Grande rispetto per la musica, considerata l’arte più sublime insita nel cuore e nella sensibilità di ogni persona e, nello stesso tempo, particolare attenzione alla persona perché da tutti c’è qualcosa da imparare fosse anche l’ultimo degli allievi: possono essere queste parole la sintesi del “testamento spirituale” del maestro Amelio Rigolin che, all’aprirsi del nuovo anno, ha concluso il suo cammino terreno nella sua casa di Lendinara. Il maestro è morto improvvisamente venerdì 11 gennaio 2002. Bastano queste espressioni per comprendere l’integrità e la rigorosità di vita morale che, unitamente ad uno spiccato senso dell’umorismo, l’hanno accompagnato nel lungo cammino della sua esistenza.
Egli è stato un musicista autentico, interprete intelligente e colto, educatore sapiente di generazioni di giovani. Con lui se ne è andata una delle maggiori personalità del panorama musicale polesano, veneto e non solo. La sua lunga carriera ricopre l’arco di oltre settant’anni.
Era nato a Lendinara nel 1912; il papà era custode delle vecchie carceri cittadine e a Lendinara, aveva iniziato ancora bambino a studiare musica, pianoforte e canto. Da subito manifestò predisposizione naturale alla musica che gli consentì il facile apprendimento del canto e dello studio del pianoforte e dell’organo. Appena quattordicenne fu organista nella chiesa di Ramodipalo, ed in seguito nel duomo di S. Sofia di Lendinara e presso il Santuario del Pilastrello. Luoghi questi che lo videro più volte applaudito interprete di numerosi concerti, tra cui è da ricordare l’esecuzione – per la prima volta in Polesine – dell’Alleluia di Haendel al Santuario del Pilastrello l’8 dicembre 1956. Ebbe come maestri Ponzilacqua e mons. Socal; conseguì i titoli accademici in campo musicale presso i Conservatori di Padova e di Bologna e nel frattempo ottenne anche il diploma di maestro elementare.
Per diversi anni maestro elementare educò i sui alunni alla musica e al canto preparando operette e ottenendo grande successo. Ma fu il teatro la sua grande passione, e nel teatro la preparazione e direzione del coro, suo indimenticabile impegno. Lavorò presso il Teatro La Fenice di Venezia e fu proprio a Venezia che maturò la decisione di dedicarsi totalmente alla musica. Protagonista nei maggiori teatri lirici italiani dove fu maestro collaboratore, suggeritore e soprattutto maestro del coro, é questo il titolo che più di ogni altro gli si addice.
L’Arena di Verona lo vide per 18 anni maestro collaboratore nelle diverse stagioni liriche; il suo nome e la sua bravura lo portarono da protagonista sui grandi palcoscenici europei, Parigi, Spagna, Malta, Grecia e altri luoghi famosi. Fu però il Teatro Sociale di Rovigo la sua “casa della musica”: qui operò per oltre 40 anni, prima come sostituto e poi dal 1969 al 1987 come maestro e istruttore del coro. Ebbe intuizioni musicali felicissime; il coro del Sociale è stata una sua creatura, formato da una quarantina di persone delle quali nessuno o quasi era in grado di leggere la musica.
Con il coro del Sociale, “il suo coro”, il maestro Rigolin seppe raggiungere traguardi altissimi riscuotendo consensi e riconoscimenti dai più grandi musicisti del nostro tempo. E’ nota a tutti la sua ostinazione per il bel canto, ricerca che esigeva progressiva perfezione, impasto delle voci, nitidezza del fraseggio, capacità interpretativa, particolarità queste che hanno fatto del maestro Rigolin un grande interprete di musica corale e di Teatro. Riusciva ad ottenere risultati eccellenti grazie al suo carattere forte, sostenuto da una straordinaria sensibilità musicale e capacità comunicativa.
Agevolato da un sorprendente intuito nel saper valutare da subito la capacità delle voci, ne definiva ruolo e posizione all’interno del coro. Dotato di una vastissima cultura musicale, soprattutto in campo operistico-teatrale, conosceva ogni segreto del teatro. Moltissimi sono oggi i musicisti lendinaresi e non, molti dei quali affermati concertisti, che devono a lui la loro formazione così anche nel campo del canto lirico.
Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi lontano dai palcoscenici, ma la passione per la musica non è mai venuta meno. Sempre in prima fila alla Stagione lirica del Sociale come ad ogni concerto, sempre pronto a dare consigli e suggerimenti in merito alla musica, sempre con la stessa rigorosità professionale. Sempre disponibile e dal carattere gioviale e simpatico ha saputo vivere gli ultimi anni della sua vita offrendo ancora momenti di serenità e gioia musicale nelle Case di riposo di Lendinara e Rovigo prodigandosi in favore delle persone anziane e meno fortunate di lui.
Il suo tormento era il calo della vista, che gli impediva negli ultimi tempi di suonare e leggere la musica. La sua intensa attività musicale non lo mai allontanato dalla famiglia che amava più di ogni altra cosa. La sua vita e la carriera di artista è stata illuminata dalla fede cristiana manifestata anche attraverso l’impegno civile negli anni difficili della guerra e poi nei giorni drammatici dell’alluvione del 1951. Allora, già affermato musicista, fu in prima linea per offrire l’aiuto come volontario in favore delle popolazioni colpite portando a tutti, grazie al suo carattere cordiale, un po’ di speranza.
Più volte fu chiamato a ricoprire incarichi di ordine politico e amministrativo nel comune di Lendinara, la sua città che amò particolarmente. L’auspicio è che l’eredità lasciata dal maestro non vada dispersa e qualcuno possa avere la felice intuizione di raccogliere la sua testimonianza in qualche pubblicazione proprio come riconoscenza per la sua intensa attività musicale e culturale svolta al Teatro Sociale. Rovigo e il Polesine sappiano ricordarlo come uno dei suoi grandi artisti.
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Come citare questo articolo
Settimio Rigolin. “Il maestro Amelio Rigolin”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-amelio-rigolin/