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ARTEOGGI

Il Melone di Rovigo

E’

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 37 2008 pp. 103–106

la prima volta che un rodigino riesce a conquistare la prestigiosa sede romana del Chiosco del Bramante, vicino a piazza Navona, per portarvi la propria mostra. Ma per Gianni Cagnoni, titolare della galleria d’arte ‘Il Melone, arte contemporanea’ di Rovigo, il sogno si è avverato. “I curatori della mostra, la dottoressa Mirella Panepinto e il dottor Stefano Elena, avevano visto le mie opere. Non essendoci mai incontrati, – ci dice Cagnoni – non conoscevano il mio aspetto e mi hanno chiesto se avevo una trentina d’anni. Il segno fresco dei miei dipinti li ha stregati, così come la vivacità del colore. Così, ho raggiunto Roma, e da qui è nato il progetto espositivo”. Le tele contengono diversi messaggi. “Si dividono in due filoni: ‘Mutazioni’ e ‘Rifiuti’ – prosegue, mostrando il suo prezioso librocatalogo -. Il primo fa riferimento ai cambiamenti sociali, agli stati d’animo, alle nostre incertezze che divengono sicurezza, al capire di più, con il tempo, se stessi e gli altri. Sono in continua evoluzione, nella ricerca di migliorare. Per quanto riguarda il secondo tema, ‘Rifiuti’ deve essere inteso come sinonimo di emarginazione sociale, nel lavoro, nella famiglia, nell’amore e nelle amicizie; oggi la regola generale è essere rifiutati, collezionare una serie di porte sbattute in faccia. E’ molto meno semplice imparare ad accettare chi ci sta di fronte piuttosto che criticarlo”. Ma Gianni Cagnoni non ha raggiunto con le sue opere solo Roma. Ha infatti esposto anche al Bwac (Brooklyn Waterfront Artists Coalition) di New York. “E’ un’associazione che conta circa 500 artisti di tutto il mondo e che presenta tre collettive l’anno, in uno spazio di 4mila metri quadrati, con vista su Manhattan – ci informa Cagnoni -. Oltreoceano si sono ammirate le ‘mutazioni veneziane’, dove la città lagunare è stata ritratta a colpi di pennello quasi dissolta in un manto liquido”. L’inventiva di Cagnoni non si esaurisce qui. Non solo ha portato a Rovigo parte della mostra romana, ma è riuscito a coinvolgere la città nell’avvicinarsi all’arte. Come? Era il primo aprile 2007. Nel giardino del proprio studio, in Via Celio, Gianni Cagnoni ha dato vita a “Passaggio”. All’interno di una struttura di ferro fatto arrugginire appositamente con cristallo e acido cloridrico, Cagnoni aveva posto alcune delle sue opere d’arte realizzate in passato. “I quadri esposti ormai non mi apparUna fucina d’arte, punto di riferimento per esposizioni e nuove creatività

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Pagina 104 tengono più – aveva dichiarato’-. Il desiderio di liberarmi di questi lavori nasce dall’esigenza di allontanare dalla mia mente il prodotto di una precedente fase artistica personale, senza rinnegarla. Anzi, voglio farli rivivere attraverso chi troverà stimolo di riflessione in questi quadri, facendoli propri e trasformandone il contenuto in un messaggio scritto”. Gianni Cagnoni ha il dono di saper portare l’arte a Rovigo e fuori città, intrecciando la fantasia ad artisti di fama internazionale che ospitano e sono ospiti dell’artista. Così, il gruppo ‘Margini’, formato da Mario Lazzarini, Gianni Cagnoni e Nicola Cavallaro ha raggiunto diverse concessionarie d’auto di Ferrara e Padova. Supportati da un’impalcatura, hanno eseguito grandi dipinti con colori vivaci, mantenendo la propria vena espressiva. Sempre restando in tema di automobili, si sono poi cimentati al rendere uniche alcune vetture, rivitalizzandole con colori e immagini fantasiose. Novità soprattutto per quelli più esigenti che preferiscono viaggiare distinguendosi e portando con sé una vera e propria opera d’arte. Nella galleria rodigina si sono succedute innumerevoli esposizioni. Forse quella rimasta più impresa ha riguardato un nudo di uomo in vetrina, con i pantaloni abbassati e la maglietta che scopre il torace scolpito. Per Douglas Holtquist, l’artista del Minnesota che l’ha realizzato, non c’è nulla di strano: lavorare in rilievo gli attributi maschili è come riprodurre una qualsiasi parte del corpo, una mano o un piede. Provocazione? Slancio di curiosità? Ammirazione? Lo stesso Holtquist, all’inVentaglio 37:170×240 V37

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Pagina 105 terno della Galleria, ha proposto un busto di donna, in marmo bianco, dove le forme morbide trasmettono una forte sensazione di plasticità, facendo scordare il materiale usato per creare l’opera. Durante la mostra, spiccavano anche i bronzi di Angelo Maineri e le sculture di Matteo Lo Greco, che con uno stile particolare riproduce, attraverso donne grasse e corpi ingombranti, tutta la leggerezza che proviene da slanci interiori, prima che da un aspetto fisico troppo voluminoso per essere considerato attraente dal punto di vista puramente estetico. E’ un continuo messaggio, quello lanciato dalla galleria di Cagnoni, che parte dalle sculture (Peggy Milleville Remorez, Sirio Perin, Antonella Cappellazzo, Matteo Lo Greco, Luciano Siviero, Angelo Maineri) per passare poi ai colori che contraddistinguono le tele, o ai collage che presentano città caotiche, piene di luci e movimento. Quadri di Françoise Calcagno, Nicola Cavallaro, Simone Del Pizzol, Stefano Fiorin, Dienke, Groenhout, Stephan Guillais, Mario Lazzarini, Octavian Micleusanu, Mauricio Morillas, Ernst Rosemberg, Naomi Park, Elisabetta Zanutto, Riccardo Zuliani. Alla galleria d’arte Il Melone, è stato poi lasciato spazio a Giancarlo Ballo, appassionato di fotografia. Le opere dell’artista rodigino, raccolte ne “L’altra metà”, sono scene di vita sospese tra realtà e sogno: le favole di ieri, dense di significati e insegnamenti, si trasformano in colorate immagini dove leggere il senso di ogni percezione visiva. Le opere di Giancarlo Ballo sembrano dipinti, usciti dalla mano di un pittore impressionista o dall’inventiva di un genio impazzito, che usa i colori della tavolozza puntando a linguaggi da riscoprire tra linnee e macchie confuse. Invece, le immagini sono fotografie, scattate a superfici riflettenti. Pazienza, fortuna e il gusto per la ricerca di qualcosa di nuovo: tre ingredienti che per Ballo sono alimento della spinta creativa. Sono sempre i dettagli a fare la differenza. Mostrano una realtà diversa, talvolta più colorata, sfumata, oppure informe, scomponendo solide certezze in diversi fasci di luce. Ballo preannuncia l’uscita del proprio fotolibro, dal titolo “Fantasmi e sensazioni sospese”. “Le immagini rappresentano scorci di realtà su cui non ci soffermiamo – conclude l’artista -, una sorta di richiamo metafisico, ombre e riflessi dove l’elemento umano è sempre presente più o meno a fuoco e leggermente evanescente”.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Il Melone di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-melone-di-rovigo/

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