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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il duomo di Costa

Dedicato a San Giovanni Battista conserva importanti opere, commissionate dai monaci di Murano da cui dipendeva la chiesa

di Giorgia Bergantin

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 14–17

Tra le iniziative volte a promuovere occasioni di conoscenza ed apprezzamento dei beni artistici ed ambientali del territorio, di sicuro interesse risultano quelle promosse dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Attese sono in particolare le “Giornate di Primavera” che nel corso del 2019 hanno avuto come teatro il paese di Costa di Rovigo, le sue chiese ed il museo etnografico.

Sorpresa per molti visitatori, non solo tra quelli provenienti da oltre provincia, ma anche non pochi dai paesi vicini hanno destato gli approfondimenti proposti con passione dai volontari (locali e non) attivati dall’associazione che ha a cuore i beni italiani.

L’accoglienza dei visitatori è avvenuta nell’ampia piazza centrale, creata una ventina di anni fa eliminando la presenza dell’Adigetto, lo storico corso d’acqua che, per il tratto del centro del paese, è stato costretto ad un percorso sotterraneo. Si è pertanto unificato un territorio da secoli diviso dal fiume; ed è così che la attuale piazza del comune di Costa di Rovigo risulta essere famosa per essere caratterizzata dalla presenza di ben tre edifici religiosi. La parte meridionale è dominata dall’importante Chiesa di San Giovanni Battista, il duomo della cittadina; allineata alla facciata del duomo sul lato occidentale si trova la Chiesa oggi dedicata ai Caduti, ma un tempo retta dalla Confraternita dei Flagellanti, infine a nord-est (un tempo oltre l’Adigetto) si erge la Chiesa di San Rocco.

Intendiamo per i lettori del Ventaglio soffermare l’attenzione in particolare sulla Chiesa di San Giovanni Battista, una costruzione dalle origini molto antiche che rimanda a tempi remoti allorquando il territorio di Costa dipendeva spiritualmente, ma in parte anche amministrativamente dal lontano monastero di San Cipriano di Murano (Venezia).

La prima testimonianza che associa il comune di Costa a questa comunità veneziana risale al 1115, anno in cui al monastero vennero donati venti mansi di terra in questa zona, prossima al fiume Adigetto, quindi facilmente raggiungibile via mare. Alla presenza dei monaci a Costa, seguì la decisione del Vescovo di Adria, Vitale, di cedere loro parte delle sue rendite. Si ebbe quindi l’edificazione tra il 1163 e il 1167 di una loro chiesa, dedicata a San Giovanni Battista.

Quando, nel 1219, il monastero di Murano muta il suo titolo da priorato ad abbazia, la Chiesa di Costa acquista maggiore importanza e la sua gestione è affidata a rettori inviati direttamente dall’abbazia centrale.

I primi restauri dell’edificio religioso risalgono al 1500, ma una delle opere successive, che arricchisce ulteriormente la chiesa, è l’aggiunta del campanile posizionato in adiacenza esterna tra transetto e coro ed eretto nel 1559. Un anno importante questo perché coincide con la nomina dell’abate del monastero di San Cipriano a patriarca di Venezia. Di conseguenza, tutte le chiese gestite e controllate dall’abbazia di Murano vengono impreziosite.

La chiesa di Costa inizia pertanto ad essere decorata ed affrescata al suo interno. Iniziative di rilievo si hanno però soprattutto a partire dal XVIII secolo, quando viene commissionato al celebre pittore rodigino Mattia Bortoloni (1696-1750) la pittura su legno del soffitto della sacrestia, in cui sono raffigurati I quattro evangelisti con i loro simboli corrispondenti.

Un’altra rilevante opera d’arte, appartenente allo stesso periodo storico, è la pala d’altare dedicata alla Vergine con Cristo, San Giovanni Evangelista e un altro santo non ancora identificato, opera di Fabio Canal (1703-1767), pittore veneziano, discepolo del grande maestro Giambattista Tiepolo. Questo artista ha svolto la maggior parte della sua attività nell’anonimato, dichiarando apertamente la propria professione solamente in età avanzata, pur avendo ricevuto importati commissioni come Villa Cornaro a Stra (in collaborazione con Jacopo Guarana) e numerosi palazzi e chiese veneziane.

Nella Chiesa di San Giovanni Battista va inoltre sottolineata un’importante particolarità sotto il profilo della fede. Si tratta di una reliquia molto preziosa, alla quale da circa 230 anni viene dedicata una festa ampiamente partecipata. Si tratta della Sacra Spina della corona di Gesù, racchiusa in un reliquiario posto nel secondo altare a destra. Questo cimelio sacro, così antico, è giunto a Costa nel 1790, come dono del patriarca di Venezia, Monsignore Giovanelli, per la nuova nomina del vicario perpetuo del paese, Don Leopoldo Mazzetti, grazie al forte legame di questa parrocchia con la Serenissima.

E’ questa una storia che appassiona perché ci porta direttamente ai tempi in cui visse Gesù e fa riferimento alla sua passione ed opera di redenzione. Dal ritrovamento della corona di spine, questa reliquia è appartenuta a diversi re ed imperatori: inizialmente viene offerta dai Crociati come trofeo di guerra all’imperatore di Costantinopoli Baldovino II; nel 1238 passa al re di Francia Luigi IX, in cambio del suo appoggio nella lotta contro i Greci; infine è affidata a Venezia come pegno di un prestito elargito dalla Serenissima ai francesi. In questo periodo di concessione della reliquia alla Repubblica di Venezia, alcune spine sono state staccate e conservate all’interno della Chiesa di San Marco per essere poi donate a varie chiese sotto il controllo veneziano. Tra queste ne beneficia proprio la Chiesa di Costa – all’epoca ancora gestita dal patriarcato lagunare – che dunque a tutt’oggi può fregiarsi dell’importante cimelio religioso.

Tornando agli aspetti artistici, la bellezza di questa chiesa diventa ancora più evidente grazie alle decorazioni ad affresco del soffitto, commissionate nel 1820 all’artista veneziano Giambattista Canal (1745-1825), figlio di Fabio Canal sopracitato. Riconosciuto in tutto il territorio veneto come abilissimo “frescante”, viene ricordato come “l’ultimo dei fa presto”, per la sua straordinaria velocità di esecuzione nell’affrescare superfici molto estese. Prima studente, poi insegnante all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha dipinto oltre 70 soffitti di chiese e palazzi, tra cui il Duomo di Serravalle, la Chiesa di San Leonardo a Venezia, Palazzo Mocenigo a Venezia e Villa Viola a Treviso.

La decorazione pittorica del soffitto della chiesa di Costa presenta alcuni episodi fondamentali della vita di San Giovanni Battista: la nascita del Battista, il battesimo di Cristo e la decollazione del Battista. La prima scena, che si osserva entrando dall’ingresso centrale della chiesa, rappresenta la nascita del Battista ovvero il primo episodio che lega la vita di questo santo a Cristo, riconosciuto da molti come il “precursore” del Messia. La seconda raffigurazione illustra il momento dell’avvenuto compimento della missione del Battista, ovvero il battesimo dell’Agnello di Dio. Infine, l’affresco si conclude con l’ultimo episodio della vita terrena del Santo: ai piedi del trono del re di Israele Erode Antipa, Giovanni Battista è in attesa della sua condanna a morte, voluta e ordinata da Salomè.

Nelle vele del soffitto, ai lati di questo meraviglioso affresco troneggiano quattro dottori della chiesa e sui pennacchi i quattro evangelisti, racchiusi all’interno di un’elegante cornice dipinta. Grazie ad un importante restauro che ha interessato l’interno della chiesa nei primi anni Duemila è ancora oggi possibile contemplare il fascino di queste decorazioni neoclassiche.

Concludiamo con un’annotazione storica, facendo cenno ad una situazione conflittuale nata dal fatto che la chiesa di Costa dipendeva dal Monastero Muranese di San Cipriano, retto da un importante Abate, mentre il Vescovo di Adria la riteneva parte integrante della diocesi adriese e quindi a questa sottoposta. La situazione del tutto particolare, creò nel tempo qualche tensione, mai sfociata però in un conflitto aperto, ed ha avuto una definitiva soluzione soltanto nel 1945, allorché il patriarca di Venezia rinunciò in perpetuo ad ogni suo diritto a favore del vescovo di Adria.

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Come citare questo articolo

Giorgia Bergantin. “Il duomo di Costa”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-duomo-di-costa/

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