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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’Ufficio del Sindaco di Rovigo

Nato come sala consiliare, presenta un interessante apparato pittorico realizzato da Giovanni Biasin nel corso del 1887

di Daniel Fusaro

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 8–10

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno 2019 siamo ritornati nel capoluogo del Polesine. Ed in punta di piedi siamo entrati là dove il primo cittadino svolge i suoi doveri ed amministra la città di Rovigo, ovvero l’ufficio del sindaco. A parte gli amministratori, in pochi vi hanno finora avuto accesso, eppure l’ufficio – che guarda su piazza Vittorio Emanuele – è lì da oltre un secolo.

La suggestione è data da alcuni interessati cimeli, ma soprattutto dall’apparato pittorico che lo contraddistingue. Era il 22 Ottobre 1887 quando l’ambiente fu inaugurato come sala consiliare, nelle vesti pittoriche in cui ancora oggi possiamo vederlo. E’ caratterizzato da una maestosa decorazione a soffitto ed a parete, un importante intervento pittorico realizzato dal pittore e decoratore Giovanni Biasin (1835-1912), veneziano di origine ma rodigino di adozione.

Molte sono le testimonianze lasciate dall’artista a Rovigo e nella nostra provincia sia in ambito pittorico che in ambito decorativo. Solo nel capoluogo troviamo da lui decorati numerosi saloni: quello del Palazzo della Prefettura, di Palazzo Gobbati, di Palazzo Rosada Ubertone, di Villa Tracanella, di Palazzo Bonanome Ravenna per citarne alcuni. Giovanni Biasin è stato inoltre collaboratore del giovane Giovanni Vianello nella realizzazione della decorazione del Teatro Sociale subito dopo l’incendio.

Ritornando all’ufficio del sindaco, l’ingresso in sala è mozzafiato: una decorazione a soffitto, ricca e maestosa, mescola elementi di repertorio classico ad elementi fantastici: fiori e foglie si intrecciano formando precise ed armoniose decorazioni tondeggianti, il tutto racchiuso in geometrie schematiche e rigide, che vanno a dare dimensione ed importanza al soffitto, ingannando l’occhio come fossero stucchi in rilievo.

Nel soffitto della sala, oltre all’originale decorazione, troviamo raffigurati i quattro stemmi della città di Rovigo, dall’epoca estense a quella sabauda – quattro fasi importanti per la storia del capoluogo – che si spingono verso gli angoli della stanza, posizionati come fossero punti cardinali, utili a dare orientamento a chi sta sotto.

A bilanciare questi stemmi ed a contenerli ci sono altrettanti medaglioni dallo sfondo verde chiaro con raffigurati alcuni illustri figli del Polesine: Celio Rodigino, Francesco Xanto Avelli, Giovanni Bonifacio e Camillo Silvestri. Messi in quella posizione sembrano voler “consigliare il Consiglio” a guardare oltre le contrastanti posizioni delle varie fazioni per prendere decisioni che restino nel quadrato della ragione.

Alle pareti, per sostenere il peso di questa storia e cultura ci sono esili geometrie tenute da figure di bambini in piedi su scranni dipinti, una leggerezza semplice e pulita che, nonostante l’importanza di quello che sostiene, è serena e stabile.

Gli arredi che troviamo oggi sono probabilmente, per la maggior parte, gli stessi di quegli anni, tranne il tavolo di vetro attorno al quale ora si riunisce la giunta ed i molti dipinti alle pareti, due dei quali sono proprio di Giovanni Biasin.

Quello che maggiormente rappresenta il suo ardore politico è intitolato “Manifestazioni notturne in Piazza Maggiore per l’annessione del Polesine al Regno d’Italia” del 1867: l’intensità cromatica espressa nel dipinto, quel rosso fulgore della piazza nel mezzo del tripudio popolare per la liberazione di Rovigo, richiama i dipinti di Ippolito Caffi, “Festa Notturna sulla vie Eugenia”, “Bombardamento notturno a Marghera” e “Benedizione di Pio IX dal Quirinale di notte”, quasi mescolando i tratti caratteristici di ognuno in un solo dipinto, si nota un richiamo netto e forte, intriso di ardori e rimpianti quattrocenteschi.

Fervente patriota, Biasin partecipò giovanissimo agli eventi risorgimentali, aderendo, poco più che tredicenne, alla rivolta antiaustriaca di Venezia del 1848. Una volta stabilitosi a Rovigo, si impegnò nelle file democratiche, anche come amministratore mentre era sindaco Amos Berini, sostenendo iniziative patriottiche ed attività a supporto dei meno abbienti.

Oltre che agli importanti cicli di affreschi, ha lasciato alcuni quadri ed interessanti taccuini con illustrazioni raffiguranti scorci del Polesine e di varie città visitate. La sua opera più spettacolare è un grande dipinto (diorama) m. 23 di base ed 1,60 di altezza, che ritrae il bacino di Venezia. Opera che partecipò all’Esposizione Nazionale che si tenne nel 1887 a Venezia, e che viene esposta in occasioni particolari in sale che la possano contenere, presentandola in un allestimento semicircolare.

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Come citare questo articolo

Daniel Fusaro. “L’Ufficio del Sindaco di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/lufficio-del-sindaco-di-rovigo/

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