzo delle uova”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cozzo-delle-uova/

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