Lo conosciamo con tanti nomi, il Medico Condotto, il Medico di Medicina Generale, il Medico Generico, il Medico di Famiglia.
Definizioni anche per certi versi ora non più corrette, che si rifanno ad alcuni anni fa, quando la struttura del SSN era diversa, quando non esistevano le USL, anzi le ASL, come più propriamente si chiamano oggi, quando non c’erano i Punti Sanità, e quando la visita dallo Specialista era un fatto eccezionale, un evento del quale temere, spesso “un viaggio” da intraprendere per un male sicuramente oscuro, difficile da interpretare, ma… se “il mio Medico mi manda dallo Specialista…”.
“Il mio Medico…”, allora, alcuni anni fa, era il punto di riferimento della mia paura di malattia, delle mie ansie di sapere, dei miei dubbi, ed anche delle piccole o grandi difficoltà di tutti i giorni, che spesso andavo a confidare nel suo ambulatorio, con la scusa di una fastidiosa tosse secca o di crampi addominali.
“Il mio Medico…”, che sentivo come il depositario di tanti segreti, miei e della mia famiglia, il responsabile della salute presente e futura di tanta gente. Di tutte quelle persone che si accalcavano ogni giorno, fin dal mattino presto, sul marciapiede prospiciente l’ambulatorio, e quindi affollavano una piccola stanza con poche sedie, la “sala d’attesa”…
L’attesa, appunto, di varcare quella porta a vetri smeriglio, oltre la quale ritrovare finalmente la tranquillità, la risposta ad un terribile sospetto, la fine di un’ansia, sicuramente una parola, in ogni caso una cura.
“Il mio Medico” di allora, ma “il mio Medico” anche oggi!
È senz’altro ancora questo il modo, corrente e familiare, con cui si parla di lui. Tra tutte le accezioni, questa rimane quella più frequente, più facile e nello stesso tempo più immediata e più rispondente alla realtà.
Il mio Medico, il Medico di Famiglia, rimane la figura della Sanità che riscuote oggi il credito maggiore, pur nella bufera di scandali continui e degli episodi di malasanità che affollano i giornali e riempiono gli schermi dei nostri televisori l’ora di pranzo. Nel moltiplicarsi delle figure che oggi incontriamo quando parliamo di salute, questa mantiene ancora pressoché intatto il suo ruolo di tutore, avvocato difensore, garante della persona e del benessere fisico dei suoi assistiti, ed inalterato un carisma di stima, rispetto e fiducia.
I tempi sono cambiati, i mutamenti negli stili di vita così come nelle abitudini e nei comportamenti sociali, hanno accompagnato e talvolta preceduto l'affacciarsi ed il comparire di situazioni morbose, malattie e condizioni di disabilità o deficit prima non conosciute o non adeguatamente affrontate. E il Medico di Medicina Generale, proprio per la sua posizione all'interno della famiglia, al fianco della persona, si è trovato ad osservare, comprendere e talvolta anche gestire questi cambiamenti, in uno sforzo d'adeguamento non solo culturale e professionale, ma anche relazionale e sociale.
Per far questo ha cercato di migliorare la propria offerta di servizi, cominciando a dotarsi di strumenti e di personale infermieristico, associandosi con altri medici in esperienze di medicina di gruppo, o in ogni modo coordinandosi con i colleghi dello stesso ambito territoriale per estendere ed ottimizzare l'assistenza, incontrandosi, confrontandosi ed interagendo con i medici delle strutture ospedaliere. Soprattutto ha fatto ricorso al proprio bagaglio d'esperienza, di umanità, frutto di anni di rapporti e contatti diretti con la gente, con le persone, con ciascun individuo, e con il suo nucleo familiare. Un bagaglio ricco anche di notizie cliniche, di dati sanitari, certo, e non solo di freddi referti radiologici, o di aride cifre. Un bagaglio che gli ha permesso e gli permette ora di rispondere in modo adeguato ai nuovi bisogni di salute dei suoi assistiti, alle rinnovate e diverse richieste di salute.
Una ricchezza questa che appartiene a ciascun medico ma che è doveroso trasmettere anche a quei giovani Colleghi che si preparano a diventare Medici di Famiglia di domani. È anche per questo motivo che è stata avviata una Scuola di Formazione specifica per i futuri Medici di Medicina Generale.
In recepimento di una Direttiva della CEE, anche l'Italia ha promulgato una legge che prevede un periodo di formazione biennale, successivo al corso di laurea, per preparare adeguatamente i futuri medici di famiglia. Tale corso, al quale si accede mediante una prova d'esame scritta, è iniziato già nell'autunno del 1994, ed ha visto nel novembre 1996 "diplomarsi" nella Classe di Rovigo, i primi medici.
La Regione Veneto è stata infatti, tra le prime a porre in essere ed a validare quest'iniziativa, preparando con Corsi specifici tutte le figure professionali che sarebbero poi state coinvolte nell'iter didattico della Scuola.
A livello organizzativo sono state definite delle Classi, una per Provincia, alle quali sono stati affidati i giovani medici "Tirocinanti", vincitori di uno dei 200 posti banditi per il 1° Biennio.
Il Corso di Formazione richiede ai medici di ciascuna Classe la frequenza, nei due anni, di Reparti ospedalieri (Medicina, Chirurgia, Pediatria, Ginecologia), di strutture Distrettuali, e dell'ambulatorio di un Medico di Medicina Generale.
L'individuazione dei Reparti ospedalieri più idonei, così pure come la scelta delle strutture distrettuali e degli ambulatori dei Medici, ha richiesto alla Regione un certo impegno, concretatosi tra l'altro, come già detto, con la realizzazione e la conduzione di numerosi Corsi residenziali didattico-formativi.
Tali corsi hanno permesso di preparare ai compiti di Tutori sia i Medici Ospedalieri, sia i Medici di Medicina Generale, ai quali sarebbero poi stati affidati i Medici Tirocinanti.
Nei due anni di formazione, pertanto, i medici Tirocinanti sono stati seguiti dai Tutori, sia nella loro attività di frequenza ospedaliera e distrettuale, sia nel periodo di frequenza presso l'ambulatorio di un Medico di Famiglia. Ciò ha permesso loro di portare a termine un percorso didattico-formativo appositamente preparato, che prevede, tra l'altro, l'effettuazione di numerosi Seminari teorici, a cadenza settimanale, a completamento ed integrazione dell'apprendimento.
Ciò che costituisce la straordinaria ricchezza formativa di tale Corso, è la possibilità di un contatto diretto e giornaliero con le figure professionali, Medici ed altri Operatori Sanitari e/o Sociali del Territorio, e del Distretto, impegnate nella prospettiva della Medicina generale.
Un'altra formidabile occasione è quella di poter assistere in prima persona e partecipare, in una condizione "protetta", alle scelte diagnostiche, ai dubbi clinici ed alle decisioni terapeutiche dell'attività medica quotidiana nell'ambulatorio di un Medico di famiglia.
Al termine di ciascun periodo di frequenza, (sono previsti sei mesi presso l'ambulatorio di un medico di Medicina Generale, cinque in un reparto di Medicina ed al Distretto, tre in Pediatria ed in Chirurgia e due in Ginecologia), così come al termine del Biennio, il Medico Tirocinante affronterà un esame valutativo per conseguire il Diploma finale. Il possesso di tale Titolo di Studio sarà condizione irrinunciabile per ottenere l'inserimento nelle graduatorie ed esercitare la professione di Medico di Famiglia.
Un apprendimento "sul campo", con la possibilità di "imparare facendo", accompagnati, sorretti e indirizzati dall'esperienza di un Medico di famiglia, affrontando problemi da risolvere e non malattie da curare, avendo a che fare sempre con persone malate e non con "casi clinici". Sono queste le formidabili possibilità che deve avere un Corso formativo per medici di Medicina generale.
Perché solo così può conseguire l'obiettivo principale che si è posto: quello di preparare e educare i futuri medici ad un approccio mirato non alla malattia ma all'individuo malato, non al sintomo ma al problema, non al paziente ma alla persona.
Se la Scuola nel suo complesso, e noi, quali responsabili della didattica e della conduzione della Classe di Rovigo in particolare, sapremo almeno avvicinarci agli obiettivi sopra espressi, potremo ritenere di essere riusciti a trasmettere qualcosa di utile ed importante della nostra esperienza di Medici. Utile per i nostri futuri Colleghi, e sicuramente ancor più utile ed importante per i loro futuri Assistiti.
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Come citare questo articolo
Antonio M. Menardo. “Il “mio Medico”… va a scuola!”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mio-medico-va-a-scuola/